Inflazione, famiglie italiane in crisi

A causa dell’inflazione che nel 2022 ha corroso non solo gli stipendi e il potere d’acquisto ma anche la ricchezza...

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A causa dell’inflazione che nel 2022 ha corroso non solo gli stipendi e il potere d’acquisto ma anche la ricchezza netta, limandola in termini reali del 12,5% a fronte di un calo nominale dell’1,7%, le famiglie italiane hanno subìto le conseguenze di questo fenomeno globale, legato alla corsa dei prezzi.

È quanto emerge dai dati diffusi lo scorso 29 gennaio da Istat e Banca d’Italia nel report “La ricchezza dei settori istituzionali in Italia”. Alla fine del 2022 il patrimonio netto delle famiglie, frutto della differenza tra la ricchezza lorda, riguardante attività finanziarie e immobiliari, e le passività, riguardanti i debiti a partire dai mutui, ammontava ad oltre 10mila miliardi di euro, ossia 176mila per nucleo familiare. Ciò comporta che il rapporto tra la ricchezza netta e il reddito lordo disponibile è tornato ai livelli del 2005, scendendo in un anno da 8,7 ad 8,1. Accrescono così le incertezze sul futuro con conseguenze negative sui consumi.

Se da un lato le attività non finanziarie hanno tutto sommato tenuto, registrando un aumento del 12,1%, grazie soprattutto alla corsa dei prezzi delle case, dall’altro le attività finanziarie si sono contratte del 5,2% principalmente a causa della riduzione del valore delle azioni e degli strumenti del risparmio gestito. Dopo un decennio sono tornati anche a crescere, con un balzo del 9,4%, i titoli di debito detenuti dalle famiglie, emessi soprattutto dalle pubbliche amministrazioni, mentre l’aumento dei depositi è stato contenuto, appena 15 miliardi rispetto agli 80 del triennio precedente.

Nella nota viene spiegato che il mercato azionario è in calo dopo tre anni di crescita con conseguente riduzione dei valori delle attività finanziarie, che sono state solo in parte controbilanciate dagli acquisti netti di nuovi strumenti finanziari.

Il 55,2% della ricchezza lorda delle famiglie è composta da attività non finanziarie in particolare da abitazioni che da sole rappresentano il 46,3% del totale, mentre gli altri beni non finanziari, come terreni e automobili, hanno una quota residuale. Rispetto al 2021 l’incidenza delle attività reali è cresciuta di quasi due punti percentuali, segnando il maggior incremento dal 2009. Tra i principali strumenti finanziari il risparmio gestito vale il 15,2% della ricchezza lorda, seguito dai depositi con un 14,3% e dalle azioni con 11,5%.

Il rapporto dell’Istat e della Banca d’Italia paragona la situazione italiana con quella di altre economie avanzate, come Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, Usa e Canada. Da ciò emerge che la ricchezza netta delle famiglie italiane è la più bassa ed è quella che si è ridotta di più in rapporto al reddito lordo disponibile, tornando ai livelli di vent’anni fa. Quello che preoccupa maggiormente è il confronto con il passato: il periodo storico dal 2005 al 2022 evidenzia un progressivo impoverimento degli italiani rispetto agli altri. Nel 2008 le famiglie italiane erano le più benestanti dopo quelle statunitensi, poi tra il 2016 e il 2019 sono state sorpassate dalle altre con l’eccezione di quelle spagnole che pure hanno migliorato sensibilmente le loro condizioni economiche, passando dai 113 mila euro nel 2012 ai 167mila del 2021. In Italia, invece, la ricchezza è rimasta di fatto stazionaria: dai 160mila euro di patrimonio netto del 2008 si è arrivati ai 176mila del 2022.

Un aumento minimo a fronte del costo della vita che è cresciuto in maniera esponenziale, soprattutto negli ultimi anni. Ad esempio, nello stesso periodo le famiglie statunitensi e canadesi hanno quasi triplicato il loro tesoretto, mentre quelle francesi, tedesche e inglesi lo hanno raddoppiato di oltre 200mila euro.

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Maria Antonietta Conso

Maria Antonietta Conso

Classe 1996, giornalista pubblicista esperta in comunicazione e marketing e appassionata di temi sindacali.

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