Brunori conquista l'Atlantico

Brunori sas in concerto all'Atlantico Brunori sas in concerto all'Atlantico @Gabriele Guida
Erano più di 3.000 ieri sera, 1 Aprile, all’Atlantico (sold out) di Roma a sentire Brunori sas esibirsi dal vivo nel nuovo tour “A casa tutto bene”.

Durante la lunga attesa prima dell’inizio del concerto, qualcuno ammazzava il tempo seguendo in streaming la partita della Roma. Ma dopo l’apertura di Nicolò Carnesi che si è esibito anche con la sua famosa “Zanzibar”, Brunori è stato accolto da un fragoroso applauso del pubblico visibilmente in visibilio per il cantante.

Primo pezzo della serata “La verità”, seguito da “L’uomo nero” e da “Canzone contro la paura” ma non prima dei saluti, in cui ha subito rotto il ghiaccio benedicendo la folla nel suo “delirio di onnipotenza”, per dirlo con parole sue. Una delle tante battute che hanno dato il ritmo a tutta la serata. 

Cambio chitarra, elettrica, e subito con “Lamezia Milano”, brano cardine di tutto il nuovo album. Un uomo scatenato sul palco, tra salti e balletti, trascinatore indiscusso del pubblico che ha cantato ininterrottamente, come un’unica voce, per tutto il concerto.

Di nuovo un cambio chitarra, di nuovo acustica, per intonare le note di “Colpo di pistola” e “La vita liquida”, fino al verificarsi del “Piccio”, uno dei due malocchi Calabresi, che ha fatto si che una delle cinghie della chitarra si staccasse. Ma tutto è stato prontamente risolto, da una battuta, da uno dei tecnici del palco, e soprattutto dall’utilizzo di un “grande oggetto di valore e di design antipiccio 2.0”, un ferro di cavallo azzurro regalatogli dalla folta comunità calabrese di Roma presente al concerto.

La serata è poi proseguita con canzoni del nuovo album alternate a quelle dei tre precedenti “Come stai”, “Lei, lui, Firenze”, “Fra milioni di stelle”, “Arrivederci tristezza”, fino ad arrivare al momento più toccante, preceduto dal siparietto del cantautore maledetto che disdegna gli applausi e che però beve solo tè freddo. Solo, davanti al pianoforte, “questa del cantante solo con il pianoforte, è una mia invenzione nel mondo della musica italiana”, ha intonato “Guardia ’82” e “Kurt Cobain” per la gioia dei fan, per chiudere poi il concerto con “Secondo me”.

Sul palco con lui sei polistrumentisti di altissimo livello, Simona Marrazzo (cori, synth, percussioni), Mirko Onofrio (fiati, percussioni, cori, synth), Stefano Amato (basso, violoncello, mandolini),, Lucia Sagretti (violino) Dario Della Rossa (pianoforte, synth) e Massimo Palermo (batteria, percussioni).

Un concerto travolgente ed al tempo stesso emotivo, come lo sono le canzoni di Brunori, simpatiche, taglienti, malinconiche, canzoni che comunque non ti lasciano scampo, dopo averlo ascoltato sei costretto a riflettere, per fortuna. Indubbiamente un riflesso di ciò che lui stesso racconta in un intervista a Il Messaggero parlando dei dubbi e delle paure e di come la musica lo abbia aiutato “Fin dalla scrittura, che io definisco la forma di esorcismo contro i tumulti interiori. Psicoanalisi che ti porta a esternarli. Io scrivo e descrivo cose di me che nella vita quotidiana non riuscirei a fare. Utilizzo la canzone per capirmi e smontare le paure. Sono dei meccanismi che non possono restare nei circoli viziosi dei pensieri. La musica li butta fuori. Un po' come quando hai dei problemi e ne parli. Capisci che non sei solo, e nel motto di un mal comune, mezzo gaudio trovi la possibilità di uscita”.

 

 

Agrpress

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