I gravissimi e disumani fatti di Amendolara, dove, ricordiamo, sono stati arsi vivi 4 giovani braccianti di origine afghana e pakistana, hanno scosso gran parte dell’opinione pubblica, attivando da subito prese di posizione e dimostrazioni di solidarietà da più parti. La Fai Cisl, con il Reggente nazionale Antonio Castellucci e una delegazione della Federazione regionale e territoriale, assieme alla Cisl Calabria e alla Cisl Cosenza, ha deposto una corona sul luogo della tragedia, in segno di presenza e rispetto della dignità delle persone, e successivamente ha incontrato il Prefetto Rosa Maria Padovano, consegnando un documento con le priorità del sindacato.
“Sul caporalato bisogna passare dalle parole ai fatti, servono azioni forti ma soprattutto coerenti”, ha commentato Castellucci in un’intervista.
“Le leggi ci sono, abbiamo la 199 del 2016 che è una legge efficace – ha aggiunto – però è ovvio che non bisogna lasciarla sulla carta, bisogna andare fino in fondo perché è una legge di repressione ma anche di prevenzione. D’altra parte, c’è un problema anche in termini di unità di ispettori. Gli ultimi dati dell’Ispettorato nazionale del lavoro dicono che in Calabria, per quanto riguarda il settore agricolo, sette ispezioni su dieci hanno riscontrato irregolarità, è un dato davvero molto preoccupante, soprattutto se pensiamo che non discosta molto dai dati di altre regioni. Gli strumenti ci sarebbero, sicuramente vanno potenziati. Servono azioni forti sul territorio calabrese, nel Mezzogiorno e in tutto il Paese, con un Patto che metta assieme istituzioni, imprese e parti sociali, perché dobbiamo davvero costruire un percorso per l’emersione del lavoro irregolare e, soprattutto, serve sollecitare i lavoratori a denunciare sempre i soprusi, perché il vero problema è quello, ed è importante che sia stato previsto un percorso di inclusione e protezione nei loro confronti”.
“Su circa un milione di lavoratori agricoli – ha evidenziato Castellucci – oltre il 40% sono immigrati. Questo è un altro dato che non bisogna trascurare quando si vanno a fare valutazioni sul lavoro agricolo. Soprattutto, c’è un trend in aumento degli immigrati in agricoltura: dal 2018 al 2024 sono aumentati del 10%. Anche per questo nel recente rinnovo del contratto nazionale abbiamo voluto inserire elementi specifici a tutela dei lavoratori stranieri. Sono passi in avanti molto importanti. Poi un grande lavoro va fatto con gli enti bilaterali territoriali: corsi di lingua, sulla sicurezza, sulle competenze”.
Castellucci ha rivolto anche un appello all’attivazione del Silca, sistema informativo per la lotta al caporalato in agricoltura: “Al Tavolo nazionale sul caporalato abbiamo sollecitato un migliore incrocio dei dati, il Ministero del Lavoro ci aveva promesso di completare il nuovo sistema entro giugno, per cui rivolgiamo un appello e confidiamo entro fine mese di vedere risultati anche su questo fronte: sarebbe una conquista ulteriore importante, perché gli organi ispettivi potranno conoscere molto più in dettaglio sui territori e più velocemente l’incrocio tra fabbisogno di manodopera, giornate di lavoro, attivazione dei contratti”.
A seguire, il 6 giugno, in molti hanno partecipato al corteo per la legalità indetto dalla CGIL, con in prima fila i leader del sindacato, seguiti da folte delegazioni di braccianti stranieri e lavoratori provenienti da tutta Italia. La marcia si è mossa ordinatamente intonando slogan per la sicurezza e la legalità. “Basta morti e clandestinità” e “Stop al caporalato” sono i messaggi che hanno aperto il corteo. Landini ha denunciato: “Serve una rivolta delle coscienze, basta ipocrisie su questo sistema disumano di fare impresa. Vale per l’agricoltura, per l’edilizia, per la logistica, al Sud come al Nord. Tutto questo avviene da un lato perché non si applicano le leggi, dall’altro perché si sono fatte norme che stanno favorendo l’appalto, il subappalto e il finto appalto”.
La Cgil propone anche una soluzione tecnica per contrastare il lavoro nero in agricoltura, basata sul modello di quanto già stabilito nel settore edile, “misurando le ore di lavoro per ettaro” e che prevede la tracciabilità della manodopera, ossia calcolare scientificamente, in base agli ettari coltivati e al tipo di coltura, quante ore di lavoro servono per ogni impresa. Successivamente, incrociando i dati, se un terreno ad esempio dovesse richiedere 1.000 ore di lavoro, l’azienda dovrà dimostrare di avere 1.000 ore di contratti regolari. Nel caso dovessero risultare discrepanze, scatterebbero i dovuti controlli e relative sanzioni. Un sistema simile è già in via di realizzazione, è il Silca, sistema informativo per la lotta al caporalato in agricoltura, proposto dai sindacati di categoria al Tavolo nazionale anticaporalato e oggi in via di completamento da parte del Ministero del Lavoro, per incrociare i dati tra fabbisogno di manodopera, attivazione dei contratti, operai realmente impiegati.
Anche le parti datoriali Cia, Coldiretti e Confagricoltura si sono unite alla condanna totale di quanto accaduto ad Amendolara. Terra Viva, associazione cislina dei produttori agricoli, ha ricordato che “non basta l’indignazione, serve un’assunzione collettiva di responsabilità”. L’uccisione dei quattro lavoratori immigrati, per l’associazione, “rappresenta una ferita gravissima per l’intero Paese e impone una risposta forte, unitaria e senza ambiguità. Di fronte a tragedie come questa non bastano le parole di circostanza: occorre rafforzare l’azione di contrasto alle organizzazioni criminali, colpire ogni forma di intermediazione illecita e costruire condizioni di legalità, dignità e sicurezza per tutti i lavoratori. La stragrande maggioranza degli imprenditori agricoli italiani opera nel rispetto delle regole, dei contratti e della dignità delle persone. È proprio per difendere questa agricoltura sana che bisogna isolare senza esitazioni chi sfrutta il lavoro, alimenta il sommerso e danneggia l’intero sistema produttivo.”








