Sulle ideologie dell’IA

ideologie dell'intelligenza artificiale

Il libro dal titolo “Umano, transumano, postumano. Sulle ideologie dell’Intelligenza artificiale” di Filiberto Tartaglia, edito da Guerini e Associati, affronta l’argomento “IA” destrutturando la percezione e l’idea che si ha di essa.

Sociologo e semiologo, Tartaglia ha insegnato marketing, teoria e tecnica della comunicazione pubblica e sociologia all’Università di Ferrara e di Firenze, e in questo libro descrive e analizza l’universo della digitalità, in particolare quello dell’intelligenza artificiale, attraversato da ideologie che spesso rimangono sullo sfondo, implicite, ma che agiscono.

Partendo dalle riflessioni di Friedrich Nietzsche, passando per Jean Baudrillard e Marshall McLuhan, l’autore ne mette in discussione i presupposti, interrogando il rapporto tra esseri umani e artefatti tecnologici. Come afferma Baudrillard, la tecnologia moderna e i media non mediano la realtà, ma la sostituiscono con un’iperrealtà fatta di simulacri, un insieme di segni che prendono il posto della realtà fino a farla scomparire.

Questo comporta, di conseguenza, una perdita del reale: attraverso gli schermi, la rete e la comunicazione di massa, diventa impossibile distinguere il vero dal falso. La tecnologia crea un mondo privo di ombre, eliminando caos, incertezza, paure e addirittura la morte, ma al contempo, anche la magia della vita.

L’essere umano viene “cosificato”, consumando e utilizzando gli oggetti, come linguaggio principe, per comunicare al mondo, attraverso i media, la propria esistenza e il proprio status, ormai privato della propria profondità corporea ed enigmaticamente insondabile. L’uomo diviene trasparente. 

“L’intelligenza artificiale, anche nelle sue forme più avanzate (generativa, conversazionale, predittiva o agentiva), resta uno strumento: potente, utile, capace di simulare processi cognitivi e comportamenti, ma privo di coscienza e responsabilità. Attributi che continuano ad appartenere esclusivamente all’essere umano”, scrive l’autore del libro. Ciò che ne emerge, secondo Tartaglia, è “una critica alle prospettive del transumanesimo e del postumanesimo e, insieme, la proposta di un “umanesimo digitale” capace di affrontare le trasformazioni tecnologiche senza rinunciare alla centralità della persona. Una riflessione resa ancora più urgente dall’affermarsi di nuove ideologie tecnoautoritarie che affidano all’intelligenza artificiale il compito di ridisegnare il futuro dell’umanità”.

Quello che non riuscirà mai a riprodurre e che mancherà sempre, all’intelligenza artificiale, in quanto macchina, sono in particolare due qualità umane come la creatività e il sentimento. Motivo per cui, l’essere umano, non sarà “smaterializzato” nell’IA (come nel film “Matrix”) ma anzi dovrà ininterrottamente istruirla e controllarla, per poterla usare al meglio, senza dubbi, paure o inciampi.

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Paolo Grossi

Sociologo e PhD, si interessa di agricoltura, sindacato, management e marketing.

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