25 anni senza Stewart Granger

Venticinque anni fa moriva il grande attore britannico, interprete di “Le miniere di re Salomone” di Compton Bennet e Andrew...

Stewart Granger con Grace Kelly in "Fuoco verde" di Andrew Marton

Venticinque anni fa moriva il grande attore britannico, interprete di “Le miniere di re Salomone” di Compton Bennet e Andrew Marton, “Scaramouche” di George Sidney, “Lord Brummel” di Curtis Bernhardt, “Fuoco verde” di A. Marton, “Il covo dei contrabbandieri” di Fritz Lang, “L’ultima caccia” di Richard Brooks, “La tigre” di Hugo Fregonese e “L’ultimo safari” di Henry Hathaway.

Nato a Londra nel maggio 1913, alto ed altletico, esordisce in piccole parti (non accreditate) in film come A Southern Maid (1933) di Harry Hughes, Over the Garden Wall (1934) di John Daumery, I Spy (1934) di Allan Dwan, Give Her a Ring (1936) di Arthur B. Woods, Under Secret Orders (1937) di Edmond T. Gréville, Segnali nella nebbia (1939) di Pen Tennyson.

Il suo primo ruolo importante arriva nel 1939 in So This London di Thornton Freeland e, nel corso degli anni Quaranta, si afferma in raffinati melodramma del cosiddetto “stile Gainsborough”, contraddistinto da trame molto fitte – La madonna delle sette lune (1944) di Arthur Crabtree) – e a volte piuttosto improbabili – Zingari (1946) , anch’esso di A. Crabtree -, fra sfarzose ambientazioni in costume – L’uomo in grigio (1943) di Leslie Arliss – e sentimentalismi – Racconto d’amore (1944), anch’esso di L. Arliss.

Coprotagonista del costoso Cesare e Cleopatra (1945) di Gabriel Pascal, in Adamo ed Evelina (1949) di Harold French recita con Jean Simmons, con la quale arriva ad Hollywood.

Perfetto per l’avventura in scenari esotici – Le miniere di re Salomone (19509 di Compton Bennet e Andrew Marton, in cui recita con Deborah Kerr – all’insegna del cameratismo – I tre soldati (1951) di Tay Garnett -, si rivela ottimo erede di Errol Flynn nel coreografico cappa e spada Scaramouche (1952) di George Sidney, con Eleanor Parker, Janet Leigh e Mel Ferrer (il duello finale con quest’ultimo, che dura circa nove minuti, è giustamente passato alla storia del cinema di avventure spadaccinesche).

Protagonista di remake come Il prigioniero di Zenda (1952) di Richard Thorpe e di rievocazioni storiche – La regina vergine (1953) di George Sidney, Lord Brummel (1954) di Curtis Bernhardt, con Peter Ustinov –  e bibliche – Salomè (1953) di William Dieterle, con Rita Hayworth -, è superlativo in Il covo dei    contrabbandieri (1955) di Fritz Lang e nell’ottimo western L’ultima caccia (1956) di Richard Brooks, con Debra Paget e Robert Taylor.

Negli anni Sessanta non retrocede dai film movimentati – Pugni, pupe e pepite (1960) di Henry Hathaway, con John Wayne – , anche a basso budget – Cinque per la gloria (1964) di Roger Corman – e dall’enfasi biblica – Sodoma e Gomorra (1962) di Robert Aldrich, con Stanley Baker.

Nel ’67 interpreta il suo ultimo grande ruolo da protagonista in L’ultimo safari di Henry Hathaway.

Fra gli altri film ricordiamo Un grande amore di Paganini (1946) di Bernard Knowles, Il capitano Boycott (1947) di Frank Launder, Stirpe dannata (1948) di Marc Allégret, Sarabanda tragica (1948) di Basil Dearden, La diva in vacanza (1948) di Terence Young, Inferno bianco (1952) di Andrew Marton, L’immagine meravigliosa (1952) di Richard Brooks, I fratelli senza paura (1953) di Richard Thorpe, con Ann Blyth e Robert Taylor, Fuoco verde (1954) di A. Marton, con Grace Kelly e Paul Douglas, I perversi (1955) di Arthur Lubin, Sangue misto (1956) di George Cukor, con Ava Gardner e Billl Travers, La capannina (1957) di Mark Robson, il western L’arma della gloria (1957) di Roy Rowland, con Rhonda Fleming, Tutta la verità (1958) di John Guillermin, La tigre (1958) di Hugo Fregonese, Il complice segreto (1961) di Basil Dearden, Marcia o crepa (1962) di Frank Wisbar, La congiura dei dieci (1962) — conosciuto anche con il titolo Lo spadaccino di Siena – di Baccio Bandini e Etienne Périer, il parodistico Il giorno più corto (1963) di Sergio Corbucci, i tedeschi Là dove scende il sole (1964), Surehand (1965), Danza di guerra per Ringo (1965) e Tiro a segno per uccidere (1966) – i primi di Alfred Vohrer il terzo di Harald Philipp, il quarto di Manfred R. Kohler, e tutti e quattro con un giovane Mario Girotti non ancora Terence Hill -, New York Press operazione dollari (1965) di Don Chaffey, A 009 missione Hong Kong (1965) di Ernst Hofbauer, Spie contro il mondo (1966) di Alberto Cardone e Robert Lynn, Requiem per un agente segreto (1966) di Sergio Sollima, La grande sfida a Scotland Yard (1966) di Cyril Frankel.

A partire da fine anni Sessanta/inizio Settanta, eccezion fatta per il suo ruolo secondario (negativo) in I Quattro dell’Oca Selvaggia (1978) di Andrew V. McLagen, con Richard Burton, Richard Harris, Roger Moore e Hardy Kruger, e per il modesto Oro fino (1989) di José Antonio de la Loma, per circa vent’anni lavorerà esclusivamente in televisione apparendo in film tv – Any Second New (1969), The Hound of the Barkervilles (1972), Il romanzo di Carlo e Diana (1982), Hell Hunter (1986), A Hazard of Hearts (1987), Chameleons (1989) – e in alcuni episodi di serie e miniserie –  Il virginiano (1970-71, ventiquattro episodi), Professione pericolo (1983), Hotel (1983 e 1987), La signora in giallo (1985), Love Boat (1985), Crossings (1986), Il mago (1987), la tedesca Das Erbe der Guldenburgs (1987), Pros and Cons (1991).

Alessandro Poggiani

Alessandro Poggiani

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da vent'anni circa, ha lavorato come battitore per libri, saggi e articoli, e come segretario di produzione per un docufilm su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore, con la Dino Audino editore e con AGR. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e fotografo in occasione di incontri, dibattiti, presentazioni di libri, fiere librarie e vernissages.

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