30 anni senza Cary Grant, il gentleman della Hollywood classica

Trent’anni fa moriva il grande attore britannico, interprete di “Il diavolo è femmina”, “Incantesimo” e “Scandalo a Philadelphia” di George...

Cary Grant con Audrey Hepburn in "Sciarada" di Stanley Donen

Trent’anni fa moriva il grande attore britannico, interprete di “Il diavolo è femmina”, “Incantesimo” e “Scandalo a Philadelphia” di George Cukor, “L’orribile verità” e “Un amore splendido” di Leo McCarey, “Susanna”, “La signora del venerdì” e “Ero uno sposo di guerra” di Howard Hawks, “Il sospetto”, “Notorious – L’amante perduta”, “Caccia al ladro” e “Intrigo internazionale” di Alfred Hitchcock, “Indiscreto”, “L’erba del vicino è sempre più verde” e “Sciarada” di Stanley Donen, “Operazione sottoveste” di Blake Edwards, “Il visone sulla pelle” di Delbert Mann, “Il gran lupo chiama” di Ralph Nelson, “Cammina, non correre” di Charles Walters.

Nato a Bristol – in Inghilterra – nel gennaio 1904, all’età di quattordici anni fugge di casa per seguire una compagnia itinerante di saltimbanchi e al loro seguito abbandona l’Inghilterra e sbarca a New York.

Per molti anni lavora in teatri di secondo e terzo rango – eccezion fatta per un’apparizione a Broadway – nel 1930 insieme a Fay Wray, la futura protagonista de La pericolosa partita (1932) e del celeberrimo King Kong (1933) – fino a quando, nel ’32, si trasferisce in California ed ottiene un ingaggio alla Paramount con un ruolo secondario in Questa è la notte (1932) di Frank Tuttle.

Nel film successivo, Il diavolo nell’abisso (1932) di M. Gering, gli viene affidato un ruolo di maggior peso: quello del secondo ufficiale di bordo a fianco del comandante interpretato da Gary Cooper. Alto, atletico, ha la stessa andatura dinoccolata di quest’ultimo, al quale, negli anni successivi, verrà sovente paragonato. Tuttavia, possiede anche una capacità d’introspezione psicologica e un’attenzione per le sfumature che rendono la sua recitazione ancor più profonda e incisiva.

Seguono alcuni film di notevole successo, quali Venere bionda (1932) di Josef von Sternberg, in cui recita con Marlene Dietrich, Lady Lou – La donna fatale (1933) di L. Sherman, con Mae West, Non sono un angelo (1933) di Wesley Ruggles, anch’esso con Mae West, La signorina curiosità (1934) di Frank Tuttle.

Con L’orribile verità (1937) di Leo McCarey, comincia ad affiorare il suo grandissimo talento per la cosiddetta “sophisticated comedy”. È proprio in questo genere hollywoodiano (sottogenere della commedia) che ha l’occasione di misurarsi con l’eleganza e la bravura di Katharine Hepburn, con la quale, dopo aver già lavorato ne Il diavolo è femmina (1935) di George Cukor, girerà altri tre film: Incantesimo (1938), anch’esso di George Cukor, Susanna (1938) di Howard Hawks, considerato quasi all’unanimità come la quintessenza della “screwball comedy” e Scandalo a Philadelphia (1940) di G. Cukor, in cui i due recitano con James Stewart (Oscar come Miglior Attore non Protagonista).

Tuttavia, paradossalmente, quello stesso humour che rende memorabili i suoi ruoli brillanti finirà per rendere ancora più verosimili le sue interpretazioni drammatiche. Se ne accorgerà Alfred Hitchcock, il quale intuirà nella velata ironia ed autoironia e nello sguardo beffardo dell’attore una tensione e un magnetismo in grado di conferire un tocco di grandi credibilità ai suoi personaggi più drammatici. Il grande regista lo dirige in Il sospetto (1941), in cui recita con Joan Fontaine (la quale, l’anno avanti, era già stata diretta da Alfred Hitchcock in Rebecca – La prima moglie, tratto dall’omonimo libro di Daphne du Maurier) e, qualche anno dopo, in Notorious – L’amante perduta (1946), in cui recita con Ingrid Bergman.

Negli anni Cinquanta girerà altri due film di Alfred Hitchcock: Caccia al ladro (1955), con Grace Kelly, e Intrigo internazionale (1959), uno fra i thriller più avvincenti dell’intera carriera del Maestro Hitchcock, e in cui recita con Eva Marie Saint, James Mason e con un giovane Martin Landau (al suo secondo film).

Fra gli altri film ricordiamo Gunga Din (1939) di George Stevens, Avventurieri dell’aria (1939) di Howard Hawks, La signora del venerdì (1940), anch’esso di H. Hawks, Un evaso ha bussato alla mia porta (1942) di George Stevens, Destinazione Tokyo (1943) di Delmer Daves, Arsenico e vecchi merletti (1944) di Frank Capra, con Priscilla Lane, Raymond Massey e Peter Lorre, Notte e dì (1946) di Michael Curtiz, Vento di primavera (1947) di Irving Reis, con Myrna Loy, La moglie del vescovo (1947) di Henry Koster, con Loretta Young e David Niven, La casa dei nostri sogni (1948) di H. C. Potter, in cui recita nuovamente con Myrna Loy, Ero uno sposo di guerra (1949) di H. Hawks, il drammatico La rivolta (1950) di Richard Brooks (al suo esordio alla regia), Il magnifico scherzo (1952) di H. Hawks, La sposa sognata (1953), con Deborah Kerr, Un amore splendido (1957) di Leo McCarey, con D. Kerr, Orgoglio e passione (1957) di Stanley Kramer, con una giovane Sophia Loren e Frank Sinatra, Indiscreto (1958) di Stanley Donen, in cui recita nuovamente con Ingrid Bergman dodici anni dopo il già citato Notorious – L’amante perduta di A. Hitchcock, Un marito per Cinzia (1958) di Melville Shavelson, in cui recita nuovamente con Sophia Loren, Operazione sottoveste (1959) di Blake Edwards, con Tony Curtis, L’erba del vicino è sempre più verde (1960) di S. Donen, con D. Kerr, Jean Simmons e Robert Mitchum, Il visone sulla pelle (1962) di Delbert Mann, con Doris Day, l’ottima commedia gialla Sciarada (1963) di S. Donen, con Audrey Hepburn, Walter Matthau, James Coburn e George Kennedy, James Coburn, Il gran lupo chiama (1964) di Ralph Nelson, con Leslie Caron, Cammina, non correre! (1967) di Charles Walters, con Samantha Eggar e Jim Hutton (il futuro Ellery Queen)

Nel biennio 1953-54 aveva rifiutato due ruoli, poi andati rispettivamente a Gregory Peck e Humphrey Bogart: quello del giornalista a caccia di scoop protagonista di Vacanze romane (1953) di William Wyler e quello di Linus Larrabee in Sabrina (1954) di Billy Wilder. Nel ’62 rifiuta quello del professor Humbert (parte poi assegnata a James Mason) in Lolita (1962) di Stanley Kubrick e quello da protagonista (assegnato a John Wayne) in Hatari di Howard Hawks. L’anno seguente rifiuta Gli uccelli di A. Hitchcock per recitare nel già citato Sciarada.

Nel ’67, dopo il già citato Cammina, non correre, si ritira dal cinema. Tre anni dopo, viene premiato dall’Academy Awards con un Oscar alla Carriera (forse per compensare il fatto che, nel corso dei suoi trentacinque anni di attività cinematografica, non aveva mai ricevuto  statuetta).

Alessandro Poggiani

Alessandro Poggiani

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da vent'anni circa, ha lavorato come battitore per libri, saggi e articoli, e come segretario di produzione per un docufilm su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore, con la Dino Audino editore e con AGR. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e fotografo in occasione di incontri, dibattiti, presentazioni di libri, fiere librarie e vernissages.

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