Clint Eastwood compie 90 anni

Il grande attore, regista e produttore americano compie novant’anni. Interprete di film come “Per un pugno di dollari”, “Per qualche...

Clint Eastwood in "Lo straniero senza nome"

Il grande attore, regista e produttore americano compie novant’anni.

Interprete di film come “Per un pugno di dollari”, “Per qualche dollaro in più” e “Il buono, il brutto, il cattivo” di Sergio Leone, “Impiccalo più in alto” e “Una 44 Magnum per l’ispettore Callaghan”, di Ted Post, “L’uomo dalla cravatta di cuoio”, “Gli avvoltoi hanno fame”, “La notte brava del soldato Jonathan”, “Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo!” e “Fuga da Alcatraz” di Don Siegel, “Joe Kidd” di John Sturges, “Una calibro 20 per lo specialista di Michael Cimino”, “Cielo di piombo, ispettore Callaghan” e “Filo da torcere” di James Fargo, “Fai come ti pare”, “Scommessa con la morte” e “Pink Cadillac” di Buddy Van Horn, “Corda tesa” di Richard Tuggle, “Nel centro del mirino” di Wolfgang Petersen, “Di nuovo in gioco” di Robert Lorenz e molti altri, e regista di pellicole come “Lo straniero senza nome”, “Il texano dagli occhi di ghiaccio”, “Il cavaliere pallido”, “Gli spietati”, “Potere assoluto”, “Mezzanotte nel giardino del bene e del male”, “Fino a prova contraria”, “Mystic River”, “Million Dollar Baby”, “Gran Torino”, “Invictus”, “Hereafter”, “J. Edgar”, “American Sniper”, “Jersey Boys”, “Sully”, “Il corriere – The Mule”, è considerato una “leggenda vivente” del cinema del passato e del presente.

Nato a San Francisco nel 1930, dopo vari lavori combatte nella Guerra di Corea (nel 1951-52) e esordisce al cinema quasi per caso alla metà degli anni Cinquanta.

La Universal lo mette sotto contratto per piccole parti – in cui a volte non viene neppure accreditato –  in film come La vendetta del mostro (1955) e Tarantola (1955) di Jack Arnold, Lady Godiva (1955), Vita di una commessa viaggiatrice (1956) e Due gentiluomini attraverso il Giappone (1957) di Arthur Lubin, Come prima, meglio di prima (1956) di Jerry Hopper, Esecuzione al tramonto (1956) di Charles F. Haas, con John Agar e Richard Boone, e suo primissimo primo western, Scialuppe a mare (1956) di Joseph Pevney, La squadriglia Lafayette (1958) di William A. Wellman (alla sua ultima regia).

In L’urlo di guerra degli Apaches (1958) di Jodie Copelan, con Scott Brady, ottiene il suo primo ruolo da coprotagonista. Dal ’59 al ’65 è protagonista della serie tv western Rawhide (oltre duecento episodi) – in Italia Gli uomini della prateria -, con cui si afferma come star televisiva.

Nel frattempo, nel ’63 Sergio Leone lo ingaggia per interpretare il celebre Per un pugno di dollari (1964), con Gian Maria Volonté, cui seguiranno Per qualche dollaro in più (1965), con Lee Van Cleef e G. M. Volonté, e Il buono, il brutto, il cattivo (1966), con Eli Wallach e L. Van Cleef.

L’enorme successo della trilogia leoniana sull’«uomo senza nome», il freddo e misterioso pistolero con poncho e cigarillo, favorisce il suo ritorno ad Hollywood, dove interpreta il violento western Impiccalo più in alto (1968) di Ted Post, primo film prodotto dalla sua Malpaso Company, da lui fondata a San Francisco l’anno avanti.

Prima di esordire alla regia , fra il ’68 e il ’71 interpreta alcuni film da attore protagonista e produttore – il sopra citato Impiccalo più in alto di T. Post, L’uomo dalla cravatta di cuoio (1968), Gli avvoltoi hanno fame (1970), con Shirley MacLaine, La notte brava del soldato Jonathan (1971) e il celebre Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo (1971), tutti diretti da Don Siegel – e tre film da attore (ma senza avere il controllo del film) – Dove osano le aquile (1969) di Brian G. Hutton, con Richard Burton, La ballata della città senza nome (1969) di Joshua Logan, con Lee Marvin, I guerrieri (1970) di B. G. Hutton, con Donald Sutherland e Telly Savalas pre Kojak.

Il sopra citato Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo! inaugura un personaggio magneticamente ambiguo e di alterna fortuna critica (ma di grande successo di pubblico) in uno scenario urbano e violento, cui seguiranno Una 44 Magnum per l’ispettore Callaghan (1973) di Ted Post e Cielo di piombo, ispettore Callaghan (1976) di James Fargo.

Nel frattempo aveva esordito alla regia con l’inquietante  Brivido nella notte (1971), ma sarà solo nel suo primo western – Lo straniero senza nome (1973) – che, da regista-interprete (come avverrà nella maggior parte fra i suoi film successivi) affronterà il tema della vendetta; un tema che attraverserà anche i successivi Il texano dagli occhi di ghiaccio (1976) e Il cavaliere pallido (1985).

Nel frattempo viene diretto da Michael Cimino al suo esordio alla regia – Una calibro 20 per  lo specialista (1974), con un giovane Jeff Bridges – e si esibisce nelle performances di scalatore – Assassinio sull’Eiger (1975) -,  di poliziotto sbrigativo – L’uomo nel mirino (1977) -, cowboy scanzonato – Broncho  Billy (1980) – e militare di carriera – Firefox – Volpe di fuoco (1982) -, dando vita, con la magistrale asciuttezza di Fuga da Alcatraz (1979) di D. Siegel – considerato come uno fra i migliori film carcerari americani mai realizzati – all’ergastolano Frank Morris (interpretato con straordinaria sobrietà), che riesce a evadere dal carcere di massima sicurezza.

La nostalgia di Honkytonky Man (1982) ed uno stanco ispettore Callaghan – Coraggio… fatti ammazzare (1983) -, più efficace nel successivo Scommessa con la morte (1988) di Buddy Van Horn, precedono la rievocazione di Charlie Parker in dense atmosfere notturne in Bird (1988), in cui non appare come attore.

Tornato al western con un’elegia crepuscolare in bilico fra caratterizzazione classica e smitizzante rilettura moderna – Gli spietati (1992), con Gene Hackman (Oscar come Miglior Attore non Protagonista), Morgan Freeman e Richard Harris, e con cui si afferma definitivamente come “autore”, sia pur rimanendo icona del cinema d’azione – Nel centro del mirino (1993) di Wolfgang Petersen -,  il  C. Eastwood non più giovane si mostra anche molto critico verso il sistema, con grande rigore etico ed attraverso la tensione stemperata e la tenerezza di Un mondo perfetto (1993), con Kevin Costner.

Imprevedibile nello struggente I ponti di Madison County (1995), in cui recita con Meryl Streep, così come nella prova di Potere assoluto (1997), con G. Hackman, passa al setaccio le forti contraddizioni della cultura, delle istituzioni e delle leggi americane – Mezzanotte nel giardino del bene e del male (1997) – con acuti affreschi sociali ed in collaudati meccanismi da thriller – Fino a prova contraria (1998).

A settant’anni porta lo stile western in orbita con Space Cowboys (2000), con Donald Sutherland, James Garner e Tommy Lee Jones. Nello stesso anno viene premiato con il Leone d’Oro alla Carriera alla Mostra del Cinema di Venezia.

All’epoca nessuno lo sapeva, ma il premio alla Carriera al settantenne Eastwood si sarebbe rivelato decisamente prematuro, in quanto all’inizio degli anni Duemila, in epoche in cui molti fra i suoi illustri colleghi coetanei interpretavano i loro ultimi due/tre film e poi si ritiravano a vita privata (ad esempio Sean Connery e Gene Hackman, entrambi ritiratisi nel 2005) o scomparivano (il grande Richard Harris, morto nel 2002), lui a ritirarsi dal cinema non ci pensa neppure.

Nel 2002 torna al thriller con atmosfere noir in Debito di sangue, da lui stesso prodotto, scritto, diretto ed interpretato, confermando così la sua indole di filmmaker totale e la sua grande capacità di far tesoro delle lezioni dei classici del cinema, declinandole per le attese del pubblico contemporaneo.

I due film successivi sono giustamente considerati come capolavori di forza emotiva, eleganza, stile e sobrietà: Mystic River (2003), con Sean Penn, Kevin Bacon, Tim Robbins, Laura Linney e Marcia Gay Harden, è una tragedia americana piena di sangue, rancore e nostalgia per la fine dell’amicizia e la “perdita dell’innocenza”; Million Dollar  Baby (2004) – Oscar come Miglior Film e Miglior Regia -, con Hillary Swank, Morgan Freeman, e C. Eastwood medesimo, racconta di un vecchio allenatore di boxe che porta una giovane emarginata alla soglia del titolo mondiale e poi, in seguito ad un gravissimo incidente che la paralizza senza alcuna speranza di guarigione, la aiuta a morire dolcemente.

Subito dopo dirige Flags of Our Fathers e Letters From Iwo Jima, entrambi usciti nel 2006, un dittico sulla cruenta battaglia avvenuta sull’isola di Iwo Jima nel 1945 raccontata, con vibrante umanità e senza alcuna retorica (né militarista né pacifista) dal punto di vista degli americani (in Flags of Our Fathers) e dei giapponesi (in Letters From Iwo Jima).

Flags of Our Fathers, tratto dal libro omonimo di J. Bradley e R. Powers, attraverso la storia di tre antieroi sopravvissuti alla guerra, narra la differenza fra la realtà profondamente umana e drammatica della guerra e l’uso propagandistico della celebre foto della bandiera americana piantata su una collina dell’isola.

Letters From Iwo Jima utilizza invece le corrispondenze originali dei giapponesi – nascosti nelle caverne e fra i sulfurei anfratti dell’isola – per raccontare i destini incrociati e le nostalgiche solitudini di un gruppo di soldati ed ufficiali, costretti al sacrificio o al suicidio.

Il film successivo – Changeling (2008), con Angelina Jolie -, presentato in concorso al Festival di Cannes, incentrato su una donna in lotta contro le istituzioni corrotte per provare a ritrovare il figlio misteriosamente scomparso, è un poliziesco che, con voce asciutta e sommessa e con grande economia espressiva, vira in tragico thriller.

Negli anni seguenti, con Gran Torino (2008), Invictus, (2009), con un grande Morgan Freeman nel ruolo di Nelson Mandela – in una di quelle parti in cui l’attore si fonde perfettamente con il personaggio storico che interpreta, ad tal punto che lo spettatore/spettatrice pensa al personaggio e subito dopo anche al suo interprete (come ad esempio nel caso del Vincent Van Gogh/Kirk Douglas in Brama di vivere di Vincente Minnelli, Onassis/Anthony Quinn in Il magnate greco di Jack Lee Thompson, Gandhi/Ben Kingsley in Gandhi di Richard Attenborough, o Lincoln/Daniel Day Lewis in Lincoln di Steven Spielberg) -, Hereafter (2010), con Matt Damon, J. Edgar (2011), con Leonardo Di Caprio, American Sniper (2014), con Ralph Fiennes, Jersey Boys (2014), Sully (2016), con Tom Hanks e Aaron Eckhart, Ore 15:17 – Attacco al treno (2017), Il corriere – The Mule (2018) e Richard Jewell (2019), Clint Eastwood ha confermato la sua statura di “gigante”, sicuramente uno fra i più grandi autori del cinema americano degli ultimi venti/venticinque anni.

Fra gli altri film da lui interpretati ricordiamo Un sera come le altre (1967) di Vittorio De Sica (episodio di Le streghe), con Silvana Mangano, il western Joe Kidd (1972) di John Sturges, con Robert Duvall e John Saxon, la commedia Filo da torcere (1978) di James Fargo ed il sequel Fai come ti pare (1980) di Buddy Van Horn, Corda tesa (1984) di Richard Tuggle, Pink Cadillac (1989) di B. Van Horn, e l’ottimo Di nuovo in gioco (2012) di Robert Lorenz, con Amy Adams, Ryan Gosling e John Goodman, ed in cui, all’età di ottantadue anni, offre una superlativa performance drammatica.

Fra le altre regie, il cortometraggio The Beguiled: The Storyteller (1971), Breezy (1973), con William Holden e Kay Lenz, Gunny (1986), Cacciatore bianco, cuore nero (1990), La recluta (1990), Piano Blues (2002), episodio del documentario The Blues.

In televisione, oltre che nel già citato Gli uomini della prateria, alla fine degli anni Cinquanta appare anche in alcuni episodi di varie serie tv – La pattuglia della strada (1956), Death Valley Days (1956), West Point (1957), Navy Log (1957), Maverick (1959), Alfred Hitchcock Presents (1959), Mister Ed, il mulo parlante (1959).

A partire dal 2000 ha partecipato anche a numerosi documentari: Kurosawa (2000) di Adam Low, La prima volta a Venezia (2010) di Antonello Sarno, The Eastwood Factor (2010) di Richard Schickel, La Voie (2011) di Catherine Cadou, Casting By (2012) di Tom Donahue, Tab Hunter  Confidential (2015) di Jeffrey Schwarz, Salvate Sad Hill (2017) di Guillermo de Oliveira

Alessandro Poggiani

Alessandro Poggiani

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da vent'anni circa, ha lavorato come battitore per libri, saggi e articoli, e come segretario di produzione per un docufilm su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore, con la Dino Audino editore e con AGR. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e fotografo in occasione di incontri, dibattiti, presentazioni di libri, fiere librarie e vernissages.

Dalla Home