Giuseppe Ungaretti: nell’anniversario della sua nascita, il ricordo del poeta che ci ha ‘illuminati d’immenso’

“La poesia è poesia solo quando porta in sé un segreto”. È così che Giuseppe Ungaretti risponde alle domande di...

Giuseppe Ungaretti
Giuseppe Ungaretti fotografato da Carlo Riccardi © Archivio Riccardi

“La poesia è poesia solo quando porta in sé un segreto”. È così che Giuseppe Ungaretti risponde alle domande di Ettore Della Giovanna, notissimo giornalista italiano, quando durante un’intervista questi gli chiede che cosa sia, in fin dei conti, la poesia. La domanda è di sicuro complessa, ma, paradossalmente, la risposta del grande poeta italiano si rivela incredibilmente semplice. Spesso, infatti, siamo abituati ad associare la parola ‘poesia’ (e tutto ciò che essa si porta dietro) a un frasario generalmente contorto, ricco di virtuosismi, complicato fino all’esasperazione. Ma è davvero così? La buona poesia si rivela tale solo quando riesce nella temutissima missione di confondere le acque, di lasciare il lettore con la sensazione di non aver capito, di non avere afferrato? La poesia è, insomma, un mondo per pochi?

No, sembra rispondere Ungaretti. Ma a rispondere non è solo lui. Chi risponde è la voce presente nei suoi componimenti. 

Di che parla Ungaretti nelle sue poesie? Del suo complesso e stratificato mondo interiore. Parla della guerra, certo. Ma anche di tante altre cose. Parla dell’amore, del suo cuore che è ‘il paese più straziato’, parla dei suoi sogni. Delle sue paure.

Il linguaggio utilizzato è magnificamente costruito, ma non è retorico. E cosa c’è, d’altronde, di più dissimile dalla poesia della retorica? Il poeta non vuole dire cose scontate. Il poeta non vuole dire. Il suo è a tutti gli effetti un tentativo di avvicinamento a qualcosa di tormentato che esiste all’interno del suo petto, delle gambe, della pancia. Tra le ossa e i muscoli, tra il cuore e i polmoni, tra i piedi e il bacino, è lì che il poeta sente dolore. O gioia. O disgusto, o terrore. E pensa di essere solo. 

È per questo, forse, che la poesia è poesia solo nel momento in cui contiene un segreto: un segreto di un corpo che soffre. E quella sofferenza, lungi dal divenire universale mediante l’atto della composizione, attraverso la poesia diviene in grado di esprimere concetti complessi in modo semplice.

Per questo ci commuoviamo di fronte alle nostre vite che vengono illuminate d’immenso. Per questo ci sembra di tornare a respirare quando “dopo la nebbia, ad una ad una si svelano le stelle”. Per questo tremiamo nel vedere i soldati che sono come foglie sugli alberi.

Per questo, insomma, Giuseppe Ungaretti non può essere dimenticato. 

Non oggi.

QUI LE FOTO DI GIUSEPPE UNGARETTI DELL’ARCHIVIO RICCARDI

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Chiara Cecere

Chiara Cecere

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