Il grande schermo si prepara ad accogliere una delle opere più discusse, coraggiose e politicamente urgenti dell’anno: a partire dal 28 settembre 2026, infatti, arriva nelle sale italiane Naza, il dirompente documentario britannico scritto e diretto dai registi e giornalisti Yuval Abraham e Rachel Szor e distribuito da I Wonder Pictures.
Fresco di trionfo all’83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove si è aggiudicato il prestigioso Premio Speciale della Giuria, il film promette di scuotere le coscienze del pubblico affrontando con cruda lucidità uno degli aspetti più oscuri e taciuti dell’attuale conflitto a Gaza: l’uso sistematico dell’intelligenza artificiale e della sorveglianza automatizzata nei sistemi di puntamento militari.
L’opera si sviluppa come un’indagine tanto rigorosa quanto agghiacciante, in quanto lo stesso titolo, Naza, racchiude in sé il nucleo tematico del film: si tratta infatti di un acronimo militare derivato dalle parole ebraiche “Nezek Agavi”, che si traduce letteralmente con l’asettica espressione “danno collaterale”.
Attraverso una narrazione che rifugge lo spettacolarismo, i registi hanno raccolto le testimonianze di ventiquattro ufficiali e soldati dell’intelligence israeliana, le cui identità, volti e voci sono stati rigorosamente alterati digitalmente per garantirne l’anonimato. Intervistati nel cuore della notte sui tetti di una Tel Aviv apparentemente ignara, i militari raccontano nel dettaglio l’impiego di sofisticati software, battezzati con nomi in codice come “Lavender”, “Homeland” e “Where’s Daddy” e progettati per tracciare i sospetti tramite le comunicazioni dei familiari e automatizzare la stesura delle liste dei bersagli, accettando preventivamente precise quote di vittime civili.
Come prevedibile, l’uscita del documentario ha scatenato un vero e proprio terremoto politico: infatti i vertici del governo israeliano hanno duramente condannato l’opera, con le Forze di Difesa che ne hanno respinto le accuse.
Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha definito scioccante la reazione di Venezia, parlando di un’«incitazione globale all’antisemitismo» e annunciando proposte di legge per accusare i registi di diffamazione e revocarne la cittadinanza, misura peraltro invocata esplicitamente anche dal Ministro della Cultura Miki Zohar con l’accusa di tradimento.
Di contro, la comunità artistica si è mobilitata in massa in difesa della libertà d’espressione: oltre duecento cineasti israeliani hanno firmato una petizione ufficiale in solidarietà con i due autori, condannando fermamente l’aggressiva campagna di istigazione lanciata contro di loro.
L’arrivo di Naza nelle sale non rappresenta dunque una semplice uscita cinematografica, ma un atto di necessaria resistenza analitica. Sfruttando la forza immersiva e il rito collettivo del cinema, Abraham e Szor ci costringono a guardare in faccia le conseguenze disumanizzanti della guerra decisa dagli algoritmi.








