Marevivo: «Trivellare non è la soluzione per la sicurezza energetica del nostro Paese»

«L’unica strada da perseguire è costituita dalle rinnovabili». La linea dettata dal Governo, incentivando l’estrazione di modesti quantitativi di gas...

«L’unica strada da perseguire è costituita dalle rinnovabili». La linea dettata dal Governo, incentivando l’estrazione di modesti quantitativi di gas “nazionale” rallenta la già problematica transizione energetica in atto nel nostro Paese.

Si rilancia lo sfruttamento e il consumo del gas naturale, rendendo ancor più dipendenti famiglie e imprese da una fonte energetica di cui l’Italia è povera, anziché puntare sull’efficienza, la rapidità e l’economia delle rinnovabili.

Queste potrebbero consentire la realizzazione di 70 GW/anno di nuova generazione elettrica entro il 2030 che corrispondono a circa venticinque miliardi di metri cubi di gas in un Paese, come il nostro, ricco di sole, mare, vento, vulcani e fiumi, il cui approvvigionamento per noi è a costo zero. In più, non ci sarebbero controindicazioni in questo percorso, anzi, si tratterebbe di una scelta duratura e definitiva con notevoli vantaggi: potenziamento della nostra impresa, sviluppo del lavoro, indipendenza da altri Paesi. Questa è la rotta che ci viene indicata dall’Europa, dall‘Agenda 2030, dalla COP 27, il cui obiettivo è arrivare a essere “carbon free

Le riserve di gas in Italia indicate dal MITE al 31 dicembre 2021, fra certe, probabili e possibili, ammontano a 111.075 miliardi di metri cubi, ma la concreta possibilità di sfruttamento riguarda soltanto settanta/ottanta di essi. Premesso che, secondo i dati disponibili, nel 2021 i consumi di gas naturale hanno toccato quota settantaquattro miliardi di metri cubi, le riserve nazionali di gas concretamente disponibili potrebbero far fronte alla domanda interna per dodici mesi o poco più. Le misure varate dall’Esecutivo consentirebbero, quindi, di ottenere quindici miliardi di metri cubi di gas in un decennio di cui due miliardi subito, che andrebbero ad aggiungersi agli attuali tre e mezzo. Per non parlare del fatto che questi provvedimenti causerebbero un drammatico impatto per la natura e soprattutto per il mare, la cui salute è già gravemente compromessa.

«Questo provvedimento ci lascia molto perplessi», dichiara Rosalba Giugni, Presidente di Marevivo«Trivellare il mare non è la soluzione per risolvere il nostro problema della sicurezza energetica. Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è alla COP27 per ribadire l’impegno dell’Italia a ridurre del 55% le emissioni entro il 2030. Non è chiaro come intenda mantenere questa promessa, dal momento che il suo Governo ha appena dato il via libera a nuove concessioni per aumentare l’estrazione di gas nell’Adriatico. Non proprio lungimirante come decisione, né coerente con gli impegni internazionali. Abbiamo accolto con entusiasmo la definizione del Ministero del Mare, ma quello che chiediamo è l’impegno per la tutela dell’ecosistema marino, non la sua distruzione».

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Madia Mauro

Madia Mauro

Esperta di Comunicazione, promuove eventi culturali e scrive di attualità, arte, fotografia, musica e spettacolo.  

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