Crisi economica: proteste agricoltori in tutta Europa

A causa delle regole ambientali e della concorrenza internazionale, il mondo agricolo è tornato a protestare in molti Paesi d’Europa....

Francesco Lollobrigida
Francesco Lollobrigida -. Foto M. Riccardi © AGR

A causa delle regole ambientali e della concorrenza internazionale, il mondo agricolo è tornato a protestare in molti Paesi d’Europa. Dopo la Germania, Francia, Romania, Olanda e non solo, la protesta degli agricoltori è arrivata anche in Italia.

In Olanda, in Germania e in Francia i timori del mondo agricolo riguardano le esigenze imposte dal Patto Verde, alla riduzione dei sussidi energetici, all’eccesso di burocrazia. In altri Paesi, invece, come Polonia, Ungheria e Romania le paure sono legate alle importazioni a basso costo provenienti dall’Ucraina. In Italia sono state indette contro le politiche agricole dell’Unione europea, la scelta dei governi e le grandi confederazioni agricole.

La questione è di carattere sia politico che economico a pochi mesi dal voto europeo di giugno. L’establishment comunitario si sta muovendo al fine di evitare che le proteste rafforzino i partiti più radicali, come l’Alternative für Deutschland in Germania e il Rassemblement National in Francia, dato che ciò è già avvenuto in Olanda, dove il malumore della categoria ha portato alla nascita di un nuovo partito politico, il BoerBurger-Beweging, letteralmente «Movimento civico dei contadini», e alla vittoria nelle ultime elezioni legislative di novembre del partito nazionalista Pvv, guidato da Geert Wilders.

In merito a ciò, domani si aprirà a Bruxelles un nuovo dialogo strategico sul futuro dell’agricoltura, già preannunciato a settembre dalla stessa Presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen, al fine di trovare insieme alle associazioni di categoria le risposte agli attuali grandi nodi: la concorrenza mondiale, il cambiamento climatico e la transizione ambientale.

«L’Unione europea rimane il primo esportatore al mondo di prodotti agricoli. Ciononostante, nell’ultimo decennio – ha detto ieri durante il Consiglio sull’Agricoltura a Bruxelles il Commissario all’agricoltura, Janusz Wojciechowski – il numero di imprese agricole è sceso da 12 milioni a 9 milioni, mentre l’età media degli agricoltori è salita da 55 a 57 anni». E ribadendo poi la necessità di aumentare le risorse del bilancio comunitario riservate all’agricoltura.

Ma la politica agricola comune rappresenta già oggi un terzo del bilancio comunitario 2021-2027. Stando, infatti, ad un rapporto pubblicato in giugno, tra il 2019 e il 2021 i sussidi pubblici nei 54 Paesi monitorati dall’Ocse sono ammontati a 817 miliardi di dollari all’anno, il 13% in più rispetto al 2018-2020. Gli esperti, però, sono convinti che il denaro è distribuito in maniera da far beneficiare soprattutto le imprese più grandi. 

La nuova Pac, approvata nel 2021, è stata contestata anche dagli ambientalisti, che avrebbero voluto l’inserimento di vincoli più stringenti per rendere l’agricoltura davvero sostenibile e da diverse associazioni, che la reputano poco efficiente nell’incentivare la transizione ecologica del settore agricolo e avrà ben pochi effetti in termini di riduzione delle emissioni. Tutto ciò vale a dire che la Pac andrebbe riformata nuovamente.

Opinione condivisa da molti ministri dell’agricoltura, presenti ieri al Consiglio, che hanno lo sguardo rivolto al bilancio 2028-2034 e al prossimo allargamento all’Ucraina, un mini-gigante agricolo. Il ministro italiano Francesco Lollobrigida ha affermato: «Garantire la produttività insieme alla sostenibilità ambientale è d’obbligo», ma superando «politiche ideologiche». Ha poi aggiunto che ai suoi occhi «il primo tutore dell’ambiente» è proprio l’agricoltore.

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Maria Antonietta Conso

Maria Antonietta Conso

Classe 1996, giornalista pubblicista esperta in comunicazione e marketing e appassionata di temi sindacali.

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