Alda Merini: la poesia e il tempo di fiorire

“Sono nata il ventuno a primavera,  ma non sapevo che nascere folle, aprire le zolle potesse scatenar tempesta.” Inizia così...

Alda Merini
Foto Giuliano Grittini -CC-BY-SA-3.0

“Sono nata il ventuno a primavera, 
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.”

Inizia così Sono nata il ventuno a primavera, indimenticabile poesia di una ancor più indimenticabile poetessa. Alda Merini è nata proprio il 21 marzo 1931, figlia di un mondo a cui aveva da subito capito di appartenere poco. 

Sono poche righe che condensano la vita di una donna e di un’artista. La nascita viene qui rappresentata come un atto primordiale, come regola stessa del vivere, atto imprescindibile che colloca una vita nella ferita del tempo e dello spazio, nel momento sempre presente dell’esistenza.

Ma nascere non è sufficiente. Subito si aggiunge un altro elemento: la follia. Imperscrutabile, eterna. Che appartiene a tutte le cose. Vivere è di per sé un atto folle. Accettare le angolature e le crepe della quotidianità non può non essere visto come un atto singolarmente coraggioso.

A che serve vivere? A dare significato. E a che serve dare significato? A vivere, senza dubbio.

È difficile parlare di follia, perché è difficile distaccarla dai discorsi retorici. Ma la poesia è il contrario della retorica. La poesia è coraggio.

Alda Merini ci ha lasciato troppo presto, ma la sua poesia apre le porte a ogni primavera. E torna, torna. Continua a tornare.

Continua a fiorire.

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Chiara Cecere

Chiara Cecere

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