Cop28, l’appello del Papa: «La devastazione del creato è un’offesa a Dio»

«Purtroppo non posso essere insieme a voi, come avrei desiderato, ma sono con voi perché l’ora è urgente». Papa Francesco...

Papa Francesco
Foto Maurizio Riccardi © AGR

«Purtroppo non posso essere insieme a voi, come avrei desiderato, ma sono con voi perché l’ora è urgente». Papa Francesco con rammarico non ha potuto presenziare alla Cop28 di Dubai per problemi di salute.

Il suo discorso, letto dal Segretario di Stato il cardinale Pietro Parolin, è un’esortazione a promuovere un approccio multilaterale che rifugga nazionalismi e particolarismi, a non scaricare sui poveri o sulle nascite la colpa di quanto sta avvenendo, a evitare posizioni rigide e rimpalli di responsabilità tra ambientalisti radicali e negazionisti, a non disperdere energie nelle guerre.

«Sono con voi perché, ora come mai, il futuro di tutti dipende dal presente che scegliamo. Sono con voi – ha detto papa Francesco – perché la devastazione del creato è un’offesa a Dio, un peccato non solo personale ma strutturale che si riversa sull’essere umano, soprattutto sui più deboli, un grave pericolo che incombe su ciascuno e che rischia di scatenare un conflitto tra le generazioni. Sono con voi – ha aggiunto – perché il cambiamento climatico è un problema sociale globale che è intimamente legato alla dignità della vita umana. Sono con voi per porre la domanda a cui siamo chiamati a rispondere ora: lavoriamo per una cultura della vita o della morte? Vi chiedo, in modo accorato: scegliamo la vita, scegliamo il futuro! Ascoltiamo il gemere della terra, prestiamo ascolto al grido dei poveri, tendiamo l’orecchio alle speranze dei giovani e ai sogni dei bambini! Abbiamo una grande responsabilità: garantire che il loro futuro non sia negato».

Per il Pontefice «è acclarato che i cambiamenti climatici in atto derivano dal surriscaldamento del pianeta, causato principalmente dall’aumento dei gas serra nell’atmosfera, provocato a sua volta dall’attività umana, che negli ultimi decenni è diventata insostenibile per l’ecosistema». Così «l’ambizione di produrre e possedere si è trasformata in ossessione ed è sfociata in un’avidità senza limiti, che ha fatto dell’ambiente l’oggetto di uno sfruttamento sfrenato». Per questo «il clima impazzito suona come un avvertimento a fermare tale delirio di onnipotenza».

Inoltre, il Papa ha ribadito che il cambiamento climatico «non è colpa dei poveri, perché la quasi metà del mondo, più indigente, è responsabile di appena il 10% delle emissioni inquinanti, mentre il divario tra i pochi agiati e i molti disagiati non è mai stato così abissale», stigmatizzando «i tentativi di scaricare le responsabilità sui tanti poveri e sul numero delle nascite».

Per Francesco la via d’uscita alla crisi climatica è quella “dell’insieme”, cioè il multilateralismo. Infatti «il mondo sta diventando così multipolare e allo stesso tempo così complesso che è necessario un quadro diverso per una cooperazione efficace». Il multilateralismo è necessario anche per la pace, ha sottolineato infatti il Papa: «Quante energie sta disperdendo l’umanità nelle tante guerre in corso, come in Israele e in Palestina, in Ucraina e in molte regioni del mondo: conflitti che non risolveranno i problemi, ma li aumenteranno! Quante risorse sprecate negli armamenti, che distruggono vite e rovinano la casa comune!». Da qui un ulteriore invito alla comunità internazionale: «Con il denaro che si impiega nelle armi e in altre spese militari costituiamo un Fondo mondiale per eliminare finalmente la fame e realizzare attività che promuovano lo sviluppo sostenibile dei Paesi più poveri, contrastando il cambiamento climatico».

Ha poi osservato come «i cambiamenti climatici segnalano la necessità di un cambiamento politico». È fondamentale uscire «dalle strettoie dei particolarismi e dei nazionalismi», che «sono schemi del passato» ed abbracciare «una visione alternativa, comune» che «permetterà una conversione ecologica», perché «non ci sono cambiamenti duraturi senza cambiamenti culturali». E in questo Francesco ha assicurato «l’impegno e il sostegno della Chiesa cattolica, attiva in particolare nell’educazione e nel sensibilizzare alla partecipazione comune, così come nella promozione degli stili di vita, perché la responsabilità è di tutti e quella di ciascuno è fondamentale».

Ora occorre «rilanciare il cammino. Questa Cop sia un punto di svolta», è la raccomandazione ai Paesi che vi partecipano: «Manifesti una volontà politica chiara e tangibile, che porti a una decisa accelerazione della transizione ecologica, attraverso forme che abbiano tre caratteristiche: siano efficienti, vincolanti e facilmente monitorabili. E trovino realizzazione in quattro campi: l’efficienza energetica; le fonti rinnovabili; l’eliminazione dei combustibili fossili; l’educazione a stili di vita meno dipendenti da questi ultimi».

«Per favore: andiamo avanti, non torniamo indietro”, è stata la supplica del Pontefice nel concludere il suo discorso.

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Maria Antonietta Conso

Maria Antonietta Conso

Classe 1996, giornalista pubblicista esperta in comunicazione e marketing e appassionata di temi sindacali.

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