Il Confine tra Memoria Umana e Catalogazione Digitale: L’Archiviazione dei Dati nell’Era Digitale

Nel mondo in continua evoluzione dell’archiviazione dei dati e della memoria storica, sorgono domande cruciali riguardo ai confini tra la...

Seminario Archivi Aamod

Nel mondo in continua evoluzione dell’archiviazione dei dati e della memoria storica, sorgono domande cruciali riguardo ai confini tra la memoria umana e la catalogazione digitale. Questa riflessione è all’ordine del giorno in un mondo in cui i progressi tecnologici hanno radicalmente trasformato il modo in cui archiviamo, condividiamo e accediamo alle informazioni. L’avvento delle tecnologie digitali, insieme alla sempre crescente ondata di dati generati quotidianamente, ha portato a un acceso dibattito tra gli esperti di diversi campi, compresi accademici, scienziati, giornalisti e giuristi.

Un recente seminario, promosso dall’AAMOD (Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico), intitolato “Archivi, politica, memoria connettiva: la ‘rigenerazione’ dell’immaginario” ha cercato di gettare luce su questa sfida complessa.

Hanno partecipato all’incontro Vincenzo Maria Vita (presidente AAMOD), Onofrio Gigliotta (docente Università Federico II), Giovanni Michetti (docente Sapienza Università di Roma), Marcello Mustilli (avvocato), Teresa Numerico (docente Università Roma Tre), Federico Cabitza (docente Università Milano-Bicocca), Nicola D’Angelo (magistrato), Fiona Macmillan (docente Università Roma Tre), Michele Mezza (giornalista e docente Università Federico II) e Renato Parascandolo (giornalista).

Il Conflitto per il Controllo della Memoria

L’archivio può essere visto come l’insieme di ciò che può essere detto, pensato e, quindi, di come si può governare o ricostruire una società. È in questo contesto che emerge il conflitto per il controllo della memoria. La conservazione della memoria è una lotta per definire i criteri di verità su cui si basa la costruzione di una politica della convivenza democratica. La memoria, sia umana che digitale, è una strategia di ricostruzione del passato che riflette ciò che scegliamo di ricordare o dimenticare. Ma c’è una differenza fondamentale tra la memoria umana e quella digitale: mentre la prima è un processo continuo di ridefinizione e riorganizzazione del passato, la seconda è un processo di conservazione senza interpretazione.

Il Lavoro Umano vs. l’Intelligenza Artificiale

L’archivio umano è aperto all’interpretazione e alla reinterpretazione costante. Gli esseri umani sono in grado di rielaborare il passato in modi diversi, cercando nuovi significati e connessioni. Freud, ad esempio, considerava l’analisi un processo di ricostruzione della memoria che porta a una nuova narrazione, capace di dare senso alla vita e liberare dalla prigionia del passato.

D’altra parte, l’archiviazione digitale è un processo asettico e anaffettivo. I sistemi di intelligenza artificiale possono conservare enormi quantità di dati senza distinzione, ma sono incapaci di interpretarli o dare loro significato. Questa mancanza di interpretazione può portare a effetti collaterali e rischi nella comunicazione e nella trasmissione della storia. È essenziale considerare come conciliare il paziente lavoro umano di archiviazione con l’efficienza e la capacità di conservazione dell’intelligenza artificiale.

Privacy, Controllo e Trasparenza

L’avvento delle tecnologie digitali ha anche sollevato preoccupazioni riguardo alla privacy dei dati e delle immagini. Gli archivi digitali contengono una vasta quantità di informazioni personali e sensibili, e i meccanismi di controllo e trasparenza sono fondamentali per proteggere questi dati da accessi non autorizzati o abusi. La sfida sta nel trovare un equilibrio tra la facilità di accesso alle informazioni e la protezione della privacy.

Il Futuro degli Archivi e della Conservazione della Memoria

Quale sarà il futuro degli archivi e della conservazione della memoria in un mondo in cui ogni dettaglio della nostra vita è archiviato in forma digitale in enormi “cloud” sparsi in tutto il mondo? È necessario considerare come riconciliare la conservazione intelligente della storia umana, sociale e collettiva con la capacità delle intelligenze artificiali di elaborare e reinterpretare i contenuti.

La sfida si estende anche alla tutela della proprietà intellettuale. In un mondo in cui le opere d’ingegno umano sono sempre più il risultato di sistemi di archiviazione e riorganizzazione dati gestiti da software, è fondamentale ripensare le normative sulla proprietà intellettuale e il “fair use.”

In ultima analisi, il futuro degli archivi richiede una nuova politica che possa dialogare con le innovazioni tecnologiche digitali e le intelligenze artificiali senza tradire la funzione pubblica, inclusiva e collettiva della conservazione della memoria. Dovremo lavorare per creare un futuro aperto, democratico, abilitante e inclusivo per gli archivi, preservando al contempo la capacità di un’immaginazione democratica, aperta, plurale, critica e appassionata. Questa sfida richiederà la collaborazione di esperti di diverse discipline per trovare soluzioni innovative che possano guidarci verso il futuro dell’archiviazione dei dati e della conservazione della memoria.

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Giovanni Currado

Giovanni Currado

Responsabile editoriale dell'agenzia Agr Srl. Giornalista e fotografo, autore di diversi reportage in Asia e Africa. Responsabile dello studio dell'immenso archivio fotografico Riccardi

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