Allarme Coldiretti: Made in Italy agroalimentare a rischio

La crisi nel Mar Rosso pesa sulle aziende italiane, dal settore petrolifero-energetico a quelle manifatturiero fino ad arrivare all’agroalimentare. «L’export...

Made in Italy - Crisi Mar Rosso

La crisi nel Mar Rosso pesa sulle aziende italiane, dal settore petrolifero-energetico a quelle manifatturiero fino ad arrivare all’agroalimentare.

«L’export agroalimentare Made in Italy in Asia vale 5,5 miliardi nel 2023 del quale quasi il 90% raggiunge i Paesi di destinazione per via marittima – è quanto emerge dall’analisi della Coldiretti su dati Istat – e si scontra con le difficoltà alla navigazione provocate dagli attacchi degli Houthi dello Yemen contro le navi nel Mar Rosso. L’allungamento delle rotte marittime tra Oriente e Occidente, costretta ad evitare il Canale di Suez, ha portato ad aumenti vertiginosi del costo dei trasporti marittimi e dei tempi di percorrenza. Una situazione che impatta pesantemente – sottolinea l’organizzazione agricola – sui prodotti deperibili come l’ortofrutta fresca con l’allungamento dei tempi che potrebbe creare problemi di conservazione del prodotto fresco con il rischio di perdere fette importanti di mercato che sarebbero poi difficili da recuperare. L’ortofrutta fresca e trasformata ha un valore attorno al miliardo, pasta e prodotti da forno per 800 milioni, dolci per altri 400 milioni e vino per oltre mezzo miliardo, con la Cina che – prosegue – si contende con gli Usa il primato nel consumo di rossi di cui l’Italia è tra i primi tre Paesi fornitori».

Sulla scia di allarme della Coldiretti, si posiziona anche Gianclaudio Torlizzi, Fondatore della società di consulenza T-Commodity e Consigliere del Ministro della Difesa: «Le consegne ritardano di circa un mese, i costi sono in aumento. Importare un container dalla Cina – spiega l’analista – ad esempio oggi costa 6mila dollari rispetto ai 1500 dollari di inizio dicembre. I ritardi stanno inducendo i grandi gruppi industriali del manifatturiero, soprattutto le multinazionali, a tagliare le produzioni».

«I miei clienti riportano costi in aumento e ritardi che vengono compensati con tagli produttivi per evitare di ritrovarsi con un elevato tasso di incompleti. Lo scenario stagflazionistico – aggiunge Torlizzi – che non ci aveva mai veramente abbandonato, sta nuovamente bussando alla porta dell’Europa».

«La Bce – dice Torlizzi – sembra ancora non avere compreso il fatto che il forte aumento dell’inflazione in Europa è stato legato alle restrizioni sul lato dell’offerta. La Bce ha fatto scelte monetarie troppo zelanti e restrittive».

Secondo l’esperto, la crisi nel Mar Rosso «è la dimostrazione di quanto l’Eurotower non governi la situazione da un punto di vista strutturale, non potendo agire sull’offerta, che in Europa è il vero driver della inflazione. Oggi – prosegue Torlizzi – nell’attuale frammentazione geopolitica l’inflazione, con dei grossi differenziali fra Stati in Europa, la combatti solo se aumenti l’offerta produttiva e questo contrasta con una politica monetaria restrittiva omogenea per tutti».

Fa notare, invece, come si dovrebbe «mantenere i tassi a breve alti e fare politiche di quantitative easing, gli acquisti di attività, sulle scadenze a lungo termine per permettere alle imprese di investire in capacità produttiva».

Nell’immediato l’Europa, per Torlizzi, «deve proteggere le navi che arrivano in Italia, ma per farlo deve avere le risorse, risorse che – sottolinea – però se si continua a difendere l’austerity non possono essere messe a disposizione della difesa dell’industria» e «la questione di fondo è che dal Patto di stabilità alcune voci come la Difesa devono essere scorporate», conclude il Fondatore di T-Commodity e Consigliere del Ministro della Difesa.

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Maria Antonietta Conso

Maria Antonietta Conso

Classe 1996, giornalista pubblicista esperta in comunicazione e marketing e appassionata di temi sindacali.

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