“La Sibilla. Vita di Joyce Lussu” di Silvia Ballestra

Richiede indubbiamente coraggio attraversare l’Italia per conto del Comitato di Liberazione Nazionale per arrivare nel Sud liberato dagli Alleati, perché...

Cover "La Sibilla" di Silvia Ballestra

Richiede indubbiamente coraggio attraversare l’Italia per conto del Comitato di Liberazione Nazionale per arrivare nel Sud liberato dagli Alleati, perché «una donna può farcela dove tre uomini hanno già fallito».

E nella sua lunga vita di partigiana e scrittrice, poetessa e traduttrice, interprete originale delle culture delle minoranze e delle civiltà senza parole, a Joyce Lussu – medaglia d’argento al valore militare per la Resistenza – il coraggio non è mai mancato.

Quello di viaggiare, prima per studio poi attraversando «Fronti e Frontiere» dell’Europa occupata dai nazifascismi: la Svizzera delle scuole libertarie sorte dal Cabaret Voltaire e visitate da Bertrand Russell e Romain Rolland; la facoltà di filosofia di Heidelberg che abbandona dopo il comizio di Hitler, delusa dalla mancata reazione dei suoi professori Jaspers e Rickert; di nuovo la Svizzera alla ricerca di mister Mill, alias Emilio Lussu, per la consegna d’un messaggio cifrato nascosto nel manico d’una valigia, con la loro prima notte insieme sotto le stelle; la Francia occupata dai nazisti; le dimore provvisorie militando in Giustizia e Libertà; il Portogallo, Londra, Marsiglia, Roma, il Sud dell’Italia dove tra documenti falsi, missioni segrete e diplomazia clandestina porta in salvo ricercati come i coniugi Modigliani e si addestra nelle file del SOE (agenzia britannica nata per volere di Churchill). E poi la Turchia, l’Angola, le marce nella foresta assieme alla guerriglia della Guinea-Bissau, il Kurdistan, e ancora le Marche.

Quello di coniugare pensiero laico, modernissimo, onesto e senza compromessi – tanto da usare liberamente il turpiloquio e capace di raccontare le esperienze umane senza tabù, dalla guerra all’aborto del primo figlio – e azione nella militanza politica per la quale si spende senza sosta, sia durante la lotta al regime fascista che dopo, quando gira l’Italia e la Sardegna lavorando per la ricostruzione e gridando a gran voce «Dove sono le donne?» se non le trova in piazza e in politica.

Azione che prosegue nel dopoguerra con la ricerca di poeti da tradurre per far conoscere le lotte di liberazione di popoli e Paesi che non hanno voce. Nazim Hikmet, Agostinho Neto, José Craveirinha, Marcelino dos Santos, i guerriglieri di Amílcar Cabral, sono alcuni degli autori che questa donna bellissima – bellissima perché agli occhi azzurri, ai lineamenti perfetti, al portamento aristocratico, aggiunge lo spessore di un secolo di pensiero materiale originale, cosmopolita e profetico; oltre a un carattere fortissimo e a un’aura di poesia, storia, ironia, etica e saggezza – propone con forza all’attenzione di un pubblico il più ampio possibile.

Nelle pagine de La Sibilla, il libro più bello e sorprendente che ho letto quest’anno, è racchiusa una storia diversa – di un secolo e di un mondo, di «immensi personaggi che sembrano uscire da un romanzo ma sono persone in carne e ossa» -, una storia d’amore.

Quel sentimento potentissimo, capace di far sentire leggeri come nei sogni e al tempo stesso pieni e realizzati. Identità solidissima e realizzazione dell’altro, delle Altre, sono i cardini dell’amore per Joyce. E Silvia Ballestra, autrice della biografia, ce lo dipinge nelle sue varie declinazioni: si legge dell’amore per la famiglia anglo-franco-marchigiana; dell’amore infinito per il marito Emilio – intellettuale, scrittore, fondatore del Partito sardo d’azione, ministro; dell’amore per il figlio; dell’amore sconfinato per le donne, sempre difese a fronte degli insulti continui e ripetuti da parte della storia e della cultura.

E dell’amore per la pace: «Guerra alla guerra», era solita dire. E poi si legge dell’amore di Don Benedetto Croce per le sue poesie di diciottenne, e delle loro brave litigate.

E, ancora, dell’amore di Joyce per il suo territorio, che la porta a studiare la Sibilla appenninica, raccontando di donne sapienti e rivoluzionarie, perseguitate come streghe per le loro conoscenze e la loro libertà. E dell’amore per l’ambiente: L’acqua del 2000 è un suo straordinario saggio di predizione del 1977 dove si pone il problema di come gli esseri umani possano vivere in un mondo che il capitalismo sta depauperando. Un viaggio dal Neolitico alle streghe, dalla scienza al potere della tecnologia, fino al pensiero ecologista, che tra le prime ha abbracciato e diffuso in Italia.

Perché «Tutti facciamo storia, già solo per il fatto di esistere», ed è per questo che non possiamo smettere di interrogarci sul nostro passato, per costruire la possibilità di un «futuro vivente».

Articolo di Valentina Boddi

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Redazione Agrpress

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