Auguri a Meryl Streep

La grande attrice americana, interprete di Il cacciatore di Michael Cimino, Kramer contro Kramer di Robert Benton, La donna del...

Meryl Streep
Meryl Streep al Festival di Cannes 2024 (foto Laura Venezia ©AGR

La grande attrice americana, interprete di Il cacciatore di Michael Cimino, Kramer contro Kramer di Robert Benton, La donna del tenente francese di Karel Reisz, La scelta di Sophie di Alan J. Pakula, Silkwood di Mike Nichols, La mia Africa di Sydney Pollack, I ponti di Madison County di Clint Eastwood, The Iron Lady di Phyllida Lloyd, Florence di Stephen Frears e The Post di Steven Spielberg, Panama Papers di Steven Soderbergh, spegne settantacinque candeline.

Nata a Summit – nel New Jersey – nel 1949, bionda, volto spigoloso dai lineamenti duri, dopo gli studi d’arte drammatica ed alcune esperienze in teatro ed in televisione, viene scartata ai provini per King Kong di John Guillermin (il ruolo andrà alla coetanea Jessica Lange, anche lei al suo esordio cinematografico) ed arriva al cinema l’anno seguente in un ruolo secondario (ma molto incisivo) in Giulia (1977) di Fred Zinnemann, in cui recita – non sfigurando affatto – con le bravissime e già affermate Vanessa Redgrave (premiata con l’Oscar come Miglior Attrice Protagonista) e Jane Fonda e con l’altrettanto bravo Jason Robards (Oscar come Miglior Attore non Protagonista).

Ottiene il suo primo ruolo importante al suo secondo film, il drammatico Il cacciatore (1978) di Michael Cimino, in cui interpreta Linda, la sensibile fidanzata di Nick (Christopher Walken, Oscar come Miglior Attore non Protagonista). Nel film anche i superlativi Robert De Niro e John Cazale (al suo ultimo film).

L’anno successivo fornisce due ottime prove nel ruolo della vendicativa Jill, ex moglie di Woody Allen nel crepuscolare Manhattan (1979) di W. Allen, con Diane Keaton e Michael Murphy, ed in quello della moglie in attesa del divorzio nel drammatico Kramer contro Kramer (1979) di Robert Benton, in cui lavora con Dustin Hoffman e con cui vince un meritato Oscar come Miglior Attrice Protagonista.

La sua grande professionalità (è nota per la cura con cui studia i personaggi che deve interpretare) ed il suo eccezionale talento la portano, nel giro di qualche anno, a diventare una fra le più grandi attrici americane della sua generazione (insieme a Faye Dunaway, Barbra Streisand, Jacqueline Bisset, Diane Keaton, Charlotte Rampling, Susan Sarandon ed alla già citata Jessica Lange), ottenendo consensi sia dalla critica sia dal pubblico.

Negli anni successivi è l’eroina ottocentesca e l’attrice che la impersona sul set ne La donna del tenente francese (1981) di Karel Reisz, con Jeremy Irono, una donna polacca sopravvissuta ai lager nazisti e custode di un terribile segreto nel cupo La scelta di Sophie (1982) di Alan J. Pakula, con cui vince un secondo Oscar come Miglior Attrice Protagonista, l’operaia di un impianto nucleare che denuncia le pessime condizioni di lavoro nel biografico Silkwood (1983) di Mike Nichols, la scrittrice innamorata di un avventuriero (interpretato da Robert Redford) in La mia Africa (1985) di Sydney Pollack, tratto dal libro omonimo di Karen Blixen, la tranquilla ed affettuosa moglie e madre con il ricordo di un grande amore nell’intenso I ponti di Madison County (1995) di e con Clint Eastwood, l’insegnante di violino in La musica del cuore (1998) di Wes Craven.

In una filmografia a dir poco ricca ed abbondante, notevoli sono anche il duetto con Diane Keaton in La stanza di Marvin (1996) di Jerry Zaks, con un giovane Leonardo Di Caprio pre Titanic, il ruolo della zia rigida e formale in Ballando a Lughnasa (1998) di Pat O’ Connor, l’editrice newyorkese in The Hours (2002) di Stephen Daldry, e la giornalista impegnata in un’inchiesta su un pittoresco coltivatore di fiori rari della Florida in Ladro di orchidee – Adaptation (2002) di Spike Jonze.

Nel 2004 Jonathan Demme la dirige nel ruolo della senatrice reazionaria, politica spregiudicata ed ambiziosa in The Manchurian Candidate (2004), remake dell’ottimo Va’ e uccidi (1962) di John Frankenheimer.

Disinvolta e spiritosa nelle commedie, è la psicoanalista di Uma Thurman in Prime (2005) di Ben Younger, mentre ottiene una Nomination all’Oscar come Miglior Attrice non Protagonista per il ruolo della luciferina Miranda Priestley in Il diavolo veste Prada (2006) di David Frankel.

Canta e balla dal vivo sia in Radio America (2006) di Robert Altman (al suo ultimo film) sia nel musical Mamma mia! (2008) di Phyllida Lloyd.

Interpreta invece altri due ruoli “tosti” a lei molto congeniali in Leoni per agnelli (2007) di (e con) Robert Redford e in Rendition – Detenzione illegale (2007) di Gavin Hood.

Fra gli altri film ricordiamo La seduzione del potere (1979) di Jerry Schatzberg, Una lama nel buio (1982) di Robert Benton, Innamorarsi (1984) di Ulu Grosbard, Plenty (1985) e Un grido nella notte (1988), di Fred Schepisi, Heartburn – Affari di cuore (1986) di Mike Nichols, Ironweed (1987) di Héctor Babenco, She Devil – Lei, il diavolo (1989) di Susan Seidelman, Cartoline dall’inferno (1990) di Mike Nichols, Prossima fermata: Paradiso (1991) di (e con) Albert Brooks, La morte ti fa bella (1992) di Robert Zemeckis, La casa degli spiriti (1993) di Billie August, tratto dal libro omonimo di Isabel Allende, The River Wild – Il fiume della paura (1994) di Curtis Hanson, Prima e dopo (1996) di Barbet Schroeder, La voce dell’amore (1998) di Carl Franklin, Fratelli per la pelle (2003) di Peter e Bobby Farrelly, Lemony Snicket (2004) di Brad Silberling, Dark Matter (2007) di Shi-Zheng Chen, Un amore senza tempo (2007) di Lajos Koltai, Il dubbio (2008) di John Patrick Shanley, Julie & Julia (2009) di Nora Ephron,  È complicato (2009) di Nancy Meyers, The Iron Lady (2011) di Phyllida Lloyd, in cui interpreta la premier britannica degli anni Ottanta Margaret Thatcher e con cui vince un terzo Oscar come Miglior Attrice Protagonista, Il matrimonio che vorrei (2012) di David Frankel, I segreti di Osage County (2013) di John Wells, The Giver – Il mondo di Jonas (2014) di Phillip Noyce, The Homesman (2014) di Tommy Lee Jones, Into the Woods (2014) di Rob Marshall, Dove eravamo rimasti (2015) di Jonathan Demme (al suo ultimo film), Suffragette (2015) di Sarah Gavron. 

In epoche più recenti ricordiamo Florence (2016) di Stephen Frears, The Post (2017) di Steven Spielberg, Mamma mia! Ci risiamo (2018) di Ol Parker, Il ritorno di Mary Poppins (2018) di Rob Marshall, Panama Papers (2019) di Steven Soderbergh, Piccole donne (2019) di Greta Gerwig, The Prom (2020) di Ryan Murphy, Don’t Look Up (2021) di Adam McKay.

Attiva anche in televisione, è apparsa in alcuni film tv – Hockey violento (1977) di Robert Markowitz, uscito pochi mesi prima del già citato Giulia di F. Zinnemann, Un passo verso il domani (1997) di Jim Abrahams – ed in alcune serie e miniserie – Olocausto (1978) di Marvin J. Chomsky, Angels in America (2003) di Mike Nichols, Web Therapy (2012), Five Came Back (2017) di Laurent Bouzereau, Big Little Lies (2019-20, sette episodi), Only Murders in the Building (2023, otto episodi).

Ha inoltre partecipato ai documentari Right Said, Fred (1993), A Century of Cinema (1994) di Caroline Thomas, William Styron: The Way of the Writer (1997), A Song of Africa (2000), Finding The Truth: The Making of “Kramer vs. Kramer” (2001), Clint Eastwood: Out of the Shadows (2001), Death Dreams of Mourning: The Making of “Sophie’s Choice” (2001), New York at the Movies (2002), Karen Blixen – Out of this World (2005), Wrestling with Angels: Playwright Tony Kushner (2006), Theater of War (2008), An Old-Fashioned Love-Story: Making of “The Bridges of Madison County” (2008), I Knew It Was You (2009) di Richard Shepard, realizzato in occasione del trentesimo anniversario della scomparsa di John Cazale, Wings of Life (2013) di Louie Schatzberg.

Nel corso della sua lunga carriera, Meryl Streep ha ottenuto ben ventuno nominations all’Oscar (vincendone tre) – e divenendo così, assieme a Ingrid Bergman e Frances McDormand, la seconda donna con più premi per la recitazione dell’intera storia degli Oscar, preceduta solo da Katharine Hepburn, la quale ne vinse quattro – e trentatré ai Golden Globe (vincendone nove, fra cui uno alla Carriera). Ha inoltre vinto due Screen Actors Guild Awards, tre premi Emmy, un Prix al Festival di Cannes, due Bafta, Un Orso d’Oro (alla carriera) ed un Orso d’Argento al Festival di Berlino. E’ inoltre l’unica attrice della storia ad aver avuto nomination agli Oscar (e/o Oscar vinti) in cinque differenti decenni di carriera (fine anni Settanta, anni Ottanta, Novanta, Duemila e anni Dieci del ventunesimo secolo) ed una fra le sette attrici (assieme ad Helen Hayes, Ingrid Bergman, Maggie Smith, Jessica Lange, Cate Blanchett e Renée Zellweger) ad aver vinto un premio Oscar sia come Miglior Attrice Protagonista sia come Miglior Attrice non Protagonista.

Nel 2004 ha ricevuto il premio AFI Life Achievement, nel 2011 il Kennedy Center Honor, e nel 2017 il Golden Globe alla Carriera per il suo contributo alla cultura americana attraverso le arti dello spettacolo.

Alessandro Poggiani

Alessandro Poggiani

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da vent'anni circa, ha lavorato come battitore per libri, saggi e articoli, e come segretario di produzione per un docufilm su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore, con la Dino Audino editore e con AGR. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e fotografo in occasione di incontri, dibattiti, presentazioni di libri, fiere librarie e vernissages.

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