Il monumento in marmo di Emilio Gallori lascia la Chiesa Nuova: il trasloco compensa i lavori della stazione della linea C e cancella lo spostamento del 1910.
Il poeta Pietro Metastasio riprende il suo posto in Piazza San Silvestro, a distanza di 116 anni dal giorno in cui fu allontanato. Il monumento di marmo, opera dello scultore Emilio Gallori, lascia infatti Piazza della Chiesa Nuova, dove era stato trasferito nel 1910. Il ritorno è un intervento compensativo di tutela urbanistica e artistica, legato alla costruzione della vicina stazione della linea C della metropolitana, di fronte alla chiesa di Santa Maria in Vallicella, detta Chiesa Nuova.
La storia del monumento
La storia del monumento comincia nel 1873, quando un comitato di artisti, presieduto da Francesco Podesti, direttore dell’Accademia di San Luca, propose di celebrare il poeta e autore di melodrammi nel centenario della morte. Il Comune di Roma sostenne l’iniziativa concedendo lo spazio in Piazza San Silvestro e un contributo economico. Nel 1882 fu bandito il concorso, vinto dal fiorentino Emilio Gallori (1848-1924), lo stesso autore dell’imponente monumento equestre a Giuseppe Garibaldi sul Gianicolo. Il 21 aprile 1886, Natale di Roma, la statua fu inaugurata davanti al palazzo delle Poste, l’ex convento delle Clarisse.
Il primo spostamento
Ventiquattro anni dopo, nel 1910, cambiò tutto. La sistemazione degli slarghi lungo la direttrice di corso Vittorio Emanuele II, prevista dal nuovo Piano Regolatore, portò allo spostamento del monumento in Piazza della Chiesa Nuova.
La nuova collocazione aveva un vantaggio simbolico: era poco distante dalla casa natale del poeta, al civico 30 di via dei Cappellari, e di fronte all’Oratorio dei Padri Filippini, dove si rappresentavano melodrammi sacri. Aveva però anche un limite: nella nuova piazza la statua risultava meno visibile, tanto da essere nascosta da un albero.
La biografia
Dietro il marmo c’è una biografia singolare. Pietro Trapassi, romano nato nel 1698, cambiò vita a dodici anni, quando incontrò Gian Vincenzo Gravina, tra i fondatori dell’Accademia dell’Arcadia. Il letterato, colpito da come il ragazzo cantava e improvvisava, lo adottò e ne curò gli studi. Fu Gravina a “grecizzare” il cognome in Metastasio, dal greco metàstasis , che significa trapasso, trasformazione.
Dal 1730 fino alla morte, avvenuta nel 1782, il poeta visse a Vienna, alla corte degli Asburgo, come “poeta cesareo”. La sua fama resta legata a un melodramma equilibrato, in cui parole e musica avevano pari importanza.








