Il libro “Noi che siamo italiane. Donne venute da lontano” presentato a Sacrofano

Si è svolta giovedì 19 ottobre 2023 presso la Biblioteca Comunale di Sacrofano “Al Tempo Ritrovato” la presentazione del libro...

Si è svolta giovedì 19 ottobre 2023 presso la Biblioteca Comunale di Sacrofano “Al Tempo Ritrovato” la presentazione del libro Noi siamo italiane. Donne venute da lontano (Edizioni Radici Future), di Roberta Gisotti, docente universitaria e giornalista, già caporedattrice di Radio Vaticana. 

Le relatrici Flavia Mariani (Consulente di marketing e comunicazione, specializzata in Corporate Reputation Strategy), da sempre impegnata del Terzo settore, e Liliana Ocmin Alvarez (Responsabile Nazionale Coordinamento Donne Immigrate e Studenti Stranieri Cisl), hanno raccontando la loro esperienza professionale, dando vita a un ricco confronto con riflessioni sul tema della immigrazione femminile.   L’incontro è stato moderato da Marco Ferri (esperto in Comunicazione). Monica Maggi (libraia e Presidente dell’Associazione Libra 2.0) ha letto alcuni passi del saggio che racconta la storia di dieci donne provenienti da Paesi stranieri, appartenenti alla prima o seconda generazione di immigrati o approdate in Italia per motivi di studio, lavoro o altro. Protagoniste di un futuro aperto, sono riuscite a integrarsi nel tessuto sociale italiano, delineando nuovi modelli di cooperazione.

Un libro dedicato alle donne che in numerosi ambiti hanno saputo  essere ponte fra culture diverse, incarnando i valori migliori di quella di origine e di quella di approdo, diventando loro stesse volano dei mutamenti della società. Il libro, che delinea spaccati umani e sociali di grande interesse, vuol essere un omaggio alle moltissime donne con nomi e cognomi stranieri, con tratti somatici esotici e carnagioni diverse e che pure sono italiane, anche quando stanno ancora aspettando un passaporto che lo certifichi, un documento che forse arriverà dopo gli studi, il lavoro, una famiglia e tanti progetti nel Paese in cui hanno scelto o è capitato loro di vivere. Sono loro parte integrante del capitale umano del nostro Paese, una risorsa preziosa nel nostro quotidiano, un esempio di futuro per tutti.

Mioara Stoica e Relu Jordan, membri della comunità dei cittadini romeni che vivono e lavorano a Sacrofano, si sono occupati della traduzione in lingua romena della locandina dell’evento mentre Cristina Cotarta, intervenuta nel dibattito, ha letto la sua personale e toccante esperienza di integrazione, di seguito proposta.

«Buona sera a tutti, mi chiamo Eugenia Cristina Cotarta sono migrata in Italia all’età di 19 anni; oggi da oltre 16 anni lavoro  presso un’agenzia immobiliare, sono iscritta all’albo dei periti del Tribunale di Tivoli come interprete e traduttrice della lingua rumena, e vivo a Sacrofano (RM); il paese che mi ha adottato ventinove  anni fa. Mi è stato chiesto di portare la mia testimonianza alla presentazione del libro Noi che siamo italiane, per parlare  della mia esperienza d’integrazione in Italia e ho accettato, considerandolo un onore oltre che un grande piacere.

Dovrei parlare per ore ma voglio sintetizzare in poche parole la  mia esperienza italiana di questi ventinove anni vissuti in questo meraviglioso Paese.

Sono nata nel periodo del comunismo, in Transilvania; quando avevo 14 anni è scoppiata la rivoluzione del 1989, ero solo una bambina, ma nella mia mente conservo ancora oggi immagini da       film di guerra.

La mancanza di prospettive, di una vita normale, di speranze ha spinto disperatamente me, come tanti altri rumeni, all’unica scelta: lasciare il proprio Paese.

Quando sono arrivata in Italia avevo 19 anni, ora ne ho quasi 50 per cui tirando le somme ho vissuto la maggior parte della mia vita    qui. La mia esperienza è quella di una giovane ragazza che ha deciso di lasciare il proprio paese i suoi affetti per poter aiutare la sua famiglia e magari crearsene una propria anche se lontano dal proprio paese. Ho scelto l’Italia, com’era di moda negli anni ’90 in Romania,  è stato un  viaggio della speranza come lo chiamo io, durato quasi 15 giorni perché sono arrivata da clandestina.

Non mi dilungherò nello spiegare i motivi che mi hanno spinta a partire da casa mia, la Romania, poiché credo che sia più importante in questo incontro parlare dell’altro lato della medaglia: il percorso dell’integrazione. Percorso che non è stato esente da mille difficoltà. Immaginate una ragazzina di 19 anni, che lascia la sua casa, la sua famiglia, tutti i suoi affetti per trasferirsi in un altro paese in cui non ha nulla, assolutamente nulla. Arrivata in Italia ho iniziato ad affrontare una serie di difficoltà come la paura, la solitudine, il dover imparare una lingua diversa dalla mia, una cultura diversa e il sentire di dover  far conto solo sulle proprie forze. Ricordo che le emozioni che provavo all’inizio della mia vita italiana erano non soltanto solitudine, ma anche paura, incertezza e sofferenza. Ho lavorato tantissimo, un impiego dopo l’altro, badante, baby sitter e come donna delle pulizie.

Ma ho affrontato tutto con coraggio, forza, sacrificio e tanta voglia    di fare. Credo che questo mio modo di fare sia ciò che mi abbia premiata poiché, cosa non scontata, ho trovato persone che hanno creduto in me ed hanno visto in me potenzialità che io non sapevo neanche forse di avere. Ad oggi lavoro in un’agenzia immobiliare e come CTU di lingua rumena presso il tribunale di Tivoli, mi sono diplomata qui in Italia, cosa che non avevo potuto fare nel mio paese, ho la mia casa, un marito e la famiglia che ho sempre desiderato. Ho due figlie, nate in questo paese, cui ho sempre cercato di trasmettere l’amore e il rispetto per le origini rumene senza mai frenare, anzi, il loro sentirsi pienamente italiane. Loro oggi sicuramente conoscono la bellezza della multiculturalità e la apprezzano, e questo mi riempie il cuore di felicità.

Se mi guardo indietro la prima cosa che mi viene da fare è di darmi una grandissima pacca sulla spalla e dirmi «Brava Cristina», ma sarei ipocrita se non considerassi anche l’importanza che hanno avuto nel mio percorso integrativo tutte le persone che ho trovato sul mio cammino, ed è proprio per questo che se posso oggi cerco di dare una mano ad ogni mio connazionale e ad ogni persona che incontro in questo viaggio che si chiama vita. Ecco io oggi vorrei       porre sotto una lente di ingrandimento proprio questo aspetto: L’integrazione è un meraviglioso scambio che ha bisogno necessariamente di un do ut des, “do a te perché tu dia a me”, per sentirsi parte di una nazione che ti accoglie bisogna sentirsi pronto  a dare e automaticamente l’onda di solidarietà non potrà che travolgervi, particolarmente in una nazione come l’Italia che ritengo abbia un livello empatico tra i più elevati al mondo.

Il percorso di integrazione, a mio parere, è “unico” rispetto ad altri percorsi e dipende totalmente dallo spirito, dalle motivazioni e dai desideri di ogni singolo individuo.

Integrarmi quindi è significato fondere me stessa con il paese che mi ha adottato, cercando di creare una fusione delle due culture sia all’interno della mia famiglia sia all’esterno, facendole viaggiare insieme. È importante che la Nazione che riceve lo straniero in cerca di una  nuova vita sia pronto ad insegnare, ad accogliere una cultura diversa, ad apprezzare, che sia pronto a tendere una mano d’aiuto, a fare un piccolo gesto perché vi sia quella goccia d’amore che cambia il mondo.

In conclusione vorrei dire che la realizzazione dei propri sogni e    progetti non è facile quando non si ha una rete di supporto familiare, ma non è nemmeno impossibile. Quindi vorrei incoraggiare tutte le donne, specialmente le mamme, a non arrendersi e lottare per quei sogni, progetti e aspettative con cui sono arrivate in questo paese. Sono grata all’Italia, alla mia famiglia e a tutte le persone di grande disponibilità e sensibilità che ho incontrato e che mi hanno   offerto l’opportunità di trovare la mia realizzazione.

Grazie a coloro che in qualche modo mi hanno aiutato e continuano ad aiutarmi nel realizzare il mio “Italian Dream”».

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Madia Mauro

Madia Mauro

Esperta di Comunicazione, promuove eventi culturali e scrive di attualità, arte, fotografia, musica e spettacolo.  

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