Dj Fabo è tornato libero

  Alle 11.40 del 27 febbraio, Fabiano Antoniani, meglio conosciuto come dj Fabo, è morto in esilio, tornando libero.

Non ho mai conosciuto dj Fabo di persona, né l’ho mai sentito suonare. Non sapevo chi fosse fino a Gennaio, quando in un video appello diretto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella raccontò la sua storia. Un ragazzo “un po’ ribelle” che fece di tutto nella vita “l’assicuratore, il geometra, il broker”, lavorò per un team di motard e corse in gare di motocross. Fino a riscoprire la musica, lasciata da bambino, ed approdare in India, con le sue due passioni, la musica e Valeria, la sua ragazza. Un momento fondamentale della sua vita, che nel suo testamento, reso noto dall’Associazione Luca Coscioni, racconta così “mi licenzio da un contratto a tempo indeterminato a Milano, ma ormai capisco che il mio posto è altrove. Per lavoro, passione e amore negli ultimi anni riesco a dividermi tra l'Italia e Goa, dove lavoro e vivo mantenendomi con la musica, scoperta per caso in uno dei viaggi più indimenticabili della mia vita, capisco che il mio posto e il mio futuro sarebbero stati in quel Paese. Mi trasferisco per otto mesi l'anno con la mia fidanzata e riconosco finalmente me stesso, dopo aver indossato numerosi abiti che mi andavano stretti. Inizio ad avere un nome e successo, mi cercano spesso per suonare nei locali più importanti". Fino a quando, purtroppo, in uno dei rientri in Italia "dopo aver suonato una sera in un locale di Milano, tornando a casa, un rovinoso incidente mi spezza i sogni e la mia vita”. Era il 13 giugno 2014 ed in quell’incidente Fabiano rimase cieco e tetraplegico, bloccato a letto ed immerso in una notte senza fine.

Ciononostante continuò a lottare, sperimentò varie terapie, ma senza risultati.

Nel video appello diretto a Mattarella chiede che il Presidente della Repubblica intervenga per un’accelerazione sulla discussione parlamentare del disegno di legge sul fine vita, perchè ormai Fabiano ha deciso, vuol tornare libero, non più schiavo di quel corpo “trovo più dignitoso e coerente, per la persona che sono, terminare questa mia agonia".

Una legge di iniziativa popolare sull’eutanasia e sul testamento biologico è stata depositata tre anni e mezzo fa. Ma la discussione sul testamento biologico viene continuamente rinviata, dopo tre rinvii dovrebbe arrivare nell’Aula della Camera dei Deputati per la discussione parlamentare non prima del 6 marzo. Troppo tardi per Fabiano, che in uno dei suoi video ha commentato così la lentezza parlamentare “è veramente una vergogna che nessuno dei parlamentari abbia il coraggio di mettere la faccia per una legge che è dedicata alle persone che soffrono, e non possono morire a casa propria, e che devono andare negli altri paesi per godere di una legge che potrebbe esserci anche in Italia”.

Dj Fabo, in un toccante servizio di Giulio Golia per Le Iene racconta la sua condizione “quantifico la vita in qualità e non in quantità. Non ne posso più di vivere nei dolori” di non poter fare una serata o una passeggiata con la fidanzata a piedi nudi sull’erba. “Io vivo costantemente nel nero. Mi sveglio la mattina e vedo nero, vado a letto e vedo nero, tutto quello che faccio è di colore nero” e poi rivolgendosi a Giulio Golia “fai questo esperimento, fatti legare tutto, le mani, le gambe, fatti mettere una benda sugli occhi per una settimana, e vedi che ti accorgi di come sto vivendo io. Non resisteresti neanche un giorno”. 

Valeria, racconta che un paio di mesi fa chiese agli amici di non chiamarlo più Fabiano, perchè quello non era più lui.

Conclude poi con parole che in un’epoca meno sorda risuonerebbero rivoluzionarie “siamo schiavi di uno Stato, viviamo schiavi di uno Stato, lavoriamo schiavi di uno Stato e quando vogliamo morire siamo schiavi di uno Stato. Non possiamo scegliere niente, rimaniamo schiavi di uno Stato”.

E così non potendo morire qui, avvolto dall’affetto dei suoi cari, dall’amore della sua Valeria, a causa di un immobilismo politico, dj Fabo ha deciso di andare in Svizzera, dove il suicidio assistito è legale. Come spiega a La Stampa Emilio Coveri, presidente dell’organizzazione Exit Italia “morire di volontà propria è un processo pieno di controlli. Prima di tutto bisogna aver fatto testamento biologico e solo a quel punto si può fare la domanda di attivazione della procedura di morte volontaria medicalmente assistita”. Per ottenere il via libero occorre dimostrare di avere una malattia grave, incurabile, clinicamente accertata e irreversibile. “A quel punto una commissione medica svizzera composta da 3 medici della struttura o dell’ambulatorio convenzionato per il procedimento di suicidio assistito analizza la richiesta della persona; se ottiene luce verde allora si passa alla fase successiva”. Ma morire in Svizzera è anche molto costoso, e parliamo di cifre che si aggirano tra i 10 ed i 15 mila euro. Ed in più bisognerebbe andarci da soli, perchè secondo la legge italiana chi accompagna una persona a morire in Svizzera rischia fino a 12 anni di carcere. Ma Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, contattato sei mesi fa da dj Fabo, ha avuto il coraggio di non abbandonare l’amico in difficoltà, ed è stato lui ad accompagnarlo in Svizzera.

Prima di premere con la bocca il bottone che avrebbe avviato la somministrazione del cocktail letale, Fabiano ha salutato gli amici, facendogli giurare che si sarebbero sempre allacciati le cinture ed ha scherzato sulla bontà dello yogurt svizzero. 

Si comprende, dalle testimonianze di Fabiano, che questi due anni e nove mesi non sono stati anni di vita, ma di sopravvivenza. Quasi tre anni in cui anche un prurito alla testa è un serio problema. Quasi tre anni protetto da Valeria, il suo angelo custode. Quasi tre anni a ricordare una vita passata ed irraggiungibile, ed a sperare, finalmente, nella libertà. Una libertà arrivata alle 11.40 del 27 febbraio, in Svizzera, dove per dirlo con le sue parole “sono arrivato, purtroppo, con le mie forze e non con l’aiuto del mio Stato”.

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