20 anni senza Katharine Hepburn

Vent’anni fa moriva la grande attrice americana, interprete di “Piccole donne”, Il diavolo è femmina”, “Incantesimo” e “Scandalo a Philadelphia”...

Katharine Hepburn con Spencer Tracy in "Indovina chi viene a cena" di Stanley Kramer

Vent’anni fa moriva la grande attrice americana, interprete di “Piccole donne”, Il diavolo è femmina”, “Incantesimo” e “Scandalo a Philadelphia” di George Cukor, “Primo amore” di George Stevens, “Maria di Scozia” di John Ford, “Susanna” di Howard Hawks, “Tragico segreto” di Vincente Minnelli, “Lo stato dell’Unione” di “Frank Capra, “La costola di Adamo” e “Lui e Lei” di G. Cukor, “La regina d’Africa” di John Huston, “Il mago della pioggia” di Joseph Anthony, “Il lungo viaggio verso la notte” di Sidney Lumet, “Indovina chi viene a cena?” di Stanley Kramer, “Il leone d’inverno” di Anthony Harvey, “La pazza di Chaillot” di Brian Forbes, “Le troiane” di Michael Cacoyannis e “Sul lago dorato” di Mark Rydell.

«Ci sono donne e donne, poi c’è Kate. Ci sono attrici ed attrici. Poi c’è la Hepburn» (Frank Capra)

«Io sono atea e basta. Credo che non ci sia niente da sapere, l’unica cosa che dovremmo fare è essere gentili gli uni con gli altri e fare quello che possiamo fare per altre persone» (Katharine Hepburn, 1991)

Nata ad Hartford – nel Connecticut – nel maggio 1907, alta, magra, capelli rossi, volto coperto di lentiggini, proveniente da famiglia progressista ed anticonformista (la madre plurilaureata e con un passato da suffragetta militante, il padre noto medico), frequenta il college, ma fin da ragazza la sua principale aspirazione è far l’attrice.

Dopo il debutto a teatro a Broadway alla fine degli anni Venti, incomincia a farsi notare nel 1932 con l’interpretazione di Antiope in The Warrior’s Husband – una rivisitazione in chiave moderna di Lisistrata di Aristofane – ma il cinema si rivelerà ben presto come il suo vero mondo. Infatti, subito dopo, esordisce da protagonista in Febbre di vivere (1932) di George Cukor. L’anno seguente vince l’Oscar come Miglior Attrice Protagonista per La gloria del mattino (1933) di Lowell Sherman, nel ruolo di un’ingenua attrice di teatro in cerca di una scrittura.

Oltre ad alcuni film piuttosto “di routine” – fra cui Amore tzigano (1934) di Richard Wallace e Primo amore (1935) di George Stevens -, viene nuovamente diretta da George Cukor in Piccole donne (1933), tratto dal libro omonimo di Louisa May Alcott, e in Il diavolo è femmina (1935). Ben presto affiora il suo peculiare talento per la cosiddetta sophisticated comedy, soprattutto recitando con Cary Grant, suo partner nel già citato Il diavolo è femmina, in Incantesimo (1938) ed in Scandalo a Philadelphia (1940), anch’essi diretti da G. Cukor. Si rivela frizzante ed inarrestabile dell’indiavolata screwball comedy Susanna! (1938) di Howard Hawks, in cui recita nuovamente con Cary Grant, ma si trova a suo agio anche in ruoli drammatici, come ad esempio in Palcoscenico (1937) di Gregory La Cava.

Dotata di enorme talento e di grande versatilità, riesce ad interpretare quasi ogni ruolo, con una tensione recitativa che va nel profondo e che tende a nascondere la sua naturale bellezza sotto un fascino magnetico quasi indecifrabile e dietro ad una vasta gamma di vibrazioni psicologiche, in grado di dar vita a gradevoli personaggi dal profilo romantico così come a indimenticabili figure femminili libere, indipendenti ed anticonformiste.

Alternando commedia e film drammatici, recita in La donna del giorno (1942) di George Stevens, in cui recita per la prima volta con Spencer Tracy (nei successivi venticinque anni i due si ritroveranno in altri sette film) e in seguito in Prigioniera di un segreto (1942), di George Cukor, Tragico segreto (1946) di Vincente Minnelli, con Robert Mitchum e Robert Taylor, Il mare d’erba (1947) di Elia Kazan, Lo stato dell’unione (1948) di Frank Capra, La costola di Adamo (1949) di G. Cukor.

Superati i quarant’anni, ancora più asciutta, in La regina d’Africa (1951) di John Huston è in grado di interpretare magistralmente il personaggio della missionaria bisbetica che si trova a viaggiare in barca lungo un fiume africano in compagnia di un avventuriero rozzo ed ubriacone (interpretato da un Humphrey Bogart sciamannato più che mai – Oscar come Miglior Attore Protagonista).

A partire dagli anni Cinquanta, ormai navigata e padrona di una consumata arte scenica, recita in vari altri film, arrivando a vincere un secondo Oscar come Miglior Attrice Protagonista per Indovina chi viene a cena (1967) di Stanley Kramer, pellicola che scava in profondità nei pregiudizi razziali annidati in una famiglia americana benestante e progressista, ed in cui recita con Spencer Tracy (al suo ultimo film), Sidney Poitier e Katharine Houghton.

Grandiosa la sua recitazione in Il leone d’inverno (1968) di Anthony Harvey, in cui recita con Peter O’ Toole e con cui vince il suo terzo Oscar come Miglior Attrice Protagonista, La pazza di Chaillot (1969) di Brian Forbes, Le troiane (1971) di Michael Cacoyannis, Sul lago dorato (1981) di Mark Rydell, in cui recita con Henry Fonda (al suo ultimo film) e Jane Fonda, e con cui vince il suo quarto Oscar come Miglior Attrice Protagonista.

Fra gli altri film ricordiamo La falena d’argento (1933) di Dorothy Arzner, Argento vivo (1934) di John Cromwell, Maria di Scozia (1936) di John Ford, Una donna si ribella (1936) di Mark Sandrich, Dolce inganno (1937) di George Stevens, La taverna delle stelle (1943) di Frank Borzage, La stirpe del drago (1944) di Harold Bucquet e Jack Conway, Lui e lei (1952) di George Cukor, Tempo d’estate (1955) di David Lean, Il mago della pioggia (1956) di Joseph Anthony, con Burt Lancaster, La sottana di ferro (1956) di Ralph Thomas, La segretaria quasi privata (1957) di Walter Lang, Improvvisamente l’estate scorsa (1959) di Joseph L. Mankiewicz, Il lungo viaggio verso la notte (1962) di Sidney Lumet, tratto da Eugene O’ Neill, con  Ralph Richardson e Jason Robards, Un equilibrio delicato (1973) di Tony Richardson, il western Torna El Grinta (1975) di Stuart Millar, con John Wayne (al suo penultimo film), il film tv Amore tra le rovine (1975) di George Cukor, Olly, Olly, Oxen Free (1978) di Richard Colla, Il grano è verde (1979) di George Cukor, Agenzia omicidi (1984) di Anthony Harvey, Love Affair – Un grande amore (1994) di Glenn Gordon Caron.

Grande protagonista, con una carriera cinematografica durata oltre sessant’anni, Katharine Hepburn ha incarnato in maniera paradigmatica l’eleganza e la maturità del grande cinema hollywoodiano classico. Nel settembre 2006, il Bryn Mawr College e l’Alma Mater Hepburn hanno aperto lo Houghton Katharine Hepburn Center, dedicato sia all’attrice sia a sua madre.

In omaggio a Katharine Hepburn, a Old Saybrook, dove visse a partire dagli anni Settanta e morì, è stato costruito un teatro, ufficialmente inaugurato nella primavera del 2009 insieme al Katharine Hepburn Cultural Arts Center. Nel maggio 2007, in occasione del centesimo anniversario della sua nascita, il canale via cavo Turner Classic Movies ha dedicato una settimana consecutiva ai suoi film e a documentari sulla sua vita.

Alessandro Poggiani

Alessandro Poggiani

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da vent'anni circa, ha lavorato come battitore per libri, saggi e articoli, e come segretario di produzione per un docufilm su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore, con la Dino Audino editore e con AGR. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e fotografo in occasione di incontri, dibattiti, presentazioni di libri, fiere librarie e vernissages.

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