40 anni senza Henry Fonda

Quarant’anni fa moriva il grande attore americano, interprete di “Sono innocente” di Fritz Lang, “La figlia del vento” di William...

Henry Fonda in "La parola ai giurati" di Sidney Lumet

Quarant’anni fa moriva il grande attore americano, interprete di “Sono innocente” di Fritz Lang, “La figlia del vento” di William Wyler, “Jess il bandito” di Henry King, “Alba di gloria”, “Furore”,  “Sfida infernale”, “Il massacro di Fort Apache” e “Mister Roberts” di John Ford, “Il vendicatore di Jess il bandito” di F. Lang, “Alba fatale” di William A. Wellman, “La disperata notte” di Anatole Litvak, “Il ladro” di Alfred Hitchcock, “La parola ai giurati”, “Fascino del palcoscenico” e “A prova di errore” di Sidney Lumet, “Ultima notte a Warlock” di Edward Dmytryk, “Tempeste su Washington” di Otto Preminger,“ “La battaglia dei giganti” di Ken Annakin, C’era una volta il West” di Sergio Leone, “L’ora della furia” di Vincent McEveety, “Uomini e cobra” di Joseph L. Mankiewicz, “Il mio nome è nessuno” di Tonino Valerii,”La battaglia di Midway” di Jack Smight e “Sul lago dorato” di Mark Rydell.

Nato a Grand Island – nel Nebraska – nel maggio 1905, comincia a recitare a teatro alla fine degli anni Venti e debutta a Broadway nel ’33. L’esordio cinematografico avviene due anni dopo nella commedia The Farmer Takes a Wife (1935), portata sul grande schermo da Victor Fleming (futuro regista di Via col vento, Il mago di Oz e Il dottor Jekyll e Mr Hyde.

A Hollywood interpreta quasi subito ruoli da protagonista in commedie – Nel mondo della luna (1937) di T. Freeland -, film drammatici – Sono innocente (1938) di Fritz Lang -, d’avventura – Il falco del nord (1938) di Henry Hathaway e storici – La figlia del vento (1938) di William Wyler, che si svolge all’epoca della Guerra di secessione (1861-1865) ed in cui recita con Bette Davis.

Nel ’39 viene scelto da John Ford per Alba di gloria, in cui fornisce una grande performance nel ruolo del giovane Lincoln, mitizzato padre della patria, nonché archetipica figura del leggendario “eroe” americano. Nello stesso anno è Frank James nel western Jess il bandito (1939) di Henry King, film che lancia la leggenda di Jesse James, in cui recita con un giovane Tyrone Power e che verrà seguito da Il vendicatore di Jess il bandito (1940) di Fritz Lang, con Gene Tierney (al suo esordio cinematografico).

John Ford lo dirige ancora in La più grande avventura (1939), che si svolge all’epoca della Guerra d’indipendenza americana (1773-76), e in cui la Storia si fonde con le vicende familiari di una coppia di coloni, e soprattutto in Furore (1940), tratto dal libro omonimo (1939) di John Steinbeck, in cui dà efficacemente vita al disorientamento del protagonista ed alla sua progressiva presa di coscienza della lotta di classe, e con cui ottiene una nomination all’Oscar come Miglior Attore Protagonista.

Noto soprattutto per ruoli seri, prova il registro comico in Lady Eva (1941) di Preston Sturges, con Barbara Stanwyck. Le sue notevoli doti di versatilità gli permettono di passare attraverso molti generi: dal romantico Ragazze che sognano (1942) di Rouben Mamoulian alla commedia L’uomo, questo dominatore (1942) di Elliott Nugent, al western Alba fatale (1943) di William A. Wellman, in cui interpreta un cowboy che si batte invano contro il linciaggio di tre stranieri accusati – senza prove – di omicidio.

In Sfida infernale (1946), con Victor Mature, torna ad esser diretto da John Ford. Il film porta sullo schermo la “leggendaria” sparatoria all’OK Corrall fra lo sceriffo Wyatt Earp (insieme ai fratelli Morgan e Virgil ed al dentista/giocatore Doc Hollyday) ed i fratelli fuorilegge Clanton. Sparatoria che verrà portata al cinema anche in Sfida all’OK Corrall (1957) di John Sturges, interpretato da Burt Lancaster e Kirk Douglas, ed in L’ora delle pistole (1967) – conosciuto anche con il titolo Vendetta all’OK Corrall – di J. Sturges, con James Garner e Jason Robards.

Dopo il drammatico L’amante immortale (1947) di Otto Preminger, nello stesso anno è in La croce di fuoco (1947) di John Ford e, l’anno seguente , in Il massacro di Fort Apache (1948), anch’esso di J. Ford, in cui interpreta – recitando con John Wayne – il deluso ed arrogante colonnello Thursday, alla ricerca di gloria nelle praterie del West e che morirà sconfitto dai pellirossa che aveva deciso di combattere senza alcun motivo logico.

Dopo alcuni anni di teatro (dal ’49 al ’54) e di assenza dai set cinematografici (anche per via del maccartismo) la sua ultima collaborazione con John Ford (il quale, nel corso delle riprese, verrà sostituito da Mervyn LeRoy) è in Mister Roberts (1955) – conosciuto anche con il titolo La nave matta di Mister Roberts -, commedia bellica in cui recita con un giovane Jack Lemmon (Oscar come Miglior Attore non Protagonista) al suo terzo film.

Nel ’56 è in Guerra e pace di King Vidor, colossale versione cinematografica del libro del russo Lev Tolstoj ed in cui – recitando con Audrey Hepburn – interpreta il ruolo dell’inquieto Pierre. Accusato ingiustamente di rapina in Il ladro (1956) di Alfred Hitchcock, con Vera Miles, Anthony Quayle e Nehemiah Persoff, interpreta in  modo superlativo  il giurato numero 8 nel bellissimo La parola ai giurati (1957) di Sidney Lumet (al suo esordio alla regia). Una coraggiosa accusa contro le storture, le iniquità ed i pericoli intrinseci al sistema giudiziario e, nello stesso tempo, contro il razzismo (a volte strisciante, a volte dichiarato) della cosiddetta “middle class” americana dell’epoca.

Nel ’59 recita nel western Ultima notte a Warlock di Edward Dmytryk, tratto dal libro Warlock di Oakley Hall (pubblicato in Italia da Sur nel 2016, con traduzione di Tommaso Pincio), con Richard Widmark, Anthony Quinn e Dorothy Malone. All’inizio degli anni Sessanta prende parte a numerose produzioni fra cui Tempeste su Washington (1962) di Otto Preminger, acuto ritratto degli intrighi della vita politica americana e in cui interpreta il ruolo di un candidato alla presidenza. Rimane in ambienti politici con A prova di errore (1964) di Sidney Lumet, con Walter Matthau, in cui è il Presidente degli Stati Uniti.

Dopo alcuni film di guerra – La battaglia dei giganti (1965) di Ken Annakin, Prima vittoria (1965) di Otto Preminger – viene diretto da Sergio Leone in C’era una volta il West (1968) in cui, recitando con Claudia Cardinale, Charles Bronson, Jason Robards, Gabriele Ferzetti e Frank Wolff,  interpreta un killer senza scrupoli. Un ruolo negativo che rovescia la sua immagine di “paladino del bene” e che, nello stesso anno, ripropone in L’ora della furia (1968) di Vincent McEveety, in cui recita per la prima volta con l’amico James Stewart.

In seguito si misura con il poliziesco Squadra omicidi, sparate a vista (1968) di Don Siegel, in cui recita nuovamente con Richard Widmark, e, due anni dopo, è lo sceriffo corrotto di Uomini e cobra (1970) di Joseph L. Mankiewicz, con Kirk Douglas. Molti i film anche nel corso degli anni Settanta, fra cui il western Il mio nome è nessuno (1973) di Tonino Valerii, con Terence Hill, il film di guerra La battaglia di Midway (1976) di Jack Smight, con Charlton Heston, Glenn Ford, Robert Mitchum e Toshiro Mifune, e Fedora (1978) di Billy Wilder (alla sua penultima regia).

Fra gli altri film ricordiamo Il sentiero del pino solitario (1936) di Henry Hathaway, primo film in technicolor girato in esterni, Alta tensione (1937) di Ray Enright, Il terzo delitto (1938) di Leigh Jason, con Barbara Stanwyck, La sposa di Boston (1939) e Il romanzo di Lilian Russell (1940) di Irving Cummings, Il richiamo del Nord (1941) di John Brahm, Dedizione (1942) di Irving Reism, Il sergente immortale (1943) di John M. Stahl, La disperata notte (1947) di Anatole Litvak, con Barbara Bel Geddes (al suo esordio cinematografico) e Vincent Price, il western Il segno della legge (1957) di Anthony Mann, Fascino del palcoscenico (1958) di Sidney Lumet, Il giorno più lungo (1962) di Ken Annakin e Andrew Marton, La conquista del West (1962) di Henry Hathaway, John Ford e George Marshall, Posta grossa a Dodge City (1966) di Fielder Cook, con Joanne Woodward e Jason Robards, Tempo di terrore (1967) di Burt Kennedy,  Lo strangolatore di Boston (1968) di Richard Fleischer, con Tony Curtis, Non è più tempo d’eroi (1970) di Robert Aldrich, Sfida senza paura (1971) di (e con) Paul Newman, il francese Il serpente (1973) di Henri Verneuil, con Yul Brynner, Philippe Noiret e Dirk Bogarde, Mussolini, ultimo atto (1974) di Carlo Lizzani, con Rod Steiger, Rollercoaster – Il grande brivido (1977) di James Goldstone, con George Segal, Richard Widmark ed una giovanissima Helen Hunt (al suo esordio cinematografico), L’ultima frontiera (1977) –  conosciuto anche con il titolo L’ultima corsa – di John Leone, i modesti catastrofici Swarm (1978) di Irwin Allen, Città in fiamme (1979) di Alvin Rakoff e Meteor (1979) di Ronald Neame, Wanda Nevada (1979), diretto da suo figlio Peter.

Nonostante la lunghezza della sua carriera cinematografica (oltre quarant’anni) e l’alto livello delle sue performances, Henry Fonda dovrà attendere fino al 1981 per un Oscar alla Carriera e l’anno seguente per l’Oscar come Miglior Attore Protagonista, arrivato per il ruolo del professore in pensione dell’amaro Sul lago dorato (1981) di Mark Rydell, suo ultimo film ed in cui recita con Katharine Hepburn e con sua figlia Jane Fonda.

Diventa così – singolare curiosità – uno fra i pochissimi attori ad aver vinto prima l’Oscar alla Carriera e poi quello come Miglior Attore Protagonista. In epoche più recenti la stessa cosa è avvenuta con Ennio Morricone, vincitore prima dell’Oscar alla Carriera (nel 2007) e poi, ben nove anni dopo, dell’Oscar per la Miglior Colonna Sonora (per The Hateful Eight di Quentin Tarantino).

Attivo anche in televisione, fra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta, è protagonista della serie tv western The Deputy (1959-61, circa settantacinque episodi).

Alessandro Poggiani

Alessandro Poggiani

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da vent'anni circa, ha lavorato come battitore per libri, saggi e articoli, e come segretario di produzione per un docufilm su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore, con la Dino Audino editore e con AGR. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e fotografo in occasione di incontri, dibattiti, presentazioni di libri, fiere librarie e vernissages.

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