Ilaria Rossi e il valore della memoria. Intervista alla scrittrice di Prospettiva Quadraro – Qual è la libertà?

Ilaria Rossi nasce e vive a Roma. Psicologa, psicoterapeuta e psicotraumatologa, ha prodotto diverse pubblicazioni scientifiche e ha tenuto numerose...

Ilaria Rossi nasce e vive a Roma. Psicologa, psicoterapeuta e psicotraumatologa, ha prodotto diverse pubblicazioni scientifiche e ha tenuto numerose docenze sulle tematiche connesse alla psicologia.

L’attività da psicoterapeuta l’ha condotta, via via, a una scoperta molto profonda dell’esperienza percettiva del vissuto umano, che successivamente è sfociata nella necessità di essere trasformata e messa su carta. Il suo primo romanzo, La fattoria delle anime (Edizioni Setteponti, 2021) è stato più volte premiato, con successo di pubblico e critica, in diversi concorsi letterari. Il suo ultimo libro, da poco pubblicato, è Prospettiva Quadraro – Qual è la libertà? (Edizioni Setteponti, 2023) un dialogo intergenerazionale fra un nonno e una nipote che si sviluppa in un racconto sui valori della libertà e della resistenza.

La vicenda, ambientata a Roma nella zona di Cinecittà, nasce da fatti realmente accaduti durante la seconda guerra mondiale nell’ambito del Rastrellamento del Quadraro. Un nonno e una nipote dialogano, con la voglia di comprendersi attraverso un ascolto profondo e un’inclusione ciascuno nel mondo dell’altro: l’uno con l’evento biografico vissuto con il Rastrellamento del Quadraro, e tenuto fino a quel momento segreto, l’altra con il vissuto di una ragazza che soffre di attacchi di ansia e che tenta di trovare il suo spazio nella società attuale, quella post covid.

 

Ilaria, il tuo ultimo libro Prospettiva Quadraro – Qual è la libertà? arriva dopo il successo e i riconoscimenti ottenuti con La fattoria delle anime. Si tratta di storie che affondano le proprie radici in vicende reali, presentano ai lettori personaggi ispirati a persone realmente esistite. I tuoi libri sono uniti dalla volontà di restituire fatti storici e mantenere vivo il ricordo di un passato che non deve essere dimenticato. Da cosa nasce questo tuo desiderio di scavare nella storia passata non solo attraverso i fatti ma soprattutto attraverso la psiche umana, la forza dei ricordi?

Come prima domanda è abbastanza ricca e così cercherò di fare una sintesi della psiche umana secondo il mio lavoro da psicoterapeuta. L’assistito o l’assistita scava anche nel passato narrando il proprio vissuto quale frutto della percezione di sé stesso; la percezione di sé è anche il risultato del condizionamento esterno, come le relazioni famigliari, amicali…e dei diversi contesti di vita in cui si è formata la personalità. Un breve esempio: se da piccoli un genitore ci diceva spesso «ma sei stupido!» è molto probabile che interiorizziamo di esserlo davvero e, in conseguenza di ciò, può accadere che si sviluppi una percezione distorta di sé che comporterà difficoltà all’autodeterminarsi della propria vera natura, con obiettivi non realizzabili, o non soddisfacenti. Si va quindi nel passato per aiutare a ricomporre la propria esistenza; è come se avessimo tante foto della vita che colleghiamo l’un l’altra e dove inseriamo, per ognuna, le giuste emozioni, cognizioni e relazioni arricchendole di significati, a quel punto è possibile fare un cambiamento. Così, nei miei libri, ripercorro pezzi del passato che rappresentano le fondamenta per costruire un ponte necessario nel presente e di un realistico futuro con, alla base, una crescita psicologica per affrontare la vita. Quindi il passato è sempre un terreno ben fertile da tenere in considerazione.

 

Prospettiva Quadraro – Qual è la libertà? è un racconto lungo ambientato a Roma nella zona di Cinecittà, nasce da fatti realmente accaduti durante la seconda guerra mondiale. Che legame hai con Roma e il quartiere del Quadraro?

Con Roma ho un legame importante: ci sono nata ed è la mia città. Con il Quadraro Vecchio, perché nel libro tratto di questo quartiere e di Cinecittà, ho una radice profonda per la storia importante vissuta dalla mia famiglia.

 

Il Rastrellamento del Quadraro del 17 aprile 1944 ad opera delle truppe tedesche si pone al centro di un dialogo formativo intergenerazionale tra un nonno e una nipote, entrambi con la voglia di comprendersi attraverso un ascolto profondo. Hai voluto rappresentare un rapporto sincero, aperto, di sostegno reciproco, nonostante i protagonisti appartengano a due generazioni differenti. Che valore hai voluto dare al dialogo intergenerazionale?

Credo che sia giusto che ogni lettore faccia la propria scoperta attraverso il libro ma in generale posso affermare che il legame con il passato è importante per muoverci nel futuro, avendo legami senza barriere, pregiudizi e stereotipi. In questo libro i personaggi attraversano la ‘barriera’ per andare a vedere com’è il mondo dell’altro. Infatti, rispetto al mio libro precedente, ho usato un linguaggio attuale e moderno.

 

La libertà e la resistenza sono i due valori cardine del tuo libro. Rappresentati con la stessa forza e la stessa importanza in due momenti storici differenti, quello di una guerra nel passato e quello di un lockdown – conseguenza di un evento pandemico – nel presente. Quanto incide la tua professione di psicoterapeuta in questo approccio alla narrativa?

Direi che è l’ingrediente principale, è per ora il mio modo di comunicare la psiche e la propria complessità nel mondo. Cerco di rendere semplice l’argomento senza cadere nel banale.

 

Il nonno Francesco è il protagonista di questo racconto. Lo definisci highlander poiché ha attraversato la Storia apparentemente indenne. Lui è la testimonianza orale, colui il quale trasferisce alla nipote un’eredità, quella della memoria. Un personaggio empatico, che piano piano si apre e svela un segreto della sua vita. Come sei riuscita a dargli un aspetto così dolce nonostante tu gli abbia messo sulle spalle un’esperienza così dura?

Ci sono molte emozioni in ballo. La relazione tra i due si basa su un rapporto di fiducia, di affetto con la curiosità umana che aiuta a un ascolto profondo. Vi è il sentirsi compreso e, inoltre, l’assenza di giudizio che direi sia uno dei drammi psicologici più pesanti da sostenere nella nostra epoca, che va a braccetto con il sentirsi soli. Una delle frasi di Cesare Pavese sintetizza potentemente ciò che accade tra il nonno e la nipote, ossia «Tu sarai amato, il giorno in cui potrai mostrare la tua debolezza, senza che l’altro se ne serva per affermare la sua forza».

 

Laura è la nipotina adolescente che tenta di farsi spazio, non senza difficoltà, nella società attuale post covid. L’insicurezza, gli attacchi di ansia, la difficoltà nel capire cosa lei desideri davvero per sé e per il suo futuro sono aspetti centrali nel libro. Quanto soffre la generazione attuale nel trovare il proprio spazio nel mondo?

L’adolescenza è un periodo evolutivo difficile da affrontare, proprio in virtù del movimento ormonale/fisico, psicologico e sociale ma che naturalmente deve avvenire, quindi si tratta di un periodo di maggiore vulnerabilità ma anche di scoperta e di crescita. Nell’attuale società definita dai sociologi liquida può, nel momento evolutivo, sembrare titanico trovare il proprio posto in un mondo senza confini; con i lockdown causati dalla pandemia, che tutti noi abbiamo vissuto e affrontato, la libertà diventa così un terreno necessario da coltivare con cura e attenzione. La libertà di cui si racconta è sia fisica sia psicologica: ovvero quella sottratta a causa del rastrellamento in un caso e dall’ansia nell’altro. Per chiarirci, la libertà psicologica non è l’assenza di confini, ma è avere limiti giusti che non ci facciano, comunque, sentire in gabbia. Si trova quindi nella libertà psicologica un’utile risorsa per superare la costrizione fisica e come motore per sconfiggere le nostre paure più profonde.

 

Un aspetto molto bello del tuo libro risiede nel fatto che il dialogo, ovvero la possibilità di aprirsi e di confessarsi l’un l’altro le proprie insicurezze, paure o addirittura i propri traumi, possa essere davvero liberatorio o taumaturgico. Puoi raccontarci il tuo punto di vista?

Come ha ben definito Carl Rogers fondatore dell’approccio umanistico esistenziale nella psicoterapia è il rapporto empatico, l’assenza di potere e di giudizio che aiuta a costruire un rapporto di fiducia che, pian piano, permette di sentirci liberi, di calare la “maschera” e di divenire consapevoli per ciò che proviamo e ciò che sperimentiamo.

 

Prospettiva Quadraro – Qual è la libertà? di Ilaria Rossi, pubblicato da Edizioni Setteponti nella collana “Paradosis”, è disponibile nelle librerie e sulle principali piattaforme di e-commerce dall’8 maggio 2023 e verrà presentato presso la Feltrinelli Appia di Roma (via Appia Nuova, 427) lunedì 29 maggio 2023 alle ore 18.00.

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Alessandro Poggiani

Alessandro Poggiani

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da vent'anni circa, ha lavorato come battitore per libri, saggi e articoli, e come segretario di produzione per un docufilm su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore, con la Dino Audino editore e con AGR. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e fotografo in occasione di incontri, dibattiti, presentazioni di libri, fiere librarie e vernissages.

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