Addio a Glenda Jackson

È morta a Londra all’età di ottantasette anni la grande attrice teatrale e cinematografica britannica, interprete di “Domenica maledetta domenica”...

Glenda Jackson in "Un tocco di classe" di Melvin Frank

È morta a Londra all’età di ottantasette anni la grande attrice teatrale e cinematografica britannica, interprete di “Domenica maledetta domenica” di John Schlesinger, “Maria Stuarda, regina di Scozia” di Charles Jarrott, “Un tocco di classe” di Melvin Frank e “Due sotto il divano” di Ronald Neame.

Nata a Birkenhead – nella zona di Liverpool – il 9 maggio 1936 (stesso giorno, mese ed anno del grande Albert Finney, scomparso nel febbraio 2019) da una famiglia operaia, dopo aver abbandonato gli studi, dal ’54 al ’56 lavora in una Boots Pharmacy per poi frequentare il Royal Academy of Dramatic Art di Londra.

Nel ’57 debutta a teatro nella pièce Tavole separate di Terence Rattigan (che l’anno seguente verrà portata al cinema con il film omonimo di Delbert Mann, con Burt Lancaster, Rita Hayworth e David Niven). La sua carriera ha una svolta quando entra a far parte della Royal Shakespeare Company e Peter Brook le affida il ruolo di Carlotta Corday in Marat/Sade (1965), pièce scritta dal tedesco Peter Weiss, (ruolo che interpreterà ancora nella versione cinematografica del 1967 diretta dallo stesso P. Brook) portata in scena in un tour britannico ed al Martin Beck Theatre di New York.

Diretta da P. Brook, recita anche in L’istruttoria (1965), di P. Weiss, nell’opera sperimentale di Denis Canan US (1966) e in Antonio e Cleopatra (1978) di William Shakespeare. Fra le altre opere shakespeariane, Pene d’amor perdute (1965), regia di John Barton, Amleto (1965), regia di Peter Hall, in cui recita con Christopher Plummer, Macbeth (1989), regia di Zoe Caldwell.

Recita anche in opere di Berthold Brecht, – Puntila e il suo servo Matti (1965), regia di Michel Saint-Denis, e Madre coraggio e i suoi figli (1989), regia di Philip Prowse -, Eugene O’Neill – Strano interludio (1984), regia di Keith Hack, Il lutto si addice a Elettra (1990), regia di P. Prowse -, Henrik Ibsen – Hedda Gabler (1974), regia di Trevor Nunn -, Racine – Fedra (1984), regia di P. Prowse – Federico García Lorca – La casa di Bernarda Alba (1986), regia di Nuria Espert -, Chi ha paura di Virginia Woolf? (1989), scritto e diretto da Edward Albee.

Al cinema esordisce nel ’63 con una piccola parte in Io sono un campione di Linsday Anderson, con Richard Harris e Rachel Roberts e considerato come uno fra i capolavori del Free Cinema inglese degli anni Sessanta. Il successo arriva con Donne in amore (1969) di Ken Russell, tratto dal libro di David H. Lawrence Donne innamorate (1920), interpretato anche da Oliver Reed e con cui vince l’Oscar come Miglior Attrice Protagonista.

L’anno seguente, nuovamente diretta da K. Russell, recita in L’altra faccia dell’amore (1970), con Richard Chamberlain, ispirato alla vita del musicista Pëtr Il’ič Čajkovskij e poi in Il boy friend (1971), adattamento – dello stesso K. Russell – del musical di Sandy Wilson The Boy Friend (1954), grande successo a Broadway interpretato anche da un’allora esordiente Julie Andrews.

Attrice di grandissima classe e professionalità e volto straordinariamente espressivo, interpreta abilmente e con grande versatilità qualunque tipo di ruolo, dal brillante al drammatico. È la regina Elisabetta I nel drammatico Maria Stuarda, regina di Scozia (1971), di Charles Jarrott, con Vanessa Redgrave, Trevor Howard e Patrick McGoohan; con Un tocco di classe (1973) di Melvin Frank, in cui è in brillante duetto con un bravissimoGeorge Segal, vince il suo secondo Oscar come Miglior Attrice Protagonista e un Golden Globe.

Negli anni successivi passa ad interpretazioni drammatiche in Il sorriso del grande tentatore (1974) di Damiano Damiani, con Arnoldo Foà, Adolfo Celi e Gabriele Lavia, Il mistero della signora Gabler (1975) di Trevor Nunn, tratto dal dramma del grande drammaturgo norvegese Henrik Ibsen Hedda Gabler (1890), Una romantica donna inglese (1975) di Joseph Losey, con Michael Caine e Helmut Berger, nel biografico Sarah Bernhardt – La più grande attrice di tutti i tempi (1976) di Richard Fleischer, e torna  nuovamente a generi più leggeri in Marito in prova (1979) di M. Frank, in cui recita nuovamente con G. Segal, alla satira politica – Health (1980) di Robert Altman, con Lauren Bacall e James Garner – alla commedia brillante – Due sotto il divano (1980) di Ronald Neame, con Walter Matthau.

Diretta da K. Russell interpreta L’ultima Salomè (1988), ispirato alla tragedia omonima (1891) di Oscar Wilde, e La vita è un arcobaleno (1989) tratto dal libro di David H. Lawrence L’arcobaleno (1915). Fra gli altri film ricordiamo Domenica maledetta domenica (1971) di John Schlesinger, Triplo eco (1972) di Michael Apted, con O. Reed, Prigioniero del passato (1982) di Alan Bridges, tratto dal libro di Rebecca West The Return of the Soldier (1918), Tartaruga ti amerò (1985) di John Irving, con Ben Kingsley, Terapia di gruppo (1987) di Robert Altman, tratto dalla commedia omonima di Christopher Durang.

All’inizio degli anni Novanta abbandona la recitazione per dedicarsi alla politica, attività che proseguirà per oltre vent’anni come deputata laburista alla Camera dei Comuni. Nel 2016, dopo oltre venticinque anni di assenza, torna sulle scene teatrali all’Old Vic di Londra in un Re Lear di Shakespeare per la regia di Deborah Warner.

Due anni dopo è a New York, al John Golden Theatre a Broadway, in Tre donne alte di Edward Albee, regia di Joe Mantello, con cui vince un Tony Award come Miglior Attrice Protagonista in un’opera teatrale. Nel 2019, ancora a New York, al Cort Theatre, con un altro Re Lear, regia di Sam Gold.

Molto attiva anche in televisione, è apparsa in alcuni film tv – Horror of Darkness (1965), La storia di Patricia Neal (1981) di Anthony Harvey e Anthony Page, con Dirk Bogarde, Sacharov (1984) di Jack Gold, A Murder of Quality (1991) di Gavin Millar, The House of Bernarda Alba (1991) di Stuart Burge, The Secret Life of Arnold Bax (1992) di Ken Russell, Elizabeth is Missing (2019) di Aisling Wilsh – ed in alcuni episodi di serie e miniserie, fra cui Elisabetta Regina (1971, sei episodi), di cui è protagonista e che narra le vicende di Elisabetta I d’Inghilterra.

Alessandro Poggiani

Alessandro Poggiani

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da vent'anni circa, ha lavorato come battitore per libri, saggi e articoli, e come segretario di produzione per un docufilm su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore, con la Dino Audino editore e con AGR. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e fotografo in occasione di incontri, dibattiti, presentazioni di libri, fiere librarie e vernissages.

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