Dialogo sociale nell’agroalimentare, tappa in Grecia per il progetto europeo EATS

Si è svolta ad Atene la nuova tappa del progetto europeo EATS, acronimo di Empowering Agri-Food Chain actors Through Social Dialogue....

progetto europeo EATS

Si è svolta ad Atene la nuova tappa del progetto europeo EATS, acronimo di Empowering Agri-Food Chain actors Through Social Dialogue.

Con Fai-Cisl capofila del progetto hanno partecipato alla conferenza tutte le organizzazioni partner: Fondazione Adapt, Cnr-Irpps, Fondazione Fai-Cisl Studi e Ricerche, Terra Viva, Coldiretti, poi Agro-Sindikat (Macedonia del Nord), Fga-Cfdt (Francia), Obes (Grecia), Effat (Federazione europea dei sindacati dei settori alimentare, agricolo e turistico), Fnsz (Bulgaria), Ugt Fica (Spagna), più i partner associati Confederdia, Anolf Cuneo, Anolf Puglia, Alpaa, Saeepe. 

L’appuntamento ha fatto emergere il ruolo catalizzatore del dialogo sociale per favorire la crescita del settore agroalimentare in uno scenario caratterizzato da una profonda complessità, a cominciare dalle dinamiche del lavoro, dell’immigrazione e dell’inclusione sociale nel contesto della digitalizzazione e dei cambiamenti climatici. “Il modello sindacale – ha detto Mohamed Saady, Segretario nazionale della Fai-Cisl – oggi deve essere ridefinito e consolidato, nella consapevolezza che solo attraverso il dialogo sociale è possibile accompagnare l’Unione europea nelle sfide per la transizione ecologica e digitale ma anche per rafforzare i salari e proteggere lavoratori e famiglie dall’inflazione, temi che in Italia stiamo affrontando in ogni singola negoziazione contrattuale ma che richiedono anche intervenenti sul mercato del lavoro, tramite gli enti bilaterali, e sulla formazione dei lavoratori, che per i migranti deve poter abbattere prioritariamente le barriere linguistiche”.

Che il comparto agroalimentare sia strategico per il Vecchio Continente è stato sottolineato dalla Segretaria Generale del Saeepe Ioanna Anastasopoulou: “Entro il 2050 – ha detto – la produzione andrà aumentata di oltre il 50% per soddisfare la domanda globale, affrontando questioni come lo spreco di acqua e cibo, il consumo del suolo e la valorizzazione dell’innovazione tecnologica, in questo senso il ruolo del sindacato e la collaborazione internazionale saranno fondamentali per innalzare i livelli di istruzione dei lavoratori europei e colmare i gap dovuti alle piccole dimensioni delle aziende agricole, alla scarsa cooperazione, al potere della grande distribuzione nella politica dei prezzi”.

Per quanto riguarda la Grecia, sono emersi dall’incontro diversi indicatori negativi, se si considera, come ricordato da Anastasia Hadjipavlou, direttrice Eeke, l’Unione dei lavoratori e consumatori greci, che la popolazione a rischio di impoverimento è il 26%, con un reddito medio inferiore a 10 mila euro e un Paese all’11° posto tra quelli con un salario minimo inferiore a mille euro, dopo Portogallo, Lituania, Croazia, Estonia, Romania e Bulgaria. Il 32% delle famiglie povere segnala inoltre la mancanza di pasti con componenti nutrizionali essenziali come carne e legumi. Fermo restando che a preoccupare, più dell’inflazione, sono i fenomeni speculativi, motivo per cui si punta alla sensibilizzazione dei lavoratori e delle famiglie sul percorso di filiera che lega produttori e consumatori finali.

Quella scattata dal progetto EATS è dunque una fotografia con luci e ombre che è servita anche alle singole organizzazioni di ciascun Paese partecipante per discutere attorno a specifiche politiche e azioni sindacali. Alla base, una ricerca che ha messo a fuoco il ruolo dei lavoratori nel garantire l’accesso al cibo e la sicurezza alimentare. Il report finale nasce da 10 mesi di ricerca e si suddivide in due parti: nella prima viene analizzato, attraverso una ricerca documentale, il dialogo sociale nel settore agroalimentare guardando alla normativa, agli attori coinvolti e ai temi maggiormente trattati nei paesi partner; nella seconda, invece, vengono forniti i risultati dell’indagine qualitativa rivolta alle parti sociali dell’industria agricola e alimentare degli stessi paesi con informazioni sui sistemi di relazioni industriali, sulle strutture di contrattazione collettiva e sulle buone pratiche di dialogo sociale, guardando sia alle attività primarie che quelle della trasformazione dei prodotti, comprese multinazionali medio-grandi in cui sono presenti i Comitati aziendali europei. “Il quadro emerso – ha commentato il Vincenzo Conso, Presidente della Fondazione Fai Cisl Studi e Ricerche, che assieme a Fondazione Adapt e CNR-IRPPS ha condotto la ricerca – mostra alcune sfide fondamentali per ottenere maggiore partecipazione dei lavoratori, una migliore inclusione dei migranti e minore frammentazione dei sistemi produttivi”. Elemento chiave, la contrattazione collettiva e territoriale, da sostenere con adeguate politiche di emersione degli stranieri privi di documenti. Dal progetto nasceranno anche delle linee guida per orientare i negoziati nazionali a sostegno del dialogo sociale nel settore agroalimentare. La prossima tappa del progetto è prevista a Sofia, mentre a luglio si terrà a Bruxelles la conferenza finale. 

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,
Rossano Colagrossi

Rossano Colagrossi

Dalla Home