Conferenza in Senato per l’Annuario d’Arte più antico d’Italia

Presentazione del longevo annuario, l’Atlante dell’Arte Contemporanea, nella Sala Capitolare del Senato della Repubblica. Si è svolta giovedì 9 febbraio...

Presentazione del longevo annuario, l’Atlante dell’Arte Contemporanea, nella Sala Capitolare del Senato della Repubblica.

Si è svolta giovedì 9 febbraio 2023 presso la Sala Capitolare del Senato della RepubblicaChiostro del Convento di Santa Maria Sopra Minerva (piazza della Minerva, 38)  la conferenza “1940 – 2023. Più di ottant’anni di Storia dell’Atlante dell’Arte Contemporanea”. Nel corso dell’incontro, moderato dal Dott. Daniele Radini Tedeschi, oltre alla curatrice Dott.ssa Stefania Pieralice sono intervenuti il Sen. Maurizio Gasparri, il Dott. Ivan Caccavale, il Prof. Giovanni Faccenda, la Prof.ssa Sarah Linford e, in collegamento video, il Prof. Peter Flaccus.

Il progetto editoriale è promosso da Start Group Corporate Patron of the Metropolitan Museum of Art di New York.

 

A conclusione del suo intervento la curatrice Stefania Pieralice, dopo aver affermato la centralità della memoria e delle tradizioni nell’arte contemporanea, con esempi di “Atlante” tratti dal passato, quali: l’Atlante Mnemosyne di Aby Warburg sino a quello di Gerhard Richter per concludere con le opere letterarie e fotografiche di W. G. Sebald, ha affermato come il concetto di memoria riporti l’opera in un ambito malinconico, onirico, quasi favolistico: «Sembrerebbe quasi di parlare di un libro dell’immaginario. E ho pensato quindi a una favola da accostare a questo Atlante. Oggi un artista mi chiedeva come potesse essere inserito nel volume per conseguire una storicizzazione, ecco da qui ho avuto l’idea: l’Atlante può essere confrontato conIl Mago di Oz. Il racconto narra di Dorothy, la protagonista, che con i suoi tre amici – l’uomo di paglia, il leone e l’uomo di latta -, dopo tantissime vicissitudini, arriva alla città di Smeraldo per parlare con il mago, chiedendo a lui di avverare diversi desideri: Dorothy sarebbe voluta tornare nel Kansas; l’uomo di paglia avrebbe voluto un pensiero; il leone avrebbe ambito al coraggio mentre l’uomo di latta a un cuore. Si presentano al mago e d’un tratto Totò, il cagnolino di Dorothy, giungendo in prossimità di una stanza stacca la tenda dietro alla quale si sentiva la voce roboante del mago. Scoprono così che il mago in realtà era un cialtrone, una persona assolutamente umana che creava tutti questi effetti con un macchinario. Nel momento in cui scoprono la normalità del mago, esce fuori la verità della sua magia, della sua onnipotenza. Perché il mago darà un diploma all’uomo di paglia, una medaglia al valore al leone e una collana con un cuore all’uomo di latta, in modo da esaudire tutti i desideri. Ecco l’insegnamento che si trae da questo racconto è semplicemente che il destino è nelle nostre mani. I diversi personaggi della storia avevano già dimostrato il loro valore nel superare le varie peripezie proprio perché il destino è nelle mani degli uomini. E allora a quell’artista rispondo che l’Atlante è pur sempre un attestato; i veri artisti, hanno già nel sangue la verità, la giustizia, l’incanto. Basta semplicemente crederci» (Stefania Pieralice)

A seguire l’intervento del nuovo consulente editoriale Prof. Giovanni Faccenda che, dopo aver abbandonato il ruolo di Consulente Editoriale, rivestito per dieci lunghi anni, presso il Catalogo dell’Arte Moderna, editoriale Giorgio Mondadori (Gruppo Cairo), annuncia il suo ingresso, con medesimo incarico, nell’Atlante dell’Arte Contemporanea: «Una pubblicazione storica, con oltre ottanta anni alle spalle che, fra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta, è stata pubblicata da una casa editrice fiorentina. Una pubblicazione imperdibile per pittori, addetti ai lavori, critici, galleristi, collezionisti, appassionati. […]. Ecco, ho scelto di essere qui, di salire su questo veliero meraviglioso che è l’Atlante dell’Arte Contemporanea. La pubblicazione avrà addirittura, come importante partner, il Metropolitan Museum di New York. Credo che elemento più accreditante non possa esserci» (Giovanni Faccenda, Consulente Editoriale)

«L’Atlante dell’Arte Contemporanea è “Atlante”, nel senso mitologico del termine, a tal punto da contenere, nel territorio dell’arte, tutti. Perché l’arte è libera e gli artisti devono essere liberi» (Paolo Levi, membro del Comitato scientifico di redazione)

«Il processo di internazionalizzazione dell’Atlante dell’Arte Contemporanea conoscerà, dalla prossima edizione in poi, una nuova fase evolutiva: la partnership con il Metropolitan Museum di New York creerà un ponte, un filo diretto fra l’arte contemporanea italiana e le più importanti figure attive nel panorama mondiale, presenti in questa prestigiosa istituzione museale.  Aver suscitato l’interesse di una tale realtà non può che riempire d’orgoglio noi tutti. La lucida e analitica mappatura del territorio artistico italiano, obiettivo per cui è nato questo volume, avrà l’attenzione di comitati scientifici preposti, i quali hanno attestato e attestano il successo dei vari autori a livello globale. Per tali motivi, l’edizione 2022 dell’Atlante sarà presentata al Metropolitan stesso, nel primo semestre del 2024. Si tratta di un passaggio fondamentale nella storia della società Start e dell’arte italiana, motivo per cui il progetto editoriale è stato ritenuto dal Senato uno strumento di propagazione della cultura italiana nel mondo» (Ivan Caccavale, membro del Comitato scientifico di redazione)

 

L’ultima edizione: Atlante dell’Arte Contemporanea 2021

«Si può esistere senza l’arte, ma senza l’arte non si può vivere» (Oscar Wilde)

 

«Il periodo pandemico ha visto maturare la presente edizione di un volume nato nel ben lontano 1940. Ottantuno anni alle spalle per una pubblicazione testimone, nel tempo, di un’arte via via rinnovata in seno alle mode della storia e ai diversi issi sociali. La pandemia che sta investendo l’Europa ha ridisegnato nuovamente i confini delle espressioni artistiche, molte delle quali hanno traslocato sulle piattaforme digitali. Nei meandri labirintici di logica-in, clip, shopping virtuali milionari, viewing room l’arte si fa sempre più mainstream, entra nelle case, permette di chattare con gli autori e il valore dell’artista passa anche attraverso i suoi followers. In questo “Rinascimento Telematico” l’Annuario se da un lato segna l’obsolescenza di una cultura di carta dall’altro ha l’occasione di delineare una sorta di “Agiografia” degli artisti in cui l’odore di Santità anziché essere posseduto da imprenditrici digitali che consigliano le mostre da visitare è tutt’al più associabile a chi è dotato di talento, fosse un pittore, un musicista o un poeta. Ebbene è proprio questo censimento territoriale delle maestranze nostrane occasione per rilanciare la Tradizione… operazione passatista e superata direbbero gli avanguardisti e i circospetti sapienti delle grandi Fondazioni. Con grande impegno la redazione ha cercato quindi di spiegare il più intimo disvelamento del genio artistico rinvenendolo spesso in atelier e botteghe dimenticate dalla storia e mai considerate. I secoli in fondo insegnano come il genio spesso non venga riconosciuto in vita anzi, colui che penetra la realtà spingendosi ai margini dell’arte più che meraviglia e stupore genera ribrezzo in molti uomini, apparendo caricaturale e privo di gusto. Oramai l’arte dell’Infinito a nessuno più interessa e poco turistici sono i “Santuari dell’Arte” perché l’umanità sembra aver smarrito la vocazione al sacro per abbracciare solo quella del capitalismo. E allora ben venga lo sconcerto nel vedere una Tanica di trementina in copertina dell’artista Luca Vernizzi, che ricorda il profumo della vernice fresca, l’olio, il cavalletto; ben venga l’arte demodé dell’interiorità che non riempie i vuoti e i silenzi, come fosse una “musica da tavola”, ma stimola il raccoglimento e la commozione più profonda. Indubbiamente un’arte così intimista poco ha a che fare con una ridefinizione sociale che possa renderla attuale, ma ricordo a tal proposito una tra le più affascinanti mostre, a quei tempi certamente audace, che ha segnato un capitolo importante nella storia dell’arte. Curata dal celebre Harald Szeeman nel 1978, dal titolo “Le mammelle della verità” la si può approfondire visitando il Museo Casa Anatta sul Monte Verità che ne custodisce la testimonianza. Ebbene il critico, dopo esposizioni da Museo, fece una scelta di rottura spostando la sua attenzione sul “Museo delle ossessioni”, una unità di energia che quei luoghi magnetici con la loro storia, sprigionavano. Artisti, folli, rivoluzionari, utopisti, teosofi nel ventesimo secolo avevano in loco stanziato una colonia, vivendo nudi, scalzi, primitivi assieme a ospiti saltuari del calibro di Montale, Hesse, Jung, Joyce, Mondrian. Predicavano una vita alternativa a quella borghese e industriale, a contatto diretto con lo Spirito più profondo della Natura. Ecco l’artista qui indagato appare certamente oggi ante litteram, al di là della realtà veste il saio di un monaco silenzioso, anch’egli “Riformatore di Verità” in un mondo in cui non sembra esserci alcuna “anima viva”» (Stefania Pieralice, Premessa a Atlante dell’Arte Contemporanea 2021, De Agostini, 2021)

«Come nelle precedenti pubblicazioni l’Atlante dell’Arte Contemporanea 2021 è ampio, esauriente e ancora una volta mirabile esempio della filosofia editoriale della De Agostini. Sfogliando questo volume il Lettore troverà nuovi stimoli e suggestioni, a testimonianza della qualità professionale degli autori. Primario è il rapporto culturale e complementare fra il Direttore Editoriale dell’intera collana, Daniele Radini Tedeschi, storico d’Arte Antica, e la Curatrice Stefania Pieralice, guida e protagonista della complessa macchina redazionale. Con intuito e responsabilità culturale Stefania Pieralice ha inserito, quest’anno, in Atlante tre nuove sezioni di cui una in apertura destinata agli artisti di rilevo internazionale – che si aggiunge allo storico censimento delle maestranze nostrane – la seconda rivolta alle Avanguardie dal 1950 ai tempi d’oggi e la terza che abbraccia la moda e le conversazioni con i fotografi glamour più significativi del nostro tempo. Essi sono i talentuosi messaggeri di singolari bellezze femminili e maschili, di abiti firmati dagli stilisti più accattivanti, illustrandone le invenzioni che annunciano i linguaggi e le mode del nostro tempo. Gli scatti fotografici nelle passerelle o nella riservatezza degli ateliers si propongono come narrazioni visive dove le variabili delle forme, delle cromìe e delle sostanze tessili sono le tappe di un percorso d’Arte. Si tratta di Body Art? Forse, e certamente non quella del Sessantotto rivoluzionario e anticapitalista, bensì un ritorno alla Classicità, alla Figurazione, alla Bellezza. Questa visione estetica appartiene anche al Direttore Daniele Radini Tedeschi, che sa bene quanto l’armonia del nostro Rinascimento si sia ormai dissolta. Da Piero della Francesca siamo approdati a Piero Manzoni, poiché l’attuale cultura collezionistica considera come capolavori le sperimentazioni che raggiungono i top price nelle aste internazionali. E quindi, se fotografi di alta caratura sanno celebrare e rinnovare in chiave contemporanea i miti di Venere e di Apollo, si può ben dire che le loro opere prospettino un inedito ritorno al Realismo Magico. Ne prendiamo atto, e speriamo solo che non sia troppo tardi per riparare i danni di un irragionevole mercantilismo» (Paolo Levi, Prefazione a Atlante dell’Arte Contemporanea 2021, De Agostini, 2021)

 

Storia della pubblicazione

Circa mille pagine fra Arte, Storia e Tradizione. Come non definire l’Atlante dell’Arte Contemporanea oramai familiare per essere lo strumento di consultazione sull’arte che, da moltissimi anni, fa parte delle librerie di collezionisti, galleristi, istituzioni culturali e appassionati del mondo artistico, in specie per il periodo che va dal 1950 fino ai tempi nostri. Numerose sono le case editrici che il volume ha acquisito nel tempo, così come numerosi gli storici ed i critici d’arte che hanno presieduto la sua realizzazione, quella di un progetto, il più longevo fra tutti gli annuari esistenti, che vanta ben ottantuno anni di storia alle spalle, giungendo a De Agostini nel 1996. La prima edizione (1940) fu pubblicata a Milano presso Grafica S.A. con il titolo Arte Italiana Contemporanea. Negli anni Sessanta, Settanta e Ottanta il volume uscì con l’editore La Ginestra di Firenze. Dal 1994 per i tipi di Fenice 2000 divenne Arte Contemporanea Italiana e, a partire dal 1996, passò a De Agostini.

Dal 2019 il prestigioso volume viene pubblicato sempre da De Agostini con il nuovo titolo di Atlante dell’Arte Contemporanea. Eppure l’Atlante, che oggi si avvicina a scorgere il secolo, non ha mai contraddetto se stesso, rimanendo sempre la bussola di orientamento fondamentale per censire e catalogare l’arte nostrana sulla scena globalizzata internazionale. Numerosi gli artisti affrontati quanto le venti regioni italiane, con uno sguardo distaccato anche all’arte internazionale ed alle nuove tendenze. E poi l’arte del passato che vive in ogni pagina, impreziosita da una grafica sobria e ricercata, dove il colore galleggia fra memorie, ricordi e studi “d’atelier”. Un’arte fatta di “costruttori” che insegna quanto ancora sia importante la manualità, il passato, la tradizione; «un’arte dell’Infinito che stimola il raccoglimento e la commozione più profonda», come ha dichiarato la curatrice Stefania Pieralice, la quale ha sottolineato anche come l’artista ante litteram possa acquisire oggi, a pieno titolo, il ruolo di «riformatore di Verità». Diverse le sezioni del volume. Partendo da una prima parte di taglio più internazionale con artisti storicizzati, si giunge agli speciali, curati da Ivan Caccavale. La fotografia dei grandi nomi – e qui, a quasi un anno dalla sua scomparsa, trova spazio la conversazione con gli eredi di Giovanni Gastel (1955-2021), fra i più importanti fotografi internazionali – passa il testimone agli accostamenti imprevedibili fra arte e moda – punti di forza della maison Gucci – indagati attraverso l’esclusiva intervista al suo direttore creativo Alessandro Michele. E poi ancora tutta la parte riguardante il mercato, fra nuovi trend, quotazioni e risultati d’asta, per giungere al corpus centrale del volume, in cui trova spazio la catalogazione degli artisti; ben oltre mille pagine corredate da testi critici che consegnano alla storia futura il volto più vero e vibrante dell’arte. «Attento ai gusti del mercato e al contempo capace di guidare i collezionisti alla vera storia dell’arte contemporanea». Questo lo scopo – o piuttosto la missione – dichiarata dal direttore editoriale della collana Daniele Radini Tedeschi a fronte dei numerosi artisti trattati, fra i quali ricordiamo, solo per citarne alcuni, autori del calibro di Giorgio De Chirico (1888-1978), Emilio Vedova (1919-2006), Giacomo Balla (1871-1958), Paolo Scheggi (1940-1971), Alberto Burri (1915-1995), Carol Rama (1918-2015), Lucio Fontana (1899-1968), Domenico Gnoli (1933-1970), Piero Manzoni (1933-1963), Enrico Castellani (1930-2017), Pino Pascali (1935-1968), Giulio Paolini (classe 1940), Giorgio Morandi (1890-1964), Marino Marini (1901-1980), Afro (1912-1976), Agostino Bonalumi (1935-2013), Massimo Campigli (1895-1971), Mimmo Paladino (classe 1948), Rudolf Stingel (n. 1956), Michelangelo Pistoletto (n. 1933), Gilberto Zorio (n. 1944), Maurizio Cattelan (n. 1960), Ettore Spalletti (1940-2019).

 

 

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Alessandro Poggiani

Alessandro Poggiani

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da vent'anni circa, ha lavorato come battitore per libri, saggi e articoli, e come segretario di produzione per un docufilm su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore, con la Dino Audino editore e con AGR. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e fotografo in occasione di incontri, dibattiti, presentazioni di libri, fiere librarie e vernissages.

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