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Fai Cisl: presentato a Foggia report “Made in Immigritaly” sui lavoratori immigrati nell’agroalimentare

È stato presentato a Palazzo Dogana, sede della Provincia di Foggia, la ricerca “Made in Immigritaly. Terre, colture, culture”, primo rapporto di ricerca su lavoratrici e lavoratori immigrati nell’agroalimentare italiano. Il dossier raccoglie dati, analisi e proposte e approfondisce anche nove casi studio territoriali con un focus sul foggiano riguardo la raccolta del pomodoro nella cosiddetta Capitanata, un territorio molto vasto con un’estensione di oltre 7.000 chilometri quadrati, dove l’agricoltura rappresenta l’attività predominante.

Il rapporto “Made in Immigritaly”, costituito da 511 pagine e commissionato dalla Fai Cisl, è stato realizzato dal Centro Studi Confronti ed è curato da Maurizio Ambrosini, Rando Devole, Paolo Naso e Claudio Paravati. La ricerca esamina i modi in cui il lavoro immigrato viene gestito in contesti specifici e analizza sia le criticità sia i diversi profili del fenomeno, inclusi gli esiti più incoraggianti, che sono frutto di meccanismi virtuosi di cooperazione, apprendimento reciproco, integrazione locale che si stanno realizzando sui luoghi di lavoro.

Durante il saluto introduttivo Donato Di Lella, Segretario Generale della Fai-Cisl Foggia, ha spiegato come «in Puglia ci sono complessivamente oltre 156.600 lavoratori immigrati, di questi 46.147 solo a Foggia, con 31.324 uomini e 14.823 donne. Sono più di 60 gli insediamenti informali distribuiti in tutta la provincia. Il rapporto – prosegue Di Lella – aiuta a tenere accesi i riflettori sulle criticità ma evidenzia anche i progetti virtuosi come quelli avviati con la Caritas di Cerignola, con la Cooperativa Pietra di Scarto, con le nostre attività di “tutele in movimento”. Questo per mettere al centro la persona, creare buona accoglienza e integrazione, favorire la legalità e l’incontro tra domanda e offerta di lavoro».

Il caso studio nel foggiano è stato curato da Alessandra Vitullo, sociologa e ricercatrice all’Università la Sapienza di Roma, nel quale è emersa una presenza complessiva dei lavoratori immigrati impiegati in agricoltura in Puglia del 21% e nella provincia di Foggia di circa il 35% del totale regionale. Il focus è in particolare nel territorio della Capitanata, dove viene prodotto il 30% del pomodoro industriale italiano, oltre ad altre colture come il broccoletto, l’asparago, l’ulivo, l’uva. Ciononostante, la raccolta del pomodoro rappresenta chiaramente il più importante sbocco occupazionale per i lavoratori migranti che nei mesi estivi, tra giugno ed agosto, in migliaia si riversano nei campi della Capitanata, per la raccolta che avviene in particolare nelle zone a nord di Foggia, tra San Severo e Apricena.

«All’interno di questo contesto – ha spiegato Alessandra Vitullo – la ricerca vuole analizzare le dinamiche economiche e sociali che si diramano intorno alla rete del lavoro migrante. Dalle condizioni lavorative di sfruttamento, alla precaria condizione abitativa e sanitaria, lo studio condotto tramite interviste e una mappatura del territorio, ha permesso di mettere in luce sia le criticità, che le possibili soluzioni da perseguire al fine di migliorare le estreme condizioni di disagio in cui versano i lavoratori agricoli migranti in Capitanata; lavoratori che rappresentano tuttavia un tassello fondamentale della produzione del pomodoro Made in Italy».

I lavori, nei quali hanno portato un saluto la Segretaria Cisl Puglia, Valentina Donno; la Segretaria Generale Cisl Foggia, Carla Costantino; il Presidente della Provincia di Foggia Giuseppe Nobiletti e il Direttore della Caritas di Cerignola-Ascoli Satriano, don Pasquale Cotugno, sono stati moderati da Claudio Paravati, Direttore del Centro Studi Confronti e sono stati conclusi dal Segretario Generale della Fai-Cisl Onofrio Rota. 

«Gli immigrati che lavorano regolarmente in Italia – spiega Rota – sono 2,4 milioni circa, più del 10% degli occupati. In agricoltura il dato è più rilevante di questo valore medio, infatti gli stranieri occupati nel settore sono quasi 362.000, e coprono il 31,7% delle giornate di lavoro. Continua ad esserci un grande fabbisogno, ma il decreto flussi non è connesso con il sistema impresa nel nostro Paese. Basti pensare che la maggior parte del fabbisogno è in Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, ma la regione che ha presentato più domande (300mila sulle 700mila disponibili) è la Campania. Da tempo come sindacato sosteniamo che è la bilateralità la via privilegiata per creare vero mismatch tra domanda e offerta di lavoro, garantire legalità, inserimento reale, lavoro giusto e sicuro. La vera sfida – conclude il Segretario Generale della Fai Cisl – è rendere l’agroalimentare più attrattivo, e per farlo vanno incrementate le protezioni sociali, le competenze, i redditi».

Maria Antonietta Conso

Classe 1996, giornalista pubblicista esperta in comunicazione e marketing e appassionata di temi sindacali.

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