All’interno della rassegna Roma Borgata Festival va in scena Bar Campioni, mette al centro un’idea semplice: le storie più vere, in Italia, si sono sempre raccontate lì, appoggiati al banco, senza sipario. Questa volta la voce che sale tra i tavolini racconta di un uomo che le montagne le saliva come si sale su una sedia — con rabbia e senza chiedere permesso: Vito Taccone, il Camoscio d’Abruzzo.
In quale bar italiano, non arriva quel momento in cui il protagonista dietro al bancone smette di servire caffè e comincia a raccontare storie. Succede sempre che qualcuno racconta un’impresa, un ricordo, un’ossessione condivisa, e il tempo del quartiere si ferma per ascoltare. È da questa alchimia quotidiana che nasce Bar Campioni, il format che torna nella cornice del Roma Borgata Festival per trasformare ancora una volta il banco di un bar in palcoscenico. Stavolta la voce che sale dal bancone è quella di Vito Taccone, il Camoscio d’Abruzzo, corridore che ha fatto della salita un destino e della resistenza un linguaggio.
Giunto alla sua seconda edizione, il Roma Borgata Festival si conferma una rassegna multidisciplinare diffusa che, dal 9 maggio al 13 settembre 2026, attraversa le borgate e le periferie della Capitale — da Centocelle all’Alessandrino, da Primavalle al Trullo, fino a Tor Pignattara — portando musica, teatro, danza, circo contemporaneo, residenze e laboratori in spazi non convenzionali: mercati rionali, bar di quartiere, cortili, parchi urbani. Sotto la direzione artistica di Alessandra Muschella, con il progetto dell’associazione A.S.A.P.Q., il festival trasforma il territorio in un organismo vivo, dove cultura, memoria e narrazione collettiva si intrecciano nei luoghi più quotidiani della città.
Stavolta la storia è quella di Vito Taccone, il Camoscio d’Abruzzo.
Un ciclista ribelle, combattivo, affamato di vittorie e di riscatto. Un uomo che ha scalato le montagne più dure con le gambe e la vita con lo stesso coraggio. Nato ad Avezzano, diventato leggenda nel Giro d’Italia del 1963, accolto da settantamila persone come un imperatore che torna a casa.
Ma questa non è solo la storia di un campione.
È la storia di un’Italia dimenticata, quella delle campagne svuotate dall’emigrazione, che in Taccone ha trovato un simbolo di rinascita dopo la guerra. È la storia di un uomo che, finita la gloria dello sport, si è ritrovato solo, malato, incatenato davanti a un tribunale — a urlare un’innocenza che il mondo ha riconosciuto troppo tardi.
Ariele Vincenti porta in scena questa epopea umana e sportiva, tra ironia, dialetto e commozione.
Un tributo a un eroe che l’Italia ha quasi dimenticato, ma che il suo popolo non ha mai smesso di raccontare.
BAR CAMPIONI — IL CICLISTA INCATENATO
Dove: Parco Tor Fiscale, via dell’Acquedotto Felice 120
Quando: Giovedì 10 settembre, ore 19:00
Di e con Ariele Vincenti
Musiche Tiziano Gialloreto
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