Conversazione con il Maestro d’arte internazionale Franco Carletti

Recente è stata la conversazione, presso il Padiglione Nazionale Grenada alla 59. Biennale di Venezia Arte, con il pittore di fama internazionale Franco Carletti, che ha...

opera di Franco Carletti
opera del ciclo "In volo sulle lettere di mio padre", carboncino su carta, 45x35 cm., 2018

Recente è stata la conversazione, presso il Padiglione Nazionale Grenada alla 59. Biennale di Venezia Arte, con il pittore di fama internazionale Franco Carletti, che ha presentato la sua ricerca artistica.

L’artista, facente parte di Identity Collective, è stato invitato in Padiglione per parlare della sua più recente produzione. Conosciuto in tutto il mondo per opere che si contraddistinguono da un metro elegiaco altamente poetico si è distinto per essere autore di un’arte palpabile, sensoriale e talvolta crepuscolare siano paesaggi a connotare il rappresentato o umani sentimenti. Di seguito l’intervista al Maestro.

 

Artista senese, per l’esattezza di Gaiole in Chianti, intraprende dapprima il percorso giuridico seppur l’arte, sin dall’infanzia, rimane una costante della sua vita. Molta sua produzione si ispira proprio alla terra natia. Quanto contribuisce quest’ultima sulla sua formazione?

Sono cresciuto a dipingere scorci del paesaggio senese e coste del mare, foglie, legni, tramonti, affascinato dalle opere e dai consigli della mia insegnante pittrice. Andavo fin da ragazzo in giro per mercatini in cerca di tavolozze, piccoli quadri, colori, stucchi, terre. Un bagaglio che mi porto dietro anche inconsapevolmente e che via via si ripropone soprattutto nella scelta dei colori.

 

Lei è stato fra i protagonisti delle conversazioni tenute in Biennale di Venezia Arte al Padiglione Grenada, come membro di Identity Collective. Tale traguardo la vede presentare un’opera facente parte di un ciclo pittorico altamente romantico e affettivo dal titolo “In volo sulle lettere di mio padre”. Come nasce l’idea e quale è l’esigenza che lo ispira?

Ho scoperto, poco tempo dopo la morte di mia madre Livia, l’esistenza di molte lettere che lei custodiva nel suo armadio. Sono lettere che mio padre Roberto – negli anni Quaranta quando era soldato, precisamente all’età di vent’anni – scriveva a mia madre, soprannominata “Livina”, nelle missive. Ciò che mi ha colpito è il modo in cui sono state scritte: la sovrapposizione delle frasi, disposte sugli spazi più impensati, anche dentro le buste e inoltre alcuni periodi ricorrenti come «amore per sempre», «il nostro futuro», «stai tranquilla ci rivedremo». Lettere che testimoniano, oltre all’incertezza data da quei periodi e alla disperazione vissuta in quegli anni, un amore profondo oltre il tempo, valori come tradizione, famiglia, sentimenti. Dovevo fare qualcosa, dovevo far conoscere e diffondere questo messaggio ed allora ho dipinto su queste un volo di uccelli, un volo ricognitivo su una corrispondenza universale, foriera di principi tuttora attuali. Mi è sembrato fantastico!

 

In molte opere di genere paesaggistico si sente l’influenza della più sopraffina tradizione novecentesca dove i medium utilizzati sono quelli classici quali pennelli e colori. Al contrario la produzione a cui appartiene l’opera presentata a Venezia si rifà molto a Jean Dubuffet, ad alcuni esponenti dada. Quale sarà la cifra stilistica futura? 

La struttura e il medium utilizzato per opere appartenenti al ciclo “In volo sulle lettere di mio padre” sono strumentali per trasmettere le mie sensazioni, che ritroviamo in tutte le composizioni. Non rinuncerò a pennelli e colori ma continuerò a diffondere, attraverso la natura ed i paesaggi idilliaci, i miei pensieri, focalizzando l’attenzione sui temi sociali più attuali.

 

Numerose le mostre, i riconoscimenti ricevuti e gli attestati di stima di importanti critici d’arte. Molte le pubblicazioni che hanno parlato di lei, fra tutte, l’Atlante dell’Arte Contemporanea che lo annovera tra i talenti della penisola assieme ad altri artisti toscani del calibro di Piero Agnetti, Gianfranco Baruchello, Sandro Chia, Ardengo Soffici solo per citarne alcuni. Quanto ancora l’arte ha possibilità di reinventarsi e reinventare la società contemporanea?

Ritengo che ci sia ancora spazio per l’arte sia per se stessa che per il servizio apportato alla società. Bisogna fare un passo indietro, occorre recuperare quello che la frenesia ed il consumismo sfrenato degli ultimi anni ci ha portato via. Oggi purtroppo la velocità dei mezzi di comunicazione, lo svilupparsi di tecniche sempre nuove fanno apparire un’opera d’arte vecchia ancora prima di essere finita. Spesso viene affermato che l’arte sia conclusa, che non ci sia più nulla da dire, io credo che forse si possa ancora fare qualcosa. Il titolo della mia ultima personale a Siena è stato Si può ancora sognare, a significare l’importanza dell’immaginazione, seppur occorra dedicare a questi progetti tempo e passione. Con un’opera si può trasmettere emozioni esternate attraverso un linguaggio universale; il futuro ha bisogno di cultura, tradizione, bellezza per l’integrazione dei popoli e la protezione dell’ecosistema. Negli anni abbiamo perso qualche passaggio ed ora è il momento di recuperare un progetto, forse un sogno, perché l’arte si fa con le mani, con la testa ed il cuore, ma senza un sogno è tutto inutile.

 

Prossimi progetti?

Porterò a termine il ciclo delle opere legate alle lettere di cui sopra, forse realizzando un’installazione, mi occuperò di temi legati alla guerra degli uomini e del grano…Sarò presente alla Triennale di Arti Visive a Roma e alla Florence Biennale 2023. Continuerò con entusiasmo a percorrere la strada intrapresa, poi devo confessare che l’arte mi stupisce ogni giorno, è una battaglia continua con me stesso, con i pennelli e con i colori.

 

Intervista a cura di Erminia Iori

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Alessandro Poggiani

Alessandro Poggiani

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da vent'anni circa, ha lavorato come battitore per libri, saggi e articoli, e come segretario di produzione per un docufilm su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore, con la Dino Audino editore e con AGR. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e fotografo in occasione di incontri, dibattiti, presentazioni di libri, fiere librarie e vernissages.

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