Un corteo partecipato e gioioso ha attraversato il cuore della capitale, dal Colosseo fino alla Piramide Cestia, per ribadire un messaggio chiaro: «Cuba no está sola».
La manifestazione, animata da associazioni di solidarietà internazionale, movimenti pacifisti e comunità latinoamericane, africane, ha portato in strada centinaia di persone unite dalla richiesta di porre fine all’embargo economico contro l’isola caraibica.
Striscioni, bandiere cubane e cartelli scritti in più lingue hanno accompagnato il corteo lungo il percorso. Tra gli slogan più scanditi: «Più medici meno bombe» e «Let Cuba breathe», richiami diretti alla necessità di investire nella cooperazione sanitaria e umanitaria piuttosto che nelle spese militari.
Il corteo si è mosso in modo ordinato ma determinato, trasformando le vie della città in uno spazio di denuncia politica e solidarietà internazionale. «Cuba non è sola», hanno ripetuto più volte i partecipanti, sottolineando come l’isola continui a rappresentare, nonostante le difficoltà economiche, un modello di resistenza e di impegno sociale, soprattutto nel campo della sanità.
Durante il percorso non sono mancati interventi al megafono che hanno ricordato gli effetti concreti delle sanzioni sulla popolazione cubana: dalla difficoltà nell’accesso ai farmaci alle limitazioni nelle forniture mediche. Un tema particolarmente sentito anche alla luce delle recenti crisi dovute al blocco delle petroliere verso Cuba che hanno messo sotto pressione tutto il Paese con interruzioni dell’elettricità continue e senza avviso.
La manifestazione si è conclusa nei pressi della Piramide, dove i partecipanti si sono raccolti per gli ultimi interventi e per ribadire le richieste: la fine del blocco economico e il rispetto del diritto di Cuba a svilupparsi senza pressioni esterne. Tra i manifestanti molte famiglie e striscioni contro il presidente Usa, Donald Trump, ed il primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, oltre a bandiere dei movimenti di sinistra.
In un contesto internazionale segnato da conflitti e tensioni, la piazza romana ha scelto una linea netta: meno armi, più cooperazione. Un messaggio semplice, ma che continua a trovare voce nelle strade di molte città del mondo.
articolo di Luciano del Castillo








