“Avevo un fuoco dentro” di Tea Ranno presentato alla Biblioteca Galline Bianche a Labaro

È stato presentato mercoledì 12 giugno 2024 presso la Biblioteca Galline Bianche – via delle Galline Bianche 105, in zona Labaro -, in collaborazione con...

Tatiana Marchisio, Tea Ranno, Annachiara Falchetti
Tea Ranno (al centro) con, da sinistra, Tatiana Marchisio e Annachiara Falchetti

È stato presentato mercoledì 12 giugno 2024 presso la Biblioteca Galline Bianche – via delle Galline Bianche 105, in zona Labaro -, in collaborazione con la libreria indipendente Piantaparole – Libreria per giovani lettori (via Giulio Frascheri, 73), il libro di Tea Ranno Avevo un fuoco dentro. Storia di un dolore che non si può dire (Mondadori).

L’autrice ha dialogato con Tatiana Marchisio (assessora alla Scuola e alla Cultura del XV Municipio) e con la bookblogger Annachiara Falchetti.

Presenti Agnese Rollo (assessora sociale) e Paola D’Alelio (in rappresentanza dell’Associazione “La voce di una è la voce di tutte”, per la sensibilizzazione sull’argomento endometriosi).

«In questo romanzo Tea Ranno, che ha abituato i lettori alle storie di donne forti e volitive, compie un atto di coraggio e di estremo altruismo mettendosi a nudo e raccontando la sua esperienza personale di malattia. In una sorta di diario personale che abbraccia trenta anni della sua vita ricuce, come un’abile sarta, un percorso di dolore e malattia che parte dall’adolescenza, scivola veloce nell’età adulta e finisce, o forse ricomincia, in un letto d’ospedale dove si trova dopo essere sopravvissuta alla morte. Il suo percorso di guarigione cammina parallelo alla sua consapevolezza di voler e saper scrivere. Ed è così che ad ogni risposta incompleta e superficiale di uno specialista, che lascia Tea insoddisfatta e sempre più sofferente, si accompagna sempre un diniego ai suoi scritti da parte del mondo editoriale. La scrittura, vissuta da sempre come componente imprescindibile dell’esistenza, pare essere il contraltare perfetto della malattia. […] E dal dolore fisico e psicologico, che ben conosce, nascono così figure di donne che dal dolore sono state avviluppate ma mai vinte. Ed è così che in quella stanzetta d’ospedale siciliano dove Tea è finalmente libera dal dolore e pronta per la sua nuova vita, nasce la storia di Vincenzina, giovane donna uccisa un secolo prima in uno dei più vecchi femminicidi di cui resti traccia. Perché Tea Ranno è autrice generosa e, anche ora che la sua sofferenza è sopita, non dimentica quella di tutte le altre donne di cui si fa voce narrante in onore di quella “amurusanza” che così bene racconta in tutte le sue opere. Avevo un fuoco dentro racchiude in sé così molto più di quello che dichiara nell’intento iniziale. Da una storia personale diviene messaggio universale che trascende malattia e genere. Insegna ad ognuno di noi che se si ha un sogno ed un talento è doveroso verso noi stessi inseguirlo, nonostante tutti i pareri contrari, nonostante una vita già ben pianificata, nonostante una malattia invalidante. […] Da lei le parole escono levigate come le pietre laviche della bocca dell’Etna. La sua ricerca puntuale del giusto termine, dell’assonanza perfetta è lavoro di cesello non comune. Il linguaggio sempre ricercato, mai banale e ricco fin quasi a sfiorare il barocco la avvicina a grandi scrittrici siciliane ormai ahimè quasi dimenticate. Nella sua penna e nel suo sangue scorrono le parole di Maria Messina, Marianna Coffa Caruso, Elvira Mancuso e Goliarda Sapienza; donne forti e scrittrici eccelse che Tea Ranno riporta in vita attraverso questa scrittura che pare un merletto di pregio, in una sorta di “sorellanza” che si rinnova ad ogni suo libro» (Annachiara Falchetti)

Questo memoir, scritto nella lingua ispirata e inconfondibile di Tea Ranno, si apre con un risveglio in ospedale: Tea ha quarantacinque anni ed è appena stata operata d’urgenza per un’infezione che, partita dall’utero, è arrivata a infuocarle l’intestino, il fegato, i polmoni. Soffre di endometriosi da quando è giovanissima. Ma questa volta ne è quasi morta. L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce molte donne. Le cause non sono ancora del tutto chiare, la diagnosi è sovente complessa e non esiste una cura definitiva. Provoca, fra le altre cose, cicli mestruali molto abbondanti e dolorosi, un dolore che, racconta Tea, «certe volte è come un cane che mozzica, certe altre è come un fuoco che brucia». Ma «Se hai male in quei giorni che c’è di strano?»; «Sei femmina, ti devi abituare»; «Hai la soglia del dolore troppo bassa»; «È un problema psicologico!». Queste le frasi che si sentono rivolgere da generazioni le donne che ne soffrono. Questo modo sistematico di screditare il dolore femminile contribuisce a far sì che l’endometriosi ancora oggi venga spesso diagnosticata con grande ritardo. La vita di Tea Ranno e il suo percorso letterario sono un tutt’uno con la storia della sua malattia, e quella storia comincia in Sicilia, negli anni Settanta, quando lei è giovanissima: in casa si parla poco di corpo, il cosiddetto “pudore” impedisce di affrontare i disturbi che riguardano la sfera intima; si tende a nascondere, a tacere. Ma ciò che non si può dire, finisce sui diari, e le parole diventano per Tea uno spazio di gioia e libertà. Da lei, però, ci si aspetta altro – che studi Legge, che si faccia una posizione -, e pertanto anche la scrittura si trasforma in un segreto, un fuoco da tenere a bada. E Tea proverà a spegnerlo con tutta se stessa. Fortunatamente, non ci riuscirà mai. Dopo aver generato infiniti sorrisi e lacrime con le sue storie di donne forti e coraggiose, Tea Ranno si mette in gioco in prima persona e affronta la propria, la più dolorosa e difficile da raccontare. Lo fa perché questa storia – fatta di rabbia, di diagnosi e cure sbagliate, della faticosa ricerca di un figlio, ma anche di amicizie e incontri salvifici – non è solo sua. Riguarda tantissime donne, ed è per dar voce a tutte loro, per aggiungere anzi la sua voce a quella di chi già sta lottando perché questa malattia non rimanga invisibile – nonché per ricordarci che le nostre passioni più profonde possono sempre aiutarci a uscire dall’abisso – che questo libro esiste

Tea Ranno, nata a Melilli (SR), dal 1995 vive a Roma. Laureata in Giurisprudenza, si occupa di diritto e letteratura. Ha pubblicato per e/o i romanzi Cenere (2006) – finalista ai premi Calvino e Berto, vincitore del premio Chianti – e In una lingua che non so più dire (2007). Nel 2012, per Mondadori, pubblica La sposa vermiglia e, due anni dopo, sempre per Mondadori, Viola Fòscari (2014). Nel 2018, per Frassinelli, esce Sentimi e, l’anno seguente, per Mondadori, L’amarusanza (2019). Per Piemme pubblica Un tram per lavita (2023) e Bombolla. Una fiaba moderna per vincere il bullismo (2024). Fra gli altri libri ricordiamo I vestiti di Babbo Natale (Curcio, 2018), La befana e il colpo della strega (Curcio, 2018), Le ore della contentezza (Curcio, 2018), scritto con Luca Santinelli, Saura. Le stanze del cuore (Risfoglia, 2019), Terramarina (Mondadori, 2020), Viki, un vulcano tutto speciale (Risfoglia, 2020), Gioia mia (Mondadori, 2022), Bellissima, luna (Piemme, 2022), Sammastianu (San Paolo, 2023), Laura VdB Facchini, Antonia Trevisan. Dià-logos (Gli ori, 2023), scritto con Erica Romano.

La voce di una è la voce di tutte ODV è un’organizzazione no profit di volontariato per le persone affette da endometriosi. «Ci occupiamo di supportare le persone che vivono e convivono con una patologia cronica e invalidante come l’endometriosi. Nasciamo con lo scopo di creare una rete di unione, solidarietà, collaborazione fra tutte le persone affette da questa patologia, su territorio italiano. Ognun di voi potrà sentirsi parte integrante dell’associazione, collaborando in prima persona all’ideazione e allo svolgimento dei progetti atti a rompere il silenzio nei confronti dell’endometriosi» (Associazione “La voce di una è la voce di tutte).

Avevo un fuoco dentro. Storia di un dolore che non si può dire di Tea Ranno, pubblicato da Mondadori (Milano) nella collana “Strade blu” e disponibile in libreria e online da febbraio 2024 – pp. 276, euro 19,00 -, è stato presentato presso la Biblioteca Galline Bianche a Labaro mercoledì 12 giugno.

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Alessandro Poggiani

Alessandro Poggiani

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da vent'anni circa, ha lavorato come battitore per libri, saggi e articoli, e come segretario di produzione per un docufilm su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore, con la Dino Audino editore e con AGR. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e fotografo in occasione di incontri, dibattiti, presentazioni di libri, fiere librarie e vernissages.

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