En plein di pubblico per Carlo Verdone nella Biblioteca di Sacrofano “Al Tempo Ritrovato”

Si è svolto con grandissima affluenza di pubblico” sabato 20 aprile 2024 presso la Biblioteca Comunale di Sacrofano (RM) “Al Tempo Ritrovato” – della quale lo scorso...

biblioteca Sacrofano gremita di pubblico

Si è svolto con grandissima affluenza di pubblico” sabato 20 aprile 2024 presso la Biblioteca Comunale di Sacrofano (RM) “Al Tempo Ritrovato” – della quale lo scorso 6 aprile ricorreva il secondo anniversario dell’inaugurazione – l’incontro con Carlo Verdone, il quale, accolto da Patrizia Nicolini (Sindaco di Sacrofano) e dall’Amministrazione comunale, ha dialogato con il giornalista Dante Matelli e con il critico cinematografico Alessandro Boschi, parlando dei suoi libri La carezza della memoria (Bompiani, 2021) e La casa sopra i portici (Bompiani, 2012; nuova edizione 2021), nonché attraversando la sua intera carriera, dai primi film – Un sacco bello (1980), Bianco, rosso e verdone (1981), Borotalco (1982) – alla passione per la fotografia. I portici della sua casa romana, i ricordi del suoi rapporto con Federico Fellini (1920-1993) e con Alberto Sordi (1920-2003), la sua famiglia, i suoi compagni/compagne di viaggio – fra le quali Claudia Gerini. Con grande disponibilità e profondità, C. Verdone ha raccontato numerosi aneddoti della sua vita – sia privata sia professionale -, regalando al pubblico due ore intense ed emozionanti.

L’incontro è stato arricchito dalle letture di Stefano Camerino e dalle proiezioni di brevi estratti dei suoi film – nonché di un’intervista a suo padre, il critico cinematografico, saggista e professore universitario Mario Verdone (1917-2009) – a cura di Domenico D’Arrigo

Presente la Libreria Piantaparole (via Giulio Frascheri, 73 – in zona Labaro). 

I libri

La carezza della memoria 

«Io vivo di ricordi, perché sono l’unica prova che ho vissuto e che non sono solo esistito. Il ricordo è sempre un conforto, una certezza, l’illusione di una vita che continua. Nessuno te lo può rubare, non può essere inquinato o manipolato. È il tuo film più vero, più autentico. Il film della tua vita» (Carlo Verdone, La carezza della memoria, Bompiani, Milano 2021)

«La vita di Carlo Verdone è un andirivieni tra la timidezza dei gesti e la libertà estrosa di saper mettere a frutto l’indiscutibile talento, che non è tanto o solo quello di far ridere, ma di dare un corpo e un’anima alla sua malinconia, di vestirla di quei fragili sogni che solo il cinema aiuta a realizzare» (Antonio Gnoli, «la Repubblica»)

«Il miglior film di Verdone è un libro» (Antonio D’Orrico, «La Lettura»)

Fotografie. Nascoste dentro cassetti, infilate nelle pagine di vecchi libri, ammucchiate alla rinfusa in uno scatolone. La memoria è una scatola. Aprirla, guardare, ricordare, raccontare: è il disordine delle immagini dal passato ad accendere la narrazione di Carlo Verdone. Ogni racconto è un momento di vita vissuta rivisitato dopo tanto tempo: dal legame col padre ai momenti preziosi condivisi con i figli Giulia e Paolo, dai primi viaggi alla scoperta del mondo alle trasferte di lavoro, dalle amicizie romane a un delicato amore di gioventù. Ovunque, sempre, il gusto per l’osservazione della commedia umana, l’attenzione agli altri – come sono, come parlano, come si muovono – che nutre la creazione dei personaggi cinematografici, e uno sguardo acuto, partecipe, a tratti impietoso a tratti melanconico su Roma, sulla sua gente, sul mondo. Leggendo queste pagine si ride, si sorride, ci si commuove, si riflette; si torna indietro nel tempo, si viaggia su treni lentissimi con compagni di viaggio sorprendenti, si incontrano celebrità e persone comuni, ugualmente illuminate dallo sguardo dell’artista e dell’uomo.

La casa sopra i portici

«Questo libro è il mio film più importante» (Carlo Verdone, La casa sopra i portici, a cura di Fabio MaielloBompiani, Milano 2012; nuova edizione 2021)

«C’è un pensiero che spesso mi intristisce, sul quale torno di tanto in tanto nei momenti in cui sento che il tempo sta scorrendo via troppo veloce: perdere la memoria. Non ricordare quell’avvenimento, quel nome, un luogo, quella strada, una frase importante, i precisi lineamenti di un volto. Dimenticare gli odori, i profumi, una giornata particolare, l’allegria di un momento, l’inquietudine e anche l’intensità dei dolori. Gli anni che scorrono sbiadiscono inevitabilmente i ricordi: è la tirannia del tempo. Abbiamo un’unica consolazione: quella di tramandare, raccontare, emozionare, nella condivisione, questo immenso mosaico che rischia di disarticolarsi anno dopo anno. Il cinema ci illude con l’immortalità di tanti volti scomparsi, restituendoceli vivi nella loro giovinezza, pieni di anima vitale nelle storie da loro interpretate. Sempre il cinema restituisce ancora intatti luoghi e periodi storici cancellati dagli anni. Ma forse la scrittura, più di qualsiasi altra cosa, riesce a far tornare in vita ciò che purtroppo deve sottostare alla legge del non ritorno. Perché nella parola ci può essere una potenza tale da aiutare l’immaginazione del lettore a cogliere sfumature, dettagli, a soffermarsi in tante riflessioni. Prima fra tutte quella di aver provato emozioni, stati d’animo simili a quelli che lo scrittore sta descrivendo. E a questo proposito un libro come La casa sopra i portici è l’esempio perfetto dell’empatia che può svilupparsi fra il narratore e il lettore. […] La storia di un appartamento, fra l’altro pieno di poesia e storia, è la vita. La mia e forse anche quella del lettore.

L’idea di scrivere un libro sulla mia casa […] era un’esigenza nata da uno dei più grandi dolori della mia vita. Lasciarla per me è stato come veder uccisa una parte della mia esistenza. E quindi ho provato a fermare nel tempo tutto quello che potevo ricordare in quelli che definisco i miei anni migliori. Scrivere La casa sopra i portici […] mi ha dato l’illusione di riappropriarmi del mio passato, del mio appartamento per tutto il tempo della scrittura. Volevo riaprire tutte le otto stanze, ricordando quel che era avvenuto nei tanti anni di permanenza, e invitare il lettore a visitarle insieme a me. Non volevo che finisse tutto nell’oblio perché a quella casa devo molto, tutto. Volevo renderle omaggio per un’ultima volta facendo entrare un po’ di lettori curiosi della sua lunga storia. Era l’unico modo per renderla, in qualche modo, immortale. Un atto d’amore anche per la grande famiglia che ho avuto e per le tante persone, famose e no, che l’hanno frequentata fino a farla diventare un grande tetro della vita. Un teatro ininterrottamente aperto per ottanta lunghi anni» (Carlo Verdone, La forza del ricordo in C. Verdone, La casa sopra i portici, cit., pp. 5-7)

Carlo Verdone si racconta per la prima volta in un flusso di ricordi ricco, sorprendente, tenero ed esilarante. Si parte dalla giovinezza e dal vissuto nella mitica casa paterna, grande protagonista del libro: l’incontro con Vittorio De Sica, il rapporto con i genitori e i fratelli, gli scherzi (tanti, fulminanti), le prime esperienze sentimentali ma anche i drammi famigliari. E poi il cinema: i primi passi al Centro Sperimentale sotto la guida di Roberto Rossellini, la genesi dei film, i retroscena, gli aneddoti più inediti e divertenti, il rapporto con gli attori. Quindi le amicizie che hanno segnato la sua vita: Sergio Leone, Federico Fellini e Massimo Troisi. E senza tralasciare il grande amore di Carlo per la musica: i primi concerti di Beatles e Who, gli incontri con David Bowie, David Gilmour e Led Zeppelin. Un libro per scoprire un “privato” inedito e i molteplici aspetti di un regista, attore, autore che ha ammaliato, divertito, fatto riflettere generazioni di italiani. Un artista che, attraverso la sua quarantennale carriera,h,  tracciato un formidabile, lucido, disincantato e talvolta spietato ritratto del nostro paese.

Carlo Verdone (Roma, 1950), attore, regista e sceneggiatore, fra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta gira tre cortometraggi – Poesia solare (1969), Allegoria di primavera (1971), Elegia notturna (1973), premiato al Tokyo Film Art Festival -, lavori sperimentali e molto “underground” che furono prestati alla Rai per uno speciale televisivo ed attualmente risultano ancora dispersi (trattandosi di lavori girati in 16 mm, purtroppo lo stesso Verdone non ne ha copia).  

Laureatosi in Lettere moderne e diplomatosi in Regia al Centro Sperimentale di Cinematografia, negli anni Settanta è assistente alla regia di Franco Bottari – 24 ore… non un minuto di più (1973) – e di Franco Rossetti – Quel movimento che mi piace tanto (1977) – e alla fine del decennio si afferma con i suoi esilaranti sketches televisivi.

All’inizio degli anni Ottanta, con Un sacco bello (1980) e Bianco, rosso e verdone (1981), entrambi prodotti da Sergio Leone, porta al cinema il suo repertorio di feroci tipizzazioni (il ragazzo timido e introverso, il figlio dei fiori, il bullo di periferia).

Con Borotalco (1982), Acqua e sapone (1984) e Troppo forte (1986), in cui recita con Alberto Sordi – con il quale aveva già lavorato quattro anni avanti in In viaggio con papà (1982), diretto A. Sordi medesimo – continua a sfruttare la sua camaleontica comicità e la galleria delle sue maschere mai volgari e molto connesse al romanesco.

In Io e mia sorella (1987), Compagni di scuola (1988) e Il bambino e il poliziotto (1989) accentua le venature malinconiche del suo umorismo, aggiungendo alle sue commedie numerose sfumature amare.

Maledetto il giorno che t’ho incontrato (1992) e Perdiamoci di vista (1994) insistono ancora su tali tracce, mentre nel ’95 torna alla struttura ed alla comicità dei suoi primi film interpretando tre ruoli in Viaggi di nozze.

Negli anni successivi tratteggia una satira della dominante volgarità con Gallo cedrone (1998) e C’era un cinese in coma (2000), mentre con Ma che colpa abbiamo noi (2003), L’amore è eterno finché dura (2004) e Il mio miglior nemico (2006) lavora di fino sulle manie e le ossessioni dell’Italia disorientata degli ultimi anni, infilzando con l’acuminata spada di una comicità pungente le contraddizioni ed i paradossi di una borghesia che ha ormai perduto la coscienza di sé e che non ha più modelli di riferimento a cui ispirarsi sia nella vita pubblica sia in quella privata.

In Grande, grosso e… Verdone (2008) riporta in scena, invecchiate e con nomi differenti, le maschere e le coppie divenute “cult” tredici anni avanti con il già citato Viaggi di nozze.

Molto efficace anche quando recita in film diretti da altri registi – è il commissario buzzurro di Zora la vampira (2000) dei Manetti Bros [Marco e Antonio Manetti], il marito depresso in seguito all’improvviso abbandono della moglie in Manuale d’amore (2005) di Giovanni Veronesi -,abile nel suo trasformismo così come nell’acuta osservazione dei costumi e dei comportamenti dell’italiano medio, per via della sua caustica capacità di tipizzazione, viene da molti considerato come l’erede naturale del talento di Alberto Sordi.

Fra gli altri film da lui scritti, diretti ed interpretati ricordiamo I due carabinieri (1984), Stasera a casa di Alice (1990), Al lupo al lupo (1992), Sono pazzo di Iris Blond (1996), Io, loro e Lara (2010), Posti in piedi in paradiso (2012), Sotto una buona stella (2014), L’abbiamo fatta grossa (2016), Benedetta follia (2018). Si vive una volta sola (2021). 

Fra gli altri film da attore, La luna (1979) di Bernardo Bertolucci, Grand Hotel Excelsior (1982) di Castellano e Pipolo, Cuori nella tormenta (1984) di Enrico Oldoini, 7 chili in 7 giorni (1986) di Luca Verdone, Manuale d’amore 2 (Capitoli successivi) (2007), Italians (2009) e Manuale d’amore 3 (2011) di Giovanni Veronesi, Questioni di cuore (2010) di Francesca Archibugi, La grande bellezza (2013) di Paolo Sorrentino.

L’incontro con Carlo Verdone, con presentazione dei libri La carezza della memoria (libro vincitore del Premio Flaiano 2023 nella sezione narrativa) e La casa sopra i portici, pubblicati da Bompiani (Milano) nella collana “Overlook”, e disponibili in libreria e online rispettivamente da febbraio 2021 e da febbraio 2012 – pp. 224 e 282 -, si è svolto presso la Biblioteca di Sacrofano “Al Tempo Ritrovato” sabato 20 aprile 2024.

, , , , , , , , , , , , , ,
Alessandro Poggiani

Alessandro Poggiani

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da vent'anni circa, ha lavorato come battitore per libri, saggi e articoli, e come segretario di produzione per un docufilm su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore, con la Dino Audino editore e con AGR. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e fotografo in occasione di incontri, dibattiti, presentazioni di libri, fiere librarie e vernissages.

Dalla Home