Presentato il volume sulle testimonianze dei centenari che diedero vita alla democrazia. Si è svolto giovedì 18 giugno 2026 presso la Sala Roma Eventi – Fontana di Trevi il convegno La storia e le storie di 80 anni di Repubblica, organizzato dalla CISL e dalla FNP CISL in occasione dell’ottantesimo anniversario del Referendum Istituzionale del 2 giugno 1946.
Un momento di profonda riflessione sulla memoria sociale, sindacale e civile del Paese, che ha visto al centro i volti e le voci di chi quella storica transizione la visse in prima persona.
Nel corso dell’incontro è stato presentato il libro Viva il Re! Viva la Repubblica! 2 giugno 1946. La storia e le storie di un voto (Mondadori), curato da Alfonso Celotto (professore ordinario di Diritto Costituzionale presso l’Università di Roma Tre), e dall’avvocato giuslavorista Giulia Guerrini. Il volume offre uno spaccato unico della nascita della Repubblica, integrando l’analisi storica ed istituzionale con un ricchissimo mosaico di memorie e racconti dell’epoca. Fra le numerose testimonianze raccolte nel libro, figurano i ricordi e i vissuti di oltre sessanta iscritti centenari della FNP CISL, intervistati capillarmente su tutto il territorio nazionale dalla rete dei pensionati della CISL. Un contributo corale che ha permesso di salvare dall’oblio frammenti preziosi di vita vissuta di questi “ragazzi di ieri”.
L’iniziativa, introdotta dal Segretario Generale FNP CISL Roberto Pezzani, ha visto la partecipazione di Aldo Carera (Presidente della Fondazione “Giulio Pastore”), e degli autori del volume, Alfonso Celotto e Giulia Guerrini, prima delle conclusioni affidate alla Segretaria Generale CISL Daniela Fumarola. I lavori sono stati arricchiti dalla proiezione di due emozionanti video documentari che hanno intervallato gli interventi, portando in sala le vive voci e gli sguardi dei centenari coinvolti nel progetto.
Ad aprire l’evento è stato proprio il Segretario Generale della FNP CISL, Roberto Pezzani, il quale ha voluto ridefinire il senso profondo di quella storica data: «Il vero protagonista del 2 giugno 1946 non è stato un sovrano o un partito, ma il popolo italiano, e in particolare i milioni di donne che per la prima volta entravano da protagoniste nella vita democratica. La Repubblica, in realtà, è nata due volte: la prima nelle urne e la seconda nei campi, nelle fabbriche e nei cantieri, dove una generazione uscita dalle macerie della guerra ha ricostruito con le proprie mani il benessere del Paese».
R. Pezzani ha poi sottolineato l’impegno dell’organizzazione nel farsi ponte fra le generazioni: «Il sindacato ha il dovere di custodire questa straordinaria eredità civile e di trasmetterla ai più giovani. La memoria non è un magazzino polveroso, ma una radice profonda da cui trarre la forza per interpretare il presente e governare il cambiamento. Il suffragio universale e la conquista della democrazia non sono conquiste acquisite per sempre, ma beni preziosi che richiedono una manutenzione civile quotidiana. Riportare alla luce la commozione, l’orgoglio e la dignità con cui i lavoratori e le donne di allora affrontarono quella scelta epocale significa dare alle nuove generazioni una bussola di partecipazione e di responsabilità democratica».
I lavori sono stati conclusi dall’intervento di Daniela Fumarola, la quale ha richiamato l’altissimo valore politico e civile della scelta repubblicana: «Il 2 giugno 1946 non fu soltanto una consultazione elettorale. Fu il giorno in cui gli italiani tornarono a essere pienamente cittadini dopo gli anni della dittatura fascista. Il giorno in cui il popolo italiano scelse la Repubblica, elesse l’Assemblea costituente e assunse nelle proprie mani la responsabilità di costruire il futuro. Le costituenti e i costituenti venivano da culture politiche diverse, a volte lontanissime. Ma seppero distinguere il conflitto politico dalla responsabilità verso il Paese. Capivano che i grandi problemi si affrontano solo insieme, che dalla distruzione si esce costruendo qualcosa di comune. E’ una lezione viva più che mai».
La leader sindacale ha quindi delineato le responsabilità attuali legandole proprio all’eredità di quei testimoni: «La memoria non è nostalgia: è coscienza civile, capacità di insegnare alle nuove generazioni l’amore per la libertà. E la libertà chiede responsabilità e spesso sacrificio. Il sacrificio di chi abbiamo ascoltato fu combattere per la democrazia in un’Europa spezzata dalla guerra. Il nostro, oggi, deve essere difendere l’Europa e il suo modello sociale, ciò che rappresenta, ciò per cui la Resistenza in ogni Paese ha combattuto: pace giusta, sviluppo, giustizia, autodeterminazione, diritto e soprattutto democrazia».
Custodire i ricordi e le emozioni di chi ha raccolto l’Italia dal fango per farne una democrazia moderna non è solo un esercizio di memoria, ma il dovere morale di restituire un futuro alle speranze e ai sacrifici di quella straordinaria generazione di costruttori di libertà.








