Addio a Donald Sutherland 

È morto a quasi ottantanove anni (li avrebbe compiuti fra meno di un mese) il grande attore canadese, interprete di Quella...

Donald Sutherland e Jane Fonda
Donald Sutherland con Jane Fonda in "Una squillo per l'ispettore Klute" di Alan J. Pakula

È morto a quasi ottantanove anni (li avrebbe compiuti fra meno di un mese) il grande attore canadese, interprete di Quella sporca dozzina di Robert Aldrich, M.A.S.H. di Robert Altman, Una squillo per l’ispettore Klute di Alan J. Pakula, Il giorno della locusta di John Schlesinger, Novecento di Bernardo Bertolucci, Il Casanova di Federico Fellini di F. Fellini, La cruna dell’ago di Richard Marquand, L’arte della guerra di C. Duguay, Space Cowboys di Clint Eastwood, Piazza delle Cinque Lune di Renzo Martinelli, Orgoglio e pregiudizio di Joe Wright, Chiedi alla polvere di Robert Towne, La migliore offerta di Giuseppe Tornatore, Ella & John – The Leisure Seeker di Paolo Virzì.

«Mai scoraggiato da un ruolo, buono, cattivo o brutto che fosse. Amava ciò che faceva e faceva ciò che amava. Non si può chiedere di più. Una vita ben vissuta», ha dichiarato Kiefer Sutherland annunciando la scomparsa di suo padre.

Nato a Saint John – nel New Brunswick, in Canada – nel luglio 1935, si laurea in Ingegneria e si trasferisce poi in Inghilterra, dove avvia la sua carriera nel mondo dello spettacolo.

Dopo alcune esperienze teatrali, esordisce al cinema all’inizio degli anni Sessanta. Molto alto (oltre un metro e novanta), dinoccolato, viso lungo ed occhi di ghiaccio, dopo i primi ruoli secondari – Le donne del mondo di notte (1963) di Wolf Rilla, Stato d’allarme (1965) di James Poe, Una notte per morire (1965) di Silvio Narizzano – o film horro –  Il castello dei morti vivi (1964) di Luciano Ricci e Lorenzo Sabatini, Le cinque schiave del terrore (1965) di Freddie Francis -, comincia ad affermarsi nel ruolo di Pinkley nel celebre Quella sporca dozzina (1967) di Robert Aldrich, con Lee Marvin, Charles Bronson, John Cassavetes e Jim Brown.

I film successivi fanno affiorare la grande professionalità e un notevole talento eclettico che gli permettono di spaziare dal registro drammatico a quello comico. È il beffardo chirurgo dell’ospedale da campo nel graffiante M.A.S.H. (1970) di Robert Altman, un freddo e efficiente detective in Una squillo per l’ispettore Klute (1971) di Alan J. Pakula, in cui recita con una superlativa Jane Fonda (Oscar come Miglior Attrice Protagonista), un filosofo sciroccato in Il giorno della locusta (1975) di John Schlesinger, un violento fascista in Novecento (1976) di Bernardo Bertolucci, un spia tedesca in fuga in La cruna dell’ago (1981) di Richard Marquand, un ricco borghese nel drammatico Sei gradi di separazione (1993) di Fred Schepisi, il segretario generale delle Nazioni Uniti nel poliziesco L’arte della guerra (2000) di Christian Duguay, un giudice di provincia in pensione coinvolto suo malgrado nelle indagini sul Caso Moro in Piazza delle Cinque Lune (2003) di Renzo Martinelli.

Fra le sue prove più riuscite va senz’altro ricordata quella in Il Casanova di Federico Fellini (1976) di F. Fellini, in cui ritrae in maniera elegante e stilizzata la figura del celeberrimo libertino veneziano. 

Dopo il 2000 appare nel kolossal, Ritorno a Cold Mountain (2003) di Anthony Minghella, in ottime versioni cinematografiche di opere letterarie – Orgoglio e pregiudizio (2005) tratto dal celebre romanzo omonimo di Jane Austen, diretto da Joe Wright e interpretato da Keira Knightley, Matthew MacFayden, Brenda Blethyn e Rosamund Pike, e Chiedi alla polvere (2006), tratto dal libro omonimo di John Fante, diretto da Robert Towne e interpretato da Salma Hayek e Colin Farrell – in opere con toni da denuncia – Lord of War (2005) di Andrew Niccol – ed appare in un piccolo ruolo in Reign Over Me (2007) di Mike Binder.

Versatile e misurato, perfetto sia nei ruoli comici sia in quelli drammatici o ambigui, con il trascorrere degli anni ha ormai raggiunto una recitazione emotiva e calibrata “al millimetro”, che, ad ogni sua prova, assicura standard di alto livello e di grandissima professionalità.

In circa sessant’anni di carriera ha preso parte ad oltre centocinquanta film. Fra gli altri titoli ricordiamo Il cervello da un miliardo di dollari (1967) di Ken Russell, I sei della grande rapina (1968) di Gordon Fleming, Joanna (1968) di Michael Sarne, I guerrieri (1970) di Brian G. Hutton, con Clint Eastwood e Telly Savalas,  Il mondo di Alex (1970) di Paul Mazursky, Piccoli omicidi (1971) di Alan Arkin, l’agghiacciante E Johnny prese il fucile (1971), diretto dal grande sceneggiatore Dalton Trumbo (alla sua unica regia), I diamanti dell’ispettore Klute (1973) di Tom Gries, Alien Thunder (1974) di Claude Fournier,  Assassinio sul ponte (1975) di Maximilian Schell, con Jon Voight,  La notte dell’aquila (1976) di John Sturges, Ridere per ridere (1977) di John Landis, …Unico indizio, un anello di fumo (1977) di Stuart Cooper, Rosso nel buio (1978) di Claude Chabrol, Animal House (1978) di J. Landis, Terrore dallo spazio profondo (1978) di Philip Kaufman, Assassinio su commissione (1979) di Bob Clark, 1855 – La prima grande rapina al treno (1979) di Michael Crichton, con Sean Connery, Gente comune (1980) di Robert Redford (alla sua prima regia e subito vincitore dell’Oscar), A cuore aperto (1981) di Richard Pierce, Crackers (1984) di Louis Malle, Prova d’innocenza (1985) di Desmond Davis, Revolution (1985) di Hugh Hudson, La vita di Gaugin (1986) di Henning Carlsen, La notte dello sciamano (1988) di Ralph L. Thomas, Sorvegliato speciale (1989) di John Flynn, con Sylvester Stallone, Un’arida stagione bianca (1989) di Euzhan Palcy, L’esercizio del potere (1990) di John Irvin, Fuoco assassino (1991) di Ron Howard, Grido di pietra (1991) di Werner Herzog, JFK – Un caso ancora aperto (1991) di Oliver Stone, The Railway Station Man (1992) di Michael Whyte, Beneficio del dubbio (1993) di Jonathan Heap, Rivelazioni (1994) di Barry Levinson, Virus letale (1995) di Wolfgang Petersen, Il momento di uccidere (1996) di Joel Schumacher, tratto dal romanzo omonimo di John Grisham,  The Assignment – L’incarico (1997) di Christian Duguay, Il tocco del male (1998) di Gregory Hoblit, Space Cowboys (2000) di Clint Eastwood, con C. Eastwood medesimo, James Garner e Tommy Lee Jones, Un funerale dell’altro mondo (2001) di Feng Xiaogang, The Italian Job (2003) di F. Gary Gray, Tempesta baltica (2003) di Reuben Leder, Aurora Borealis (2005) di James C. E Burke, Land of the Blind (2006) di Robert Edwards, Puffball – L’occhio del diavolo (2007) di Nicholas Roeg, Tutti pazzi per l’oro (2008) di Andy Tennant, L’artista della truffa (2010) di Risa Bramon Garcia, The Eagle (2011) di Kevin MacDonald, Dawn Rider (2012) di Terry Miles, La migliore offerta (2013) di Giuseppe Tornatore, The Calling – Vocazione omicida (2014) di Jason Stone, Il gioco della giustizia (2015) di Jon Cassar. 

Molto attivo anche in età avanzata, in epoche più recenti è apparso in film come Ella & John – The Leisure Seeker (2017) di Paolo Virzì, American Hangman (2019) di Wilson Coneybeare, Alone (2020) di Johnny Martin, Moonfall (2022) di Roland Emmerich.

Nel 2017 viene premiato con un meritatissimo Oscar alla Carriera.

In televisione è apparso in film tv – L’inverno del nostro scontento (1983) di Waris Hussein, Cittadino X (1995) di Chris Gerolmo, Oltre la maschera (1998)  di Tom McLoughlin, La rivolta (2001) di Jon Avnet, Path to War (2001) di John Frankenheimer, The Eastmans (2009) di Jason Ensler – ed in alcuni episodi di serie e miniserie – Il Santo (1965 e 1966),  Salem’s Lot (2004), Frankenstein (2004) di Kevin Connor, Human Trafficking  (2005) di Christian Duguay, Una donna alla Casa Bianca (2005, circa venti episodi), Dirty Sexy Money  (2007-09, circa venticinque episodi), I pilastri della terra (2010) di Sergio Mimica-Gezzan, Moby Dick (2011) di Mike e Mark Barker, L’isola del tesoro (2012), Crossing Lines (2013-15, circa trentacinque episodi), Ice (1916-17), Trust (2018), The Undoing – Le verità non dette  (2020) di Susanne Bier, Lawmen – La storia di Bass Reeves (2022) di Christina Alexandra Voros e Damian Marcano.

Alessandro Poggiani

Alessandro Poggiani

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da vent'anni circa, ha lavorato come battitore per libri, saggi e articoli, e come segretario di produzione per un docufilm su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore, con la Dino Audino editore e con AGR. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e fotografo in occasione di incontri, dibattiti, presentazioni di libri, fiere librarie e vernissages.

Dalla Home