A little life: il prezzo di vivere una vita come tante 

Quanto dolore può contenere un libro? Quanto dolore un lettore è disposto ad accettare? Sono queste le domande che sono...

Hanya Yanagihara, Una vita come tante

Quanto dolore può contenere un libro? Quanto dolore un lettore è disposto ad accettare?

Sono queste le domande che sono state rivolte a Hanya Yanagihara, scrittrice statunitense, quando ha presentato per la prima volta il suo capolavoro A little life, diffuso in Italia con il nome di Una vita come tante.

Forse un certo tipo di dolore è sempre e comunque inaccettabile, che lo si ritrovi nelle pieghe della quotidianità o tra le pagine di un libro. Forse certe opzioni – certi scivoloni che la vita può o meno presentare – sono troppo atroci per essere considerati come possibili, o anche solo accettabili.

Jude, il protagonista del romanzo, ha avuto una vita impossibile. I primi quindici anni della sua vita sono stati marchiati a fuoco, e, ora che è un uomo adulto (il romanzo si apre all’alba dei suoi vent’anni) sa che deve reimparare da capo a camminare per strada, guardare gli altri negli occhi, fidarsi dei suoi compagni di viaggio. 

Ciò che ha subito sembra seguirlo ovunque; e, cosa ancor più inaccettabile, Jude ha deciso di credere alle storie che gli sono state raccontate sul suo conto quando era ancora un bambino, e non aveva nessun tipo di amorevolezza a fargli da scudo. Nel corso della sua vita, Jude dovrà confrontarsi con ciò che è stato – con ciò che sente di essere ancora – cercando di restare a galla tra i flutti senza farsi male e senza farsi notare troppo. 

Il capolavoro di Yanagihara racconta la vita di una persona, accompagnandola in ogni suo anno, in ogni giorno vissuto, senza staccarsi mai dal fulcro dell’opera: la vita. Quella che accade e quella che si sceglie, quella da cui si rifugge e quella che torna a bussare alla porta di un presente sereno, ma fragile. 

Una vita come tante ricorda a chi legge che la letteratura, portata ai suoi massimi livelli, può bucare la carta e trasformarsi in carne. E la carne accomuna tutte le persone che esistono, così come il respiro, così come la banalità di un’esistenza che brucia fino a quando le viene concesso di farlo. 

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Chiara Cecere

Chiara Cecere

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