Il ciclo Io…e il mare di Lina Passalacqua in esposizione a Roma alla Plus Arte Puls

L’esposizione di ventitré opere di Lina Passalacqua, dove il mare, elemento costante nella vita dell’artista diviene il soggetto centrale del...

Io…e il mare di Lina Passalacqua

L’esposizione di ventitré opere di Lina Passalacqua, dove il mare, elemento costante nella vita dell’artista diviene il soggetto centrale del ciclo pittorico, e di una selezione inedita di medaglioni dipinti che ne richiamano alcuni particolari, raccolte sotto il titolo “Io … e il mare”, sarà inaugurata a Roma, a cura di Ida Mitrano  e Rita Pedonesi, venerdì 1 marzo alle ore 17,30 negli spazi espositivi della “Plus Arte Puls”, in Viale G. Mazzini, 1.

Il ciclo realizzato dal 2020 al 2022, durante il tempo sospeso della pandemia, è rappresentativo del linguaggio artistico di Lina Passalacqua caratterizzato dall’incontro con il futurismo mediante le  figure di Mario Verdone ed Enzo Benedetto negli anni Ottanta del Novecento e evidenzia la presenza significativa dell’artista nel cogliere i dinamismi e i mutamenti della contemporaneità attraverso l’unicità del suo processo creativo dialogante con l’elemento autobiografico e i caratteri del tempo. 

Nata a Sant’Eufemia in Calabria, ma da decenni naturalizzata romana, Lina Passalacqua, che si definisce una “Futurista dei nostri tempi”, per unanime riconoscimento è una delle personalità più significative della cosiddetta “continuità del Futurismo”, ovvero di quegli artisti che hanno proseguito a riconoscersi nelle innovazioni formali e concettuali introdotte dal movimento marinettiano anche dopo la fisica scomparsa del fondatore. La sua esplorazione della simultaneità e del dinamismo è influenzata dalla ricerca di artisti come Boccioni e Balla, mentre il suo amore per il colore affonda le radici nell’esuberante immaginario di Fortunato De Pero.

Nella presentazione critica, Ida Mitrano scrive che «Lina Passalacqua guarda il mondo con la consapevolezza dell’oggi, non con la lente del passato. È in tal senso che il dinamismo e la simultaneità della sua pittura dialogano con il futurismo. La sua arte, infatti, acquisisce potenza nell’individuare i caratteri distintivi del nostro tempo, di cui l’artista coglie in particolare il “flash”, intuendone già nel 1989 la problematicità e le conseguenze sull’individuo: ‘viviamo nell’epoca del flash e tutto appare frammentario, anche i nostri sentimenti subiscono questa caratteristica. Sono impressionata dai flash della nostra epoca, dalle schegge di vita che ci colpiscono continuamente. Vivo in una società fatta di flash, che rischia di perdere la memoria storica e, forse, anche quella morale’. Era ancora troppo presto per parlare di perdita dell’identità umana, come invece sta accadendo. Un presente e un futuro sempre più gestiti e dominati dall’intelligenza artificiale e dai suoi algoritmi. 

Passalacqua ha avvertito l’invasività del flash e i suoi possibili effetti. Anticipatrice dello smarrimento umano, così come lo sono stati in altro modo, e su altri aspetti, i futuristi all’inizio del Novecento. Non a caso, la velocità di cui la sua pittura è espressione, lontana dal mito futurista della macchina, è quella delle tecnologie che produce la perdita di distanza tra sé e l’altro, tra l’artista e il soggetto che rappresenta. Dall’impatto tra il suo profondo e la realtà nasce la visione simultanea delle sue opere: frammenti, flash, vortici che compone e scompone alla ricerca di una sintesi poetica del reale che consente di ritrovare il senso dell’umano oggi perduto. Istanti che non si possono raccontare, ma solo fissare per un attimo, come l’artista stessa afferma. 

Per queste ragioni la sua pittura è testimonianza e denuncia dell’attuale stato delle cose come evidenziano alcune opere del ciclo Io… e il mare. Un ciclo per certi aspetti biografico, perché il mare è un punto fermo nella sua vita. È il suo legame con il passato, con Genova, ma anche con il presente, la sua casa sul mare a Nettuno, dove crea diversi lavori, in particolare Vele, un ciclo dipinto tra il 1995 e il 2001. A questo, ne seguono altri: Voli (2002-2006), dove protagonisti sono gli elementi della natura, aria e acqua, terra e fuoco, Le quattro stagioni (2010-2013), Fiabe e Leggende (2015-2017). Io… e il mare nasce da una condizione che tutti noi abbiamo vissuto. 

Ventitré opere che hanno scandito il tempo della pandemia, un inedito lockdown che ha segnato la nostra vita, ma che non ha fermato la vitalità creativa di Lina Passalacqua e il suo rapporto con il mondo. Il ciclo rivela, ancora una volta, quel filo rosso che attraversa e lega la biografia e la sua arte. Io… e il mare, appunto. Un dialogo intimo e uno sguardo attento alla dimensione contemporanea dell’uomo. Un racconto per frammenti, per flash, dove ogni opera non è una semplice raffigurazione, ma una visione misteriosa, onirica della realtà. 

Mare come esperienza vissuta, ma anche come dimensione del profondo che rivela come la sua pittura così dinamica, così prorompente, sia al tempo stesso poetica e, anche se può sembrare contraddittorio ma non lo è, meditativa, soprattutto in quest’ultimo ciclo. Alla velocità inarrestabile del quotidiano, all’eco frastornante dell’epoca subentra l’ascolto di sé e del mondo che rendono oggi i suoi frammenti qualcosa di diverso dalla visione simultanea futurista e dalle scomposizioni dinamiche delle opere precedenti. Nel contesto attuale, quei frammenti sono i tasselli di un puzzle che non è più possibile ricomporre a causa di una condizione di incertezza e precarietà esistenziale ormai strutturale della nostra società. E, nell’assenza di qualsiasi punto di riferimento, la visione frammentata si traduce in un tentativo di riappropriazione del reale attraverso sé nell’unicità del processo creativo per affermare il valore dell’umano». 

Tra i vari riconoscimenti, si ricordano la Medaglia Commemorativa del Presidente della Repubblica in occasione del Premio di Pittura Città di Pizzo (2008), il Premio per il Neofuturismo (2009), Sezione Storica, al 2° concorso Nazionale Biennale d’Arte Città di Lamezia Terme, il Premio Speciale alla Carriera in occasione del 45esimo Premio Sulmona (2018). Nel luglio 2022, in occasione del Festival Dei Due Mondi, le è stato assegnato il Premio Internazionale Spoleto Art Festival alla Carriera per “…le importanti attività che ha svolto e svolge nel campo della cultura e dell’arte.” 

Le sue opere figurano in importanti collezioni e musei d’arte contemporanea in Italia tra i quali il Museo del Presente di Rende (CS), nella Sala Permanente dedicata ai Futuristi Calabresi, assieme alle opere U. Boccioni, A. Marasco, E. Benedetto; il Museo d’arte delle Generazioni Italiane del ‘900 di Pieve di Cento; il Museo Stauros di San Gabriele; la Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma; la Pinacoteca Comunale di Macerata e, all’estero, l’Estorick Collection of Modern Art di Londra.

Per i suoi novant’anni, la Galleria d’Arte Moderna di Roma nel 2023 le ha dedicato un incontro, inserito nel ciclo “Laboratorio Prampolini – Donne & Futurismo, protagoniste dell’altro movimento”, con la proiezione in anteprima del documentario Lina Passalacqua. L’essenza geometrica delle passioni  (@2023 Progetti Mediali srl), regia di Giulio Latini, che verrà riproposto nel corso del vernissage. 

La mostra, che sarà itinerante, resta aperta fino al 16 marzo il  lunedì dalle 16.00 alle 19.30 e dal martedì al sabato dalle 11.00  alle 13.00  e dalle 16.00 alle 19.30.

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Valentina Di Luzio

Valentina Di Luzio

Laurea con lode in Mediazione Linguistica e laurea magistrale in Traduzione specialistica.

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