La diagnosi dermatologica passa attraverso l’interpretazione visiva di forme, cromatismi e volumi, gli stessi elementi che guidano la lettura di un’opera pittorica. Con questo presupposto torna a Roma, il 25 e 26 settembre 2026, la diciassettesima edizione di Dermart, il convegno interdisciplinare che fonde scienza dermatologica e arti visive per affinare le competenze diagnostiche della classe medica.
L’apertura dei lavori si terrà venerdì 25 settembre alle ore 15:00 presso il Museo Ninfeo dell’Enpam in piazza Vittorio Emanuele, per poi proseguire sabato 26 settembre nella prestigiosa Sala della Protomoteca in Campidoglio.
Neuroestetica e iconodiagnostica per la formazione medica
Ideato come ponte tra discipline eterogenee, il congresso coinvolge medici specialisti, biologi, storici dell’arte, psicologi e filosofi. Al centro del metodo formativo vi è l’iconodiagnostica, affiancata dai principi della neuroestetica applicata, disciplina teorizzata da Semir Zeki: l’allenamento alla decodifica dell’immagine artistica stimola i circuiti cerebrali visivi, permettendo al clinico di cogliere dettagli anatomici e morfologici altrimenti trascurati.
Questo approccio rafforza anche l’uso delle tecnologie moderne, come l’epiluminescenza digitale, la cui efficacia interpretativa dipende primariamente dalla sensibilità visiva dell’operatore.
Oltre il dato clinico: abbattere lo stigma delle lesioni cutanee
La comparazione tra manifestazioni patologiche e capolavori dell’arte figurativa assolve inoltre a un ruolo terapeutico e sociale. Riconoscere segni cutanei storicizzati nei ritratti d’autore consente ai pazienti di elaborare il disagio estetico e contrastare lo stigma sociale associato alle dermopatie visibili. Attraverso il dialogo tra clinica ed estetica, Dermart ridefinisce l’atto medico in una prospettiva olistica, incentrata sulla comprensione globale della persona.








