28 anni senza Burt Lancaster, il trapezista che divenne Gattopardo

Ventotto anni fa moriva il grande attore americano, interprete di film quali “I gangsters” di Robert Siodmak”, “Forza bruta” di...

foto Carlo Riccardi
Burt Lancaster con Claudia Cardinale alla prima di "Il Gattopardo"

Ventotto anni fa moriva il grande attore americano, interprete di film quali “I gangsters” di Robert Siodmak”, “Forza bruta” di Jules Dassin, “La corda di sabbia” di William Dieterle”, “Da qui all’eternità” di Fred Zinnemann, “Vera Cruz” di Robert Aldrich, “La rosa tatuata” di Daniel Mann, “Il mago della pioggia” di Joseph Anthony, “Sfida all’OK Corrall” di John Sturges”, “Il figlio di Giuda” e “I professionisti” di Richard Brooks”, “Vincitori e vinti” di Stanley Kramer,  “L’uomo di Alcatraz” e “Il treno” di John Frankenheimer, “Gli esclusi” di John Cassavetes”, “Il Gattopardo” di Luchino Visconti, “Atlantic City U.SA.” di Louis Malle e molti altri.

«John Wayne era una grande star. Ma “faceva” sempre John Wayne. Al di là del suo machismo niente lo interessava. Burt Lancaster era esattamente il contrario; la prova vivente che un attore può essere al contempo sensibile e macho» (Kirk Douglas)

«A volte penso che Burt sia l’uomo più misterioso che io abbia mai incontrato» (Luchino Visconti)

«Entra in una stanza e l’atmosfera cambia. Lo si potrebbe misurare con uno strumento. E’ come se all’improvviso entrasse una belva» (Alexander MacKendrick)

«Quello che so del mestiere di attore l’ho imparato a sedici anni, davanti allo specchio della mia stanza, cercando di imitare il ghigno di Burt Lancaster in Vera Cruz» (Sam Shepard)

Nato a New York il 2 novembre 1913, trapezista in vari circhi dal ’29 al ’41, viene costretto ad interromper la carriera a causa di una brutta frattura ad un braccio. Dopo vari lavori saltuari, nel ’43, durante la Seconda guerra mondiale, si arruola nei marines e, nei due anni successivi, combatte in Africa settentrionale e sbarca in Italia insieme agli alleati.

Dopo qualche esperienza teatrale, esordisce al cinema in I gangsters (1946) di Robert Siodmak, tratto da uno fra i Quarantanove racconti di Ernest Hemingway ed in cui recita con Ava Gardner. L’anno seguente giganteggia da protagonista in Forza bruta (1947) di Jules Dassin, capolavoro carcerario degli anni Quaranta.

I film successivi son quasi tutti dei classici, in cui Lancaster padroneggia sempre meglio il suo stile di recitazione ed arricchisce sempre più i suoi personaggi con dettagli, sfumature, sottigliezze ed introspezione psicologica. In Il terrore corre sul filo (1948) di Anatole Litvak, è il marito assassino che in circa un’ora e mezza di suspense ininterrotta rappresenta un serio pericolo per la moglie (interpretata da Barbara Stanwyck), mentre in La leggenda dell’arciere di fuoco (1950) di Jacques Tourneur e  Il corsaro dell’isola verde (1952) di Robert Siodmak, utilizza abbondantemente il suo atletismo e le sue doti acrobatiche, che poi tempererà e drammatizzerà in grandi western come L’ultimo apache (1954) di Robert Aldrich, Vera Cruz (1954), anch’esso di R. Aldrich, ed in cui è antagonista di Gary Cooper, e Sfida all’OK Corrall (1957) di John Sturges, in cui recita con Kirk Douglas – con il quale aveva già lavorato nove anni avanti nel noir Le vie della città (1948) di Byron Haskin e con cui stabilirà un ottimo rapporto di amicizia ed una collaborazione che, nei circa trent’anni successivi, li vedrà insieme in altri sei film.

Nel frattempo, l’esperienza arricchisce la sua maschera di malinconie e mezzi toni con cui affronta personaggi più ambigui e sofferti, fra cui il giornalista di Piombo rovente (1957) di Alexander MacKendrick, il giudice tedesco che viene processato a Norimberga in Vincitori e vinti (1961) di Stanley Kramer, con Spencer Tracy, Maximilian Schell, Richard Widmark e Marlene Dietrich, e l’ergastolano che diventa uno fra i massimi esperti al mondo in ornitologia di L’uomo di Alcatraz (1962) di John Frankenheimer, con cui vince la Coppa Volpi a Venezia – due anni avanti aveva vinto l’Oscar come Miglior Attore Protagonista con il ruolo predicatore esaltato di Il figlio di Giuda (1960) di Richard Brooks) ed ottiene una nomination all’Oscar come Miglior Attore Protagonista (Oscar che verrà vinto da Gregory Peck per il bellissimo Il buio oltre la siepe di Robert Mulligan, tratto dal libro omonimo – premio Pulitzer 1960 – di Harper Lee).

Nel ’63 Luchino Visconti gli imprime i tratti asciutti e dolenti del principe di Salina nel celebre Il Gattopardo, versione cinematografica del libro omonimo (Premio Strega 1959) di Giuseppe Tomasi di Lampedusa interpretata anche da Claudia Cardinale, Alain Delon, Paolo Stoppa, Serge Reggiani, Romolo Valli, Rina Morelli, Lucilla Morlacchi, Mario Girotti – non ancora Terence Hill -, Giuliano Gemma e da una giovanissima Ottavia Piccolo. Nel film Lancaster, elegante più che mai negli impeccabili vestiti dell’aristocratico borbonico che si trova costretto a confrontarsi con il nuovo vento garibaldino, riesce a dominar la scena senza manierismi e senza farsi sopraffare dalla sfarzosità delle scenografie, degli arredamenti e dei costumi, fondendo, da vero precursore – qualche anno prima dell’affermazione di attori come Robert Redford, Jack Nicholson, Dustin Hoffman, Al Pacino, Robert De Niro -, la professionalità ed il carisma hollywoodiano con la sensibilità europea, con uno stile fino ad allora sconosciuto fra attori americani.

In età più matura, per dar spessore ai suoi personaggi, dovrà “sforzarsi” sempre meno. Rende crepuscolare l’antieroe western – Io sono la legge (1971) di Michael Winner, con Robert Ryan e Lee J. Cobb, Io sono Valdez (1971) di Edwin Sherin, Nessuna pietà per Ulzana (1972) di Robert Aldrich –  e gangster – Atlantic City U.S.A. (1980) di Louis Malle, con Susan Sarandon, e con cui ottiene una meritatissima nomination all’Oscar come Miglior Attore non Protagonista.

In Italia, viene diretto nuovamente da L. Visconti in Gruppo di famiglia in un interno (1974), con Claudia Cardinale. Nei circa quindici anni successivi, apparirà anche Novecento (1976) di Bernardo Bertolucci, nel film tv Mosè (1977) di Gianfranco De Bosio, in La pelle (1981) di Liliana Cavani, tratto dal libro omonimo di Curzio Malaparte ed in cui recita per la quarta ed ultima volta con Claudia Cardinale, nelle miniserie tv Marco Polo (1982) di Giuliano Montaldo e Verdi (1983) di Renato Castellani, in Il giorno prima (1987) di Giuliano Montaldo, scritto da Piero Angela, nella miniserie tv I promessi sposi (1989) di Salvatore Nocita, in cui interpreta in cardinal Federigo Borromeo, e nel film tv Il viaggio del terrore: la vera storia dell’Achille Lauro (1990) di Alberto Negrin, con Eva Marie Saint.

Fra gli altri film ricordiamo Furia nel deserto (1947) di Lewis Allen, Erano tutti miei figli (1948) di Irving Reis, Per te ho ucciso (1948) di Norman Foster, con Joan Fontaine,  Doppio gioco (1949) di Robert Siodmak, con Yvonne De Carlo, La corda di sabbia (1949) di William Dieterle, con Paul Henreid, Corinne Calvet, Claude Rains, Peter Lorre e Sam Jaffe, L’imprendibile signor 880 (1950) di Edmund Goulding, con Dorothy McGuire, La valle della vendetta (1951) di Richard Thorpe, con Robert Walker e Joanne Dru, Torna, piccola Sheba (1952) di Delbert Mann, Da qui all’eternità (1953) di Fred Zinnemann, con Deborah Kerr, Montgomery Clift, Frank Sinatra (Oscar come Miglior Attore non Protagonista), Ernest Borgnine e Jack Warden, Il trono nero (1954) di Byron Askin, La rosa tatuata (1955) di Daniel Mann, con Anna Magnani (Oscar come Miglior Attrice Protagonista – primissima attrice italiana a vincere un Oscar in un film americano), Il mago della pioggia (1956) di Joseph Anthony, con Katharine Hepburn, Mare caldo (1958) di Robert Wise, con Clark Gable, Tavole separate (1958) di Delbert Mann, con Rita Hayworth e David Niven, Il discepolo del diavolo (1959) di Guy Hamilton, con Kirk Douglas, Gli inesorabili (1960) di John Huston, con Audrey Hepburn e Audie Murphy, Il giardino della violenza (1961) di John Frankenheimer, Gli esclusi (1963) di John Cassavetes, Il treno (1964) di J. Frankenheimer, Sette giorni a maggio (1964) di J. Frankenheimer, con K. Douglas, I professionisti (1966) di Richard Brooks, con Claudia Cardinale, Lee Marvin, Robert Ryan, Woody Stroode, Jack Palance e Ralph Bellamy, Joe Bass l’implacabile (1968) di Sydney Pollack, con Ossie Davis e Telly Savalas, Ardenne 44, un inferno (1969) di S. Pollack, Airport (1970) di George Seaton, Scorpio (1973) di Michael Winner, con Alain Delon, Buffalo Bill e gli indiani (1976) di Robert Altman, con Paul Newman, Cassandra Crossing (1976) di George Pan Cosmatos, con Richard Harris e Sophia Loren, L’isola del dottor Moreau (1977) di Don Taylor,  Zulu Dawn (1979) di Douglas Hickox con Peter O’ Toole, Branco selvaggio (1980) di Lamont Johnson, Osterman Weekend (1983) di Sam Peckinpah (alla sua ultima regia), tratto dal libro omonimo di Robert Ludlum ed interpretato anche da Rutger Hauer e Meg Foster, Local Hero (1983) di Bill Forsyth, Il sogno della città fantasma (1985) di Alan Sharp, l’amaro Due tipi incorreggibili (1986) di Jeff Kanew, settimo ed ultimo film in cui recita con l’amico K. Douglas, La bottega dell’orefice (1988) di Michael Anderson, tratto dal dramma omonimo di Andrzej Jawien [Karol Józef Wojtyla], il film tv  Il fantasma dell’opera (1989) di Tony Richardson, tratto dal romanzo omonimo di Gaston Leroux, L’uomo dei sogni (1989) di Phil Alden Robinson, con Kevin Costner, Amy Madigan e James Earl Jones.

Fa anche due esperienze dietro alla macchina da presa, dirigendo – e interpretando – il western Il kentuckiano (1955) – conosciuto anche con il titolo Il vagabondo delle frontiere -, con Dianne Foster e Walter Matthau (al suo esordio cinematografico), e L’uomo di mezzanotte (1974), con Susan Clark.

Dopo varie difficoltà di salute (compresi due infarti) affrontate nel corso degli anni Ottanta (nel 1989, ad esempio, era stato costretto a rifiutare il ruolo da protagonista in The Old Gringo di Luis Puenzo, con Jane Fonda – ruolo poi affidato a Gregory Peck -, proprio per via del fatto che i suoi problemi di cuori non gli avrebbero permesso di affrontare le riprese sulle montagne messicane), nel novembre 1990, circa due settimane dopo la fine delle riprese del film tv Separate but Equal (1991) di George Stevens jr., con Sidney Poitier (che verrà trasmesso in tv nel maggio 1991), viene colpito da un ictus ischemico che comprometterà fortemente le sue capacità motorie. Si riprende parzialmente nel giro di un anno circa, ma decide di ritirarsi a vita privata, circa tre anni prima della sua scomparsa.

Burt Lancaster – insieme ai quasi coetanei Robert Taylor (1911-1969), Stewart Granger (1913-1993), Alan Ladd (1913-1964), Richard Widmark (1914-2008), Sterling Hayden (1916-1986), Gregory Peck (1916-2003), Glenn Ford (1916-2006), Kirk Douglas (1916-2020), Robert Mitchum (1917-1997) e William Holden (1918-1981) – è stato senz’altro uno fra i “grandi” della Hollywood classica e non solo. Una lunga e ricca carriera (circa cento film) cominciata con ruoli d’azione e noir e passata attraverso il western, il gangster-movie, alcuni fra i più celebri drammi di scuola statunitense fino alla profondità degli autori europei (su tutti Luchino Visconti e Louis Malle).

Alessandro Poggiani

Alessandro Poggiani

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da vent'anni circa, ha lavorato come battitore per libri, saggi e articoli, e come segretario di produzione per un docufilm su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore, con la Dino Audino editore e con AGR. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e fotografo in occasione di incontri, dibattiti, presentazioni di libri, fiere librarie e vernissages.

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