La lunga storia d’amore tra vite e uomo: a Nettuno l’alleanza per salvare le radici pre-fillossera d’Italia

presentazione Nettuno Wine Festival
foto Silvio Incocciati

A Bagni Vittoria la firma del protocollo DOVI-AVPIF per la tutela del piede franco. Presentata anche la IX edizione del Nettuno Wine Festival, che si svolgerà domenica 30 agosto.

È una storia d’amore che dura da ottomila anni, nata sulle montagne del Caucaso e arrivata fin qui, sulla sabbia del litorale romano. La racconta così Silvano Ceolin, presidente dell’Associazione Italiana per la Tutela delle Viti a Piede Franco (AVPIF), salendo sul palco di Bagni Vittoria per firmare, insieme a DOVI – Denominazione di Origine dei Vitigni Italici, il protocollo d’intesa che unisce le due uniche realtà italiane dedicate alla tutela delle viti sopravvissute alla fillossera. Un amore, quello fra la vite e l’uomo, che l’Impero romano portò «da tutte le parti», fino a quando, nel 1863, a Pujaut, in Francia, un minuscolo insetto arrivato dall’America non lo mise in crisi: la fillossera, capace di divorare fino all’80% delle viti europee nel giro di pochi decenni.

Da quella crisi nacque il portainnesto americano, la soluzione che salvò la viticoltura occidentale ma cambiò per sempre la vite europea: «bionte», la chiama oggi la scienza, un corpo unico fatto di due organismi di specie diverse, radice e chioma, innestati insieme. Sono sopravvissute, sparse e quasi dimenticate, solo le viti che la fillossera non è mai riuscita a raggiungere: sulle sabbie del delta del Po, sulla viticoltura eroica della Valle d’Aosta, nel sud della Sardegna – e proprio qui, a Nettuno, dove un tempo c’era il mare e oggi il terreno sabbioso ha protetto per un secolo e mezzo le radici del Cacchione, il vitigno che la Pro Loco Forte Sangallo ha scelto come simbolo del territorio.

È da questa consapevolezza che nasce il protocollo firmato oggi a Bagni Vittoria, alla presenza del sindaco di Nettuno Nicola Burrini, della sindaca di Frascati Francesca Sbardella, del presidente della Commissione regionale Sviluppo economico e attività produttive Vittorio Sambucci e del presidente del Consiglio regionale del Lazio Antonello Aurigemma. Un’intesa che riconosce nelle viti a piede franco «il patrimonio agricolo, storico, culturale e genetico» sopravvissuto alla fillossera e punta a costruire regole condivise – disciplinari pubblici, indicatori scientifici, un ente di controllo terzo indipendente – in vista di un futuro marchio distintivo di tutela. Nella stessa serata è stata presentata anche la nona edizione del Nettuno Wine Festival, in programma domenica 30 agosto dalle ore 18.00 alle 23.00.

«L’Italia non brilla per quantità di produzione, brilla per qualità: anche il nostro vino va tutelato e difeso», ha detto Aurigemma, ricordando le recenti leggi regionali su olio ed enoturismo e il riconoscimento Unesco della cucina italiana. Sbardella ha rimarcato il legame tra Nettuno e Frascati, «città sorelle» unite anche dalla promozione del vino laziale, citando le cinque edizioni di Vinalia Priora e le oltre cinquecento etichette ospitate lo scorso aprile.

A dare sostanza scientifica al racconto è arrivato in collegamento telefonico Giulio Somma, oggi coordinatore della comunicazione del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano, con un passato da dirigente dell’Agenzia regionale di sviluppo e innovazione dell’agricoltura del Lazio (Arsial): «Il piede franco va recuperato in chiave scientifica, come un giacimento di biodiversità genetica, senza sovrastimarne il potenziale né demonizzare l’innesto, che resta la difesa necessaria dalla fillossera». A tradurre in numeri la lunga storia d’amore è stato Massimo Morassut, ricercatore del Crea – Centro di ricerca Viticoltura ed Enologia, sede di Velletri, con un’immagine che ha colpito la sala: «Se comprimiamo gli ottomila anni della vite nello spazio di un solo anno solare, la fillossera, comparsa appena centocinquanta anni fa, farebbe la sua apparizione soltanto nell’ultima settimana di dicembre». Un patrimonio, ha aggiunto, di cui l’Italia custodisce l’80% della biodiversità viticola mondiale. Morassut ha citato anche i portainnesti di nuova generazione – la “Serie M”, sviluppata dal team del genetista Lucio Brancadoro all’Università di Milano – che secondo il ricercatore sono in grado di garantire fino al 40% di risparmio idrico.

Sul fronte giuridico, la giurista enogastronomica Giovanna Sangiuolo, rappresentante legale di AVPIF, ha inquadrato la materia nel regolamento Ue 2024/1143 sulle indicazioni geografiche, che ridefinisce il ruolo dei consorzi di tutela come «costruttori del mercato e gestori della filiera»: «Parlare di piede franco in etichetta significa muoversi con estrema cautela, per non sconfinare nella frode in commercio». Da qui, ha spiegato, l’importanza del dialogo con le istituzioni e con l’associazionismo dei produttori nella costruzione del disciplinare.

Dietro le due sigle ci sono due storie personali. Quella di Mario Lomartire, presidente della Pro Loco Forte Sangallo, che nel 2018, alla ricerca di un prodotto tipico da valorizzare, individuò nel Cacchione il vitigno simbolo del territorio pontino: fu un amico, ascoltando il racconto del piede franco appreso dal produttore Giuseppe Colli, a restituirgli una parola sola – “emozione” – che lo convinse a dare un nome, un’identità, a quella storia. Da lì l’acronimo DOVI. E quella di Silvano Ceolin, che paragona la ricerca delle ultime viti di vitis vinifera europea non innestate a «cercare l’ultimo reduce che può raccontare la propria ritirata»: con la sua associazione ha scovato, pochi mesi fa, le prime due viti a piede franco certificate della Lombardia, in provincia di Sondrio – individuate confrontando il Dna della radice con quello della parte aerea, l’unico modo per accertare che una pianta non sia mai stata innestata.

Il capitolo Wine Festival è stato affidato a Claudio Dell’Amico, presidente di Nettuno in Tavola, e al direttore artistico Alessandro Bernardi, che hanno illustrato le novità della nona edizione: la chiusura al traffico del centro storico, la prima isola pedonale nella storia della manifestazione e navette gratuite verso i punti di degustazione. Nel 2025 l’evento aveva registrato oltre 3.200 presenze e il riconoscimento di “Sagra d’Eccellenza” da parte dell’Unione nazionale Pro Loco d’Italia. Domenica sera in degustazione una selezione di etichette a piede franco da tutta Italia: dal Cacchione di Cantina Bacco al Bellone di Casale del Giglio (Lantium e Radix), dalla Biancolella d’Ischia al metodo classico da Vermentino di Gallura, dalla Falanghina campana al raro Lambrusco a foglia frastagliata, fino alla Passerina del Frusinate.

La serata si è chiusa con la firma del protocollo e una degustazione guidata abbinata alle proposte gastronomiche dello chef Fabio: un brindisi, verrebbe da dire, a una storia d’amore che a Nettuno non finisce, ma – come ha detto Ceolin – semplicemente riparte.

Articolo di Silvio Incocciati

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