Da Lino Guanciale a Gabriele Vacis. I protagonisti della XXII edizione del Premio Nazionale Franco Enriquez.
Domenica 30 agosto 2026 a Sirolo (AN) la consegna dei riconoscimenti. Fra i premiati/premiate Andrée Ruth Shammah, Lino Guanciale, Gabriele Vacis con la Compagnia PoEM, Gianni Forte, Milena Vukotic, Giuliana De Sio e numerosi interpreti e realtà della scena contemporanea.
Sarà una serata dedicata alle diverse espressioni del teatro italiano contemporaneo quella del 30 agosto 2026, quando a Sirolo saranno assegnati i riconoscimenti della XXII edizione del Festival e Premio Nazionale Franco Enriquez – Città di Sirolo, quest’anno dedicata al tema “Il teatro una via per la pace”.
Il Premio traccia una geografia articolata della scena nazionale, accostando interpreti, registi, autori, compagnie e spazi teatrali che hanno sviluppato percorsi differenti, accomunati dall’attenzione alla qualità artistica e alla funzione culturale e civile del teatro.
Fra i protagonisti dell’edizione 2026 troviamo Lino Guanciale, personalità fra le più riconoscibili della scena italiana, interprete in grado di coniugare il lavoro teatrale con una presenza significativa nel cinema e nella televisione, senza rinunciare alla ricerca ed alla complessità del repertorio. Il riconoscimento conferma l’attenzione del Premio Franco Enriquez verso attori che hanno costruito il proprio percorso attraverso una costante relazione con la parola, la drammaturgia e la responsabilità dell’interprete.
Un posto di particolare rilievo assume anche Gabriele Vacis, premiato assieme alla Compagnia PoEM per Sette a Tebe, da Eschilo, nella categoria Teatro Classico e Contemporaneo, sezione Regia e giovani compagnie.
La Giuria individua nello spettacolo «un grido di denuncia contro tutte le guerre, contro tutte le sopraffazioni, contro la violenza», riconoscendo alla regia di G. Vacis la capacità di riportare la tragedia eschilea entro le inquietudini del nostro tempo. Il conflitto fra Eteocle e Polinice diviene così il punto di partenza per interrogare le forme contemporanee della divisione, della paura e dell’esercizio del potere.
Determinante è il lavoro dei giovani interpreti della Compagnia PoEM, chiamati a trasformarsi, secondo la motivazione, nella «voce di un popolo» che rifiuta di essere semplice spettatore degli eventi. La tragedia antica recupera in questo modo la propria funzione politica e comunitaria e torna a parlare direttamente al presente. Lo stesso Vacis ha indicato nel teatro un possibile «principio attivo contro il veleno delle solitudini che proliferano».








