20 anni senza Nino Manfredi

Vent’anni fa moriva Nino Manfredi, interprete di L’impiegato di Gianni Puccini, Gli anni ruggenti di Luigi Zampa, La ballata del boia di L. G. Berlanga, La parmigiana e Io la...

Nino Manfredi negli anni Sessanta (foto Carlo Riccardi ©Archivio Riccardi)

Vent’anni fa moriva Nino Manfredi, interprete di L’impiegato di Gianni Puccini, Gli anni ruggenti di Luigi Zampa, La ballata del boia di L. G. Berlanga, La parmigiana e Io la conoscevo bene di Antonio Pietrangeli, Nell’anno del Signore di Luigi Magni, Girolimoni il mostro di Roma di Damiano Damiani, Pane e cioccolata di Franco Brusati, C’eravamo tanto amati di Ettore Scola, Il giocattolo di Giuliano Montaldo, Il tenente dei carabinieri di Maurizio Ponzi, Colpo di luna di A. Simone.

Nato a Castro dei Volsci (FR) nel marzo 1921, dopo la laurea in Giurisprudenza frequenta l’Accademia d’Arte Drammatica e esordisce al cinema alla fine degli anni Quaranta in un piccolo ruolo in Torna a Napoli (1949) di D. Gambino, portando poi avanti, per circa un decennio – Monastero di Santa Chiara (1949) di Mario Sequi, Prigioniera della torre di fuoco (1952) di Giorgio Walter Chili, Viva il cinema! (1953) di Giorgio Baldaccini e Enzo Trapani, La domenica della buona gente (1953) di Anton Giulio Majano, Canzoni, canzoni, canzoni(1953) di Domenico Paolella, Ridere, ridere, ridere! (1954) di Edoardo Anton, Prigionieri del male (1955) di Mario Costa, Gli innamorati (1956) e Guardia,guardia scelta, brigadiere e maresciallo (1956) di Mauro Bolognini, Lo scapolo (1956) di Antonio Pietrangeli, Totò, Peppino e la malafemmina (1956) di Camillo Mastrocinque, Tempo di villeggiatura (1956) di Antonio Racioppi, Susanna tutta panna (1957) e Guardia, ladro e cameriera (1958) di Steno, Venezia, la luna e tu (1958) di Dino Risi, Camping (1958) di Franco Zeffirelli, Pezzo, capopezzo e capitano (1958) di Wolfgang Staudte, Caporale di giornata(1958) di Carlo Ludovico Bragaglia, I ragazzi dei Parioli (1959) di Sergio Corbucci, Audace colpo dei soliti ignoti (1959) di Nanni Loy – una macchietta di popolano simpatico dall’accento romanesco che, se da un lato gli fa guadagnare le simpatie del pubblico, dall’altro rappresenta un freno alla possibilità di mettere a frutto le sue doti recitative.

Negli anni successivi, a partire da L’impiegato (1959) di Gianni Puccini, riesce ad arricchire di una vena di malinconia i suoi personaggi, piccoli uomini costretti a ritirarsi di fronte alle sfide della vita, molto lontani dalla spavalderia dei personaggi interpretati da Vittorio Gassman o dall’esuberante opportunismo di quelli di Alberto Sordi.

È il caso dell’assicuratore scambiato per un ispettore fascista in Gli anni ruggenti (1962) di Luigi Zampa, dell’impiegato che non riesce a dichiararsi alla collega della quale è innamorato in Una giornata decisiva (1965) di Dino Risi, episodio di I complessi, e soprattutto del boia che lavora sempre più controvoglia nell’amaro La ballata del boia (1963) di L. G. Berlanga.

Molto attivo nella miglior stagione della commedia all’italiana, compresa la formula ad episodi – ottima per varietà la sua galleria di personaggi in Vedo nudo (1969) di D. Risi -, interpreta anche piccoli profittatori – La parmigiana(1963) e Io la conoscevo bene (1965) di Antonio Pietrangeli -, ma il registro a lui più congeniale è quello di una surreale svagatezza che sovente lo rende vittima delle circostanze – il fuggiasco di Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa? (1968) di Ettore Scola, o l’infermiere idealista di C’eravamo tanto amati (1974), anch’esso diretto da E. Scola.

Nel ’71 esordisce dietro alla macchina da presa dirigendo Per grazia ricevuta, abile nel trattar con leggera ironia argomenti religiosi potenzialmente ostici.

Negli stessi anni, mentre diretto da Luigi Magni comincia con una galleria di personaggi in costume dai modi sbrigativi e popolareschi – il calzolaio anticlericale di Nell’anno del Signore (1969), il prelato di In nome del Papa Re(1977), il Ponzio Pilato di Secondo Ponzio Pilato (1988) -, a partire dall’emigrante di Pane e cioccolata (1973) di Franco Brusati, cede con frequenza sempre maggiore alla tentazione del grottesco, interpretando figure voraci, di nessun cultura, ma dall’ingegno di primitiva efficacia – l’abominevole capofamiglia di Brutti, sporchi e cattivi (1976) di E. Scola).

Né si spaventa ad interpretare ruoli ambigui – il fotografo accusato di aver ucciso alcune bambine in Girolimoni il mostro di Roma (1972) di Damiano Damiani – o sgradevoli – l’uomo qualunque con manie da pistolero di Il giocattolo (1979) di Giuliano Montaldo. 

Dopo la sua terza regia – Nudo di donna (1981) – dirada le sue apparizioni cinematografiche – sovente recitando in piccoli ruoli, fra cui il maresciallo di Il tenente dei carabinieri (1986) di Maurizio Ponzi – e intensificando l’attività televisiva – sia da attore sia da presentatore – e da testimonial per alcune réclames.

Negli anni Novanta, oltre a qualche ruolo da simpatico signore anziano – fra cui Colpo di luna (1995) di A. Simone -, è protagonista della serie tv Linda e il brigadiere (1996-2000, sedici episodi)

Fra gli altri film ricordiamo Le pillole di Ercole (1960) di Luciano Salce, Crimen (1960) di Mario Camerini, Il carabiniere a cavallo (1961) e Roma bene(1971) di Carlo Lizzani, Il giudizio universale (1961) e Lo chiameremo Andrea(1972) di Vittorio De Sica, A cavallo della tigre (1961) e Italian Secret Service(1968) di Luigi Comencini, I motorizzati (1962) di Camillo Mastrocinque, Il gaucho (1964) e Operazione San Gennaro (1966) di Dino Risi, Un uomod’onoreIl lanciatore di coltelliUn uomo superiore e Un brav’uomo (1965) di Lina Wertmüller, Il vittimista (1965) di Ettore Scola, episodio di ThrillingIo, io, io… e gli altri (1966) di Alessandro Blasetti, Una rosa per tutti (1967) di Franco Rossi, Il padre di famiglia (1967), Rosolino Paternò, soldato… (1970) e Café Express (1980) e Testa o croce (1982) di Nanni Loy, Contestazione generale (1970) di Luigi Zampa, Trastevere (1971) di Fausto Tozzi, Attenti al buffone (1976) di Alberto Bevilacqua, Signore e signori, buonanotte (1976) di L. Comencini, N. Loy, L. Magni, M. Monicelli e E. Scola, La mazzetta (1978) di Sergio Corbucci, Spaghetti House (1982) di Giulio Paradisi, Questo amore impossibile (1983) e Quello col basco rosso (1983) di S. Corbucci, episodi di Questo e quelloNapoli-Berlino, Un taxi nella notte (1987) di Mika Kaurismaki, I picari (1987) di Mario Monicelli, In viaggio con Alberto (1990) di Arthur Joffé, L’olandese volante (1995) di Jos Stelling, La carbonara (2000) di L. Magni, Una milanese a Roma (2001) di Diego Febbraro, Apri gli occhi e… sogna (2002) di Rosario Errico, La fine di un mistero (2003) di Miguel Hermoso. 

Attivo anche in televisione, indimenticabile è la sua performance di mastro Geppetto nella miniserie (in sei puntate) Le avventure di Pinocchio (1972) di Luigi Comencini.

Alessandro Poggiani

Alessandro Poggiani

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da vent'anni circa, ha lavorato come battitore per libri, saggi e articoli, e come segretario di produzione per un docufilm su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore, con la Dino Audino editore e con AGR. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e fotografo in occasione di incontri, dibattiti, presentazioni di libri, fiere librarie e vernissages.

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