Cgil, Cisl e Uil a Potenza: risposte insufficienti sul lavoro dal Governo

Dopo la convocazione a Palazzo Chigi con la premier Meloni lo scorso 30 aprile, i sindacati si sono riuniti a...

G. Currado © AGR
Luigi Sbarra

Dopo la convocazione a Palazzo Chigi con la premier Meloni lo scorso 30 aprile, i sindacati si sono riuniti a Potenza per la manifestazione nazionale del primo maggio, che ha visto migliaia di persone giunte da tutta Italia con bandiere ed ombrelli.

Potenza è stata scelta, spiegano i sindacati, “come città simbolo della difficile situazione del meridione, ma anche come luogo dal quale partire per una nuova stagione di rilancio e crescita del Sud”.  

Quest’anno Cgil, Cisl e Uil l’hanno dedicata ai 75 anni della Costituzione, richiamando proprio il primo articolo della Costituzione. “Fondata sul lavoro” è stato lo slogan della giornata.

“Nella Costituzione – hanno sottolineato le tre sigle confederali – il lavoro viene riconosciuto come il primo principio fondamentale della Repubblica italiana, un diritto personale e un dovere sociale che deve essere garantito e valorizzato”.

Spezzare la spirale del lavoro precario, stop allo sfruttamento e ai morti sul lavoro, queste le parole d’ordine dei 3 sindacati: il mondo del lavoro deve essere protagonista, i giovani devono essere al centro per garantire un futuro al nostro Paese.

Secondo il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, oggi l’Italia non è più, come recita la Costituzione, una Repubblica fondata sul lavoro, ma “una Repubblica fondata sullo sfruttamento, sulla precarietà, sulla povertà e sul fatto che si può essere poveri anche lavorando”. Il governo “sta mettendo delle toppe ma serve una strategia. Non si può andare avanti a colpi di propaganda”. Il decreto sul lavoro, ha aggiunto, “allarga la precarietà, liberalizza i contratti a termine e aumenta i voucher, fa cassa sul reddito. Non è quello che serve al nostro paese e non è il metodo per affrontarlo”.

Sul cuneo fiscale, il leader della Cgil chiarito che “siamo di fronte a un provvedimento che va nella direzione delle richieste che abbiamo fatto, un primo risultato ma è una tantum, perché non è strutturale in quanto vale per i prossimi 5 mesi, parte da luglio, non è neanche conteggiato sulla tredicesima, e stiamo parlando di un aumento di 50/60 euro al mese che si aggiungono a quelli che erano stati già ottenuti, è una misura importante – ha concluso – ma transitoria e insufficiente per rispondere al problema della tutela del potere d’acquisto dei salari”.

“Bisogna ripartire dalla centralità del lavoro”, ha ammonito il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra, il filo del dialogo con il governo nelle ultime settimane è caduto, con troppi provvedimenti approvati senza coinvolgere le parti sociali. Quel filo deve essere ripreso e rafforzato. Reso stabile e affidabile. La qualità e la stabilità del lavoro – ha aggiunto – siano l’assillo costante delle istituzioni, come ha detto il Capo dello Stato”.

Anche per Sbarra il taglio del cuneo fiscale non basta: “Apprezziamo che il governo abbia raccolto la nostra richiesta sul taglio del cuneo, è un segnale importante. Ma insufficiente. Va reso strutturale”. E quanto al Mezzogiorno, “se non riparte, non riparte il Paese”.

“Oggi il governo ha deciso finalmente di occuparsi di lavoro. Peccato siano passati sei mesi dal suo insediamento. Hanno fatto una grande propaganda sul fatto che oggi giornata di festa, loro lavorano”, ha dichiarato invece il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, “è l’occasione per ringraziare tutti quei lavoratori e tutte quelle lavoratrici che oggi lavorano e non per scelta, che garantiscono gli ospedali, i pronto soccorso, i servizi, il turismo le forze dell’ordine. E magari è l’occasione per riconoscere le libertà sindacali che non sono pienamente riconosciute proprio a coloro che sono posti a difesa della sicurezza degli italiani e delle istituzioni democratiche”.

Il leader della Uil condivide lo scetticismo di Landini e Sbarra sulle decisioni del governo: “È possibile trovare altre risorse. Magari con gli extraprofitti, tassando le banche, le grandi aziende, le big pharma, o forse li avete paura? Continuiamo a rivendicare la detassazione degli aumenti contrattuali. Serve recuperare il potere d’acquisto dei salari e oggi sette milioni di lavoratori e lavoratrici aspettano il rinnovo. La scelta di intervenire sul cuneo fiscale è una novità positiva, ma è una prima risposta, che se non confermata con ulteriori risorse rischia di sparire a dicembre”.

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Maria Antonietta Conso

Maria Antonietta Conso

Classe 1996, giornalista pubblicista esperta in comunicazione e marketing e appassionata di temi sindacali.

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