Auguri a Hanna Schygulla

La grande attrice tedesca, interprete di film quali Il fidanzato, l’attrice e il ruffiano di Jean-Marie Straub, Effi Briest, Il matrimonio di Maria Braun di...

Hanna Schygulla
Hanna Schygulla in "Il mercante delle quattro stagioni" di Rainer Werner Fassbinder

La grande attrice tedesca, interprete di film quali Il fidanzato, l’attrice e il ruffiano di Jean-Marie Straub, Effi BriestIl matrimonio di Maria Braun di Rainer Werner Fassbinder, Falso movimento di Wim Wenders, Un amore in Germania di Andrej Wajda, Storia di Piera di Marco Ferreri, La nina dei tuoi sogni di Fernando Trueba, Terra promessa di Amos Gitai, Ai confini del paradiso di Fatih Akin e molti altri, spegne ottanta candeline.

Nata a Konigshutte (l’attuale Katowice, nella Polonia all’epoca invasa dai tedeschi), dopo la giovinezza trascorsa a Monaco di Baviera, intraprende studi filologici. L’incontro con il regista Rainer Werner Fassbinder (1945-1982) fa maturare la sua passione per il teatro, che la porterà a calcare i palcoscenici per molti anni.

Bionda, occhi azzurri, volto dai lineamenti irregolari e fascino magnetico ed enigmatico, esordisce al cinema alla fine degli anni Sessanta nell’anticonvenzionale Il fidanzato, l’attrice e il ruffiano (1968) di Jean-Marie Straub.

Tuttavia, sarà nuovamente Fassbinder a condurla verso la maturità artistica riservandole ruoli – da protagonista e non – di notevole spessore, da Il fabbricante di gattini (1969) e Attenzione alla puttana santa (1971) al letterario Effi Briest (1974) e al gelido Il matrimonio di Maria Braun (1979).

Grintosa, caparbia, rappresentante di uno stile recitativo rigoroso e senza sbrodolature, dopo una parentesi televisiva di grande successo – Berlin Alexanderplatz (1980) -, anch’esso diretto da R. W. Fassbinder, nelle pellicole seguenti viene diretta da altri registi, dando vita a personaggi intensi, contraddistinti da quella stessa anticonvenzionalità che le appartiene anche nella vita fuori dai set.

Già giovane compagna di vita nel letterario Falso movimento (1974) di Wim Wenders, è poi un’adultera circondata dai sospetti nel cupo Un amore in Germania (1983) di Andrej Wajda, una madre ninfomane nell’onirico Storia di Piera (1983) di Marco Ferreri, tratto dal libro omonimo di Dacia Maraini, una rigida Magda Goebbels nel suggestivo La niña dei tuoi sogni (1998) di Fernando Trueba, un’ambigua tenutaria di bordello in Terra promessa (2004) di Amos Gitai.

In Ai confini del paradiso (2007) di Fatih Akin, è l’anziana Lotte, la quale, in seguito alla perdita della figlia, rimette in discussione tutte le sue convinzioni sulla vita e sul mondo.

Fra gli altri film ricordiamo Scene di caccia in bassa Baviera (1969) di Peter Fleischmann, L’amore è più freddo della morte (1969), Dei della peste (1970), Perché il signor R. è colto da follia improvvisa? (1970), Il mercante delle quattro stagioni (1972), Le lacrime amare di Petra von Kant (1972), La terza generazione (1979), Lili Marleen (1981), tutti di Rainer Werner Fassbinder, L’inganno (1981) di Volker Schlondorff, Il mondo nuovo (1982) di Ettore Scola, Passion (1982) di Jean-Luc Godard, Antonieta (1982) di Carlos Saura, Lucida follia (1983) di Margarethe von Trotta, Il futuro è donna (1984) di Marco Ferreri, L’altro delitto (1991) di Kenneth Branagh, Golem – Lo spirito dell’esilio (1992) di Amos Gitai, Cento e una notte (1995) di Agnès Varda, Faust (2011) di Alexandr Sokurov, Avanti (2012) di Emmanuelle Antille, Vijay – Il mio amico indiano (2013) di Sam Garbarski, The Quiet Roar (2014) di Henrik Hellstrom.

In epoche più recenti è apparsa in film come Unless (2016) di Alan Gilsenan, Fortunata (2017) di Sergio Castellitto, La Prière (2018) di Cédric Kahn, Il mistero di Henri Pick (2019) di Rémi Besançon, tratto dal romanzo omonimo di David Foenkinos, Tous s’est bien passé (2021) di François Ozon, con Charlotte Rampling, Peter von Kant (2022) di F. Ozon, Povere creature! (2023) di Yorgos Lanthimos.

Molto attiva anche in televisione, è apparsa in numerosi film tv – Die Revolte (1969) di Reinhard Hauff, Baal – (1970) di Volker Schlondorff, Il caffè (1970), Il viaggio di Niklashauser (1970), Rio das Mortes (1971), Pionieri a Ingolstadt (1971), La libertà di Brema (1972) e Selvaggina di passo (1972), tutti di Rainer Werner Fassbibinder, Jacob von Guntern (1971) di Peter Lilienthal, Die Ahnfrau – Oratorium nach Franz Grillparzer (1971) di Peer Raben, Haus am Meer (1973) di Reinhard Hauff, Der Katzensteg (1975) di Peter Meincke, Intermezzo fur funf Hande (1977) di Ludwig Cremer, L’Aide-mémoir (1984) di Pierre Boutron, Barnum – Il re del circo (1986) di Lee Philps, in cui recita con il grande Burt Lancaster a fine carriera, Il veneziano, vita e amori di Giacomo Casanova (1987) di Simon Langton, El verano de la senora Forbes – (1989), Le bel horizon (1994) di Charles L. Bitsch, Absolitude (2001) di Hiner Saleem, Das Unreine mal – (2006) di Thomas Freundner, Clara, une passion française (2009) di Sébastien Grall – ed in alcuni episodi di serie e miniserie – Die Damonen (1977), Il grande palpito (1979) , Pietro il Grande (1986), Me alquilo para sonar (1992), Associations de bienfaiteurs (1995), Angelo nero (1998).

Alessandro Poggiani

Alessandro Poggiani

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da vent'anni circa, ha lavorato come battitore per libri, saggi e articoli, e come segretario di produzione per un docufilm su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore, con la Dino Audino editore e con AGR. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e fotografo in occasione di incontri, dibattiti, presentazioni di libri, fiere librarie e vernissages.

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