“Mi chiamo Rana, vengo dal Bangladesh e ora sono felice”: dalla Cascina don Guanella una lettera speciale per Mattarella

“Mi chiamo Rana, sono nato nel 2004 e provengo dal Bangladesh, sono partito nel 2020 grazie ai sacrifici dei miei...

“Mi chiamo Rana, sono nato nel 2004 e provengo dal Bangladesh, sono partito nel 2020 grazie ai sacrifici dei miei genitori, sono stato a Dubai per 15 giorni, poi in Libia per 6 mesi: il periodo più difficile perché ho tentato due volte di venire in Italia in barca ma ogni volta la Polizia ci riportava indietro, ci picchiava e chiedeva soldi.

Solo al terzo tentativo sono riuscito ad arrivare a Lampedusa in barca, in condizioni pericolose: eravamo in 570, schiacciati come sardine e con poca acqua, e per me, che ero sotto, è stato molto difficile anche respirare”.

Si apre così la toccante lettera di Rana Deoan, giovane bracciante agricolo immigrato, al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Dopo il racconto del suo percorso migratorio, il ragazzo descrive al Presidente l’esperienza vissuta nella Cascina dell’Opera don Guanella, a Lecco, dove oggi lavora: “La mia vita è cambiata, ho iniziato una nuova strada, aiutato e accompagnato da tante persone, educatori, volontari, e da don Agostino che mi ha dato la possibilità di studiare e imparare un lavoro in cascina: ora sono felice, perché posso ricambiare aiutando la mia famiglia, tutto questo grazie ai miei nuovi amici italiani”.

La lettera si conclude con un ringraziamento al Presidente Mattarella e un invito a visitare la Cascina. Invito rivolto anche dallo stesso don Agostino Frasson, sacerdote dell’Opera don Guanella: “Quest’anno – scrive – festeggiamo i 90 anni di presenza a Lecco, e con i nostri operatori e circa 40 ragazzi affidati, aspettiamo con trepidazione un segnale dal nostro amato Presidente”.

Tra i vari progetti realizzati, la congregazione vanta anche appunto la Cascina don Guanella, in cui lavora Rana. Si tratta di una cooperativa molto apprezzata nel territorio di Valmadrera, in provincia di Lecco, sul Lago di Como. Qui si fa agricoltura sociale con tanto di birrificio, agriturismo, fattoria didattica, stalla, caseificio, panificio. È molto più di un’impresa, è un luogo dove si praticano l’accoglienza, la cura, la formazione e l’inserimento lavorativo di giovani a grave rischio di esclusione sociale. Qui ci si riscatta da un passato faticoso. Molti sono arrivati come minori stranieri non accompagnati. Alcuni sono arrivati dal circuito penale minorile, altri ancora perché emarginati a causa di una disabilità o altri motivi.

Le vicende di Rana somigliano a quelle di tanti altri migranti, un po’ come Seydou e Moussa, giovani protagonisti di “Io capitano”, ultimo film di Matteo Garrone, recentemente ricevuto anche da Papa Francesco. Sapere le storie di queste persone, e di quelle comunità che con il proprio impegno rendono migliore il Paese, fa bene e ci fa bene. Non a caso la Cascina don Guanella è anche protagonista di “Accolti”, titolo di uno degli episodi del docufilm “Scusa Italia” di Giovanni Panozzo. Prodotto dalla Fai-Cisl e recentemente proiettato a Venezia nell’ambito dell’evento collaterale “Persona Lavoro Ambiente”, il documentario racconta diverse storie di lavoro come riscatto sociale e affermazione della legalità. Chissà se anche dal Quirinale non giunga un riconoscimento.

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Rossano Colagrossi

Rossano Colagrossi

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