30 anni senza Nino Taranto

Nino Taranto con Totò e Macario sul set de "Il monaco di Monza" Nino Taranto con Totò e Macario sul set de "Il monaco di Monza" Carlo Riccardi © Archivio Riccardi
Trent’anni fa, il 23 febbraio 1986, moriva Nino Taranto.

Nato a Napoli nell’agosto 1907, debutta al Teatro Centrale di Napoli nel ’21, all’età di quattordici anni e, nel ‘27 entra a far parte della compagnia di sceneggiate Cafiero-Fumo per poi avvicinarsi, l’anno dopo, alla sceneggiatura. Inviato in tournée negli Stati Uniti, farà ritorno in Italia “con una pianola a nastro e mille dollari”, soldi che impiegherà per finanziare la sua prima compagnia di varietà (che vivrà solo per due settimane e sarà un totale fiasco).

Nel ‘33 viene scoperto da Anna Fougez, la quale lo fa debuttare nella grande rivista, a cui, insieme a Wanda Osiris e Titina De Filippo, si dedicherà fino al dopoguerra. Negli anni Cinquanta si dedica anche alla prosa, formando, nel ’55, una propria compagnia e mettendo in scena farse e commedie, e i testi di Raffaele Viviani, suo maestro nonché amico, di cui propone L'ultimo scugnizzo (1956) e Don Giacinto (1961), che valorizzarono al meglio la sua intensa espressività.

Al cinema esordisce nel ‘38 in Nonna Felicita di Mario Mattoli ma sarà stabilmente attivo dal dopoguerra interpretando, nel giro di ventidue anni, circa un centinaio di film, a cominciare da I pompieri di Viggiù (1949) di M. Mattoli, una sorta di carrellata del teatro di rivista. Attore molto versatile, è ugualmente bravo con la paglietta tagliuzzata del macchiettista, con gli abiti dimessi dello sfortunato professore di Anni facili (1953) di Luigi Zampa, con cui vince un Nastro d'Argento, nel suo ruolo brillante in  Accadde al commissariato (1954) di Giorgio Simonelli, nella commedia di costume di Mariti in città (1957) di Luigi Comencini e in calibrate prove drammatiche come quella offerta in Italia piccola (1957) di Mario Soldati.

Tuttavia, è lavorando insieme a Totò che riuscirà ad esprimere al massimo tutto il suo talento comico. Dalla complicità di Totòtruffa 62 (1961) di Camillo Mastrocinque alla parodia di Totò contro Maciste (1962) di Fernando Cerchio, in cui i due interpretano rispettivamente il ridicolo Totokamen e l’altrettanto buffonesco Tarantekamen, fino a Il monaco di Monza (1963) di Sergio Corbucci (interpretato anche dal noto comico piemontese Erminio Macario, Lisa Gastoni, Giacomo Furia e dai giovani Carlo Delle Piane, Adriano Celentano e Don Backy), film che riprende in maniera palesemente parodistica gli avvenimenti narrati da A. Manzoni ne I promessi sposi per quanto riguarda la figura della monaca di Monza.

Fra il ’65 e il ‘71 (anno in cui lavora nel suo ultimo film), partecipa, come “caratterista d’eccezione” a ben diciannove “musicarelli” interpretati da giovani cantanti di musica leggera. Fra questi ricordiamo Nel sole (1967), Il ragazzo che sorride (1968) e L’oro nel mondo (1968), tutti e tre diretti da Aldo Grimaldi, interpretati anche dal duo comico formato da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia e che contribuiscono a lanciare il giovane Albano Carrisi e le sue omonime canzoni.

N. Taranto è stato anche uno fra comici più attivi alla radio ed al Festival di Napoli, negli anni Sessanta, pur senza abbandonare la radio, aumenta la sua popolarità con numerose partecipazioni televisive, come nel varietà Lui e lei (1956), con Delia Scala, seguito da Lui, lei e gli altri (1956), entrambi realizzati da Marchesi e Metz, e l'edizione ‘64/’65 di Canzonissima dal titolo Napoli contro tutti. Nel ‘62 conduce Il cronotrotter, mentre, nel ‘68, è interprete di Cinque rose per Nanninella, rubrica di canzoni e poesie napoletane. Grande successo avrà la sua partecipazione al varietà televisivo Io, Agata e tu (1970), di Romolo Siena, in cui affiancherà il cantante Nino Ferrer e la giovane Raffaella Carrà. Nel corso di tale programma, avrà anche modo di riportare al successo Agata, una canzone del suo repertorio macchiettistico.

Nel ‘74 è ospite di una puntata Milleluci, il celebre varietà diretto da Antonello Falqui, in cui, insieme a Mina e R. Carrà, ripropone le sue macchiette più note. Nel giugno dell’83, la Rai trasmette (di sabato sera) ‘A morte ‘e Carnevale, Nu bambeniello e tre San Giuseppe e Arezzo 29,  un ciclo di tre commedie (tutte dirette da Gaetano Di Maio) rappresentate al Teatro Sannazzaro di Napoli, delle quali è interprete insieme a Luisa Conte. Fra la fine dell’84 e l’inizio dell’85, la Rai manda in onda Taranto Story, una monografia in quattro puntate dedicata all’artista napoletano, circa una anno prima della sua scomparsa.

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Storico del cinema, appassionato di noir, courtroom movies, gialli e western fin dagli anni del liceo, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi, e collaboratore alle vendite in occasione di incontri, presentazioni e fiere librarie. 

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