Fior da fiore. Artisti e poeti a Roma nella Galleria della Biblioteca Angelica

Fior da fiore

Natale Antonio Rossi, Presidente della FUIS (Federazione Unitaria Italiana Scrittori), che ha promosso l’evento, e la storica e critica d’arte Stefania Severi, curatrice con la collaborazione letteraria di Mariù Safier, venerdì 10 aprile alle ore 17.00, inaugureranno a Roma nella Galleria della Biblioteca Angelica (in Via di Sant’Agostino, 11) la mostra “Fior da fiore”, titolo tratto dalla frase, riferita a Matelda, che si aggira nell’Eden, nel verso 42 del XXVIII canto del Purgatorio di Dante (aperta fino al 16 aprile dal lunedì al venerdì dalle 16,30 alle 19,30).

Saranno in esposizione le opere, ispirate a quaranta poesie sul tema “fiore” scritte da  27 poetesse e 13 poeti, realizzate da altrettanti artisti (24 donne e 16 uomini) di generazione e formazione diversa rappresentativi di vari linguaggi dell’arte contemporanea, che le hanno interpretate realizzando opere nella tecnica preferita nel formato unificato di cm 42×30.

Nella maggior parte dei casi, scrive in catalogo Stefania Severi “il collegamento immagine e parola è immediato e non ha bisogno di spiegazioni, in altri il collegamento è più criptico. I fiori risvegliano ricordi e innescano nostalgie e rimpianti, in una visione sostanzialmente positiva del loro essere sulla terra, ma non mancano situazioni in cui, a causa di fattori che vanno dalle guerre all’inquinamento, si fanno immagine straziante di morte. Le “varianti” poetiche rispetto al soggetto fiore sono tantissime, ed altrettanto avviene per le immagini e non solo sotto l’aspetto interpretativo ma anche delle tecniche utilizzate, che vanno dall’acquerello al pastello, dall’olio al collage, dalla foto all’elaborazione grafica al computer ed altro ancora. Il linguaggio espressivo va dal Naturalismo all’Espressionismo astratto”. 

Nell’analizzare le singole opere e i versi che le hanno ispirate, Stefania Severi evidenzia che “le poesie in cui compare la Rosa e le immagini corrispondenti sono le più numerose, a ribadire il ruolo leader della Regina dei Fiori; poesie che dalla rosa prendono l’abbrivio per le più varie divagazioni, complici il profumo o la mancanza di esso e le spine in una visione che drasticamente varia dal positivo al negativo. Rose dai richiami misterici, letterari, filosofici e mitici. Poesie in cui le rose sono protagoniste, oppure presenti con altri fiori, sono quelle di Lucianna Argentino, Teresa Ceccacci, Italio Inglese, Silvana Leonardi, Desirèe Massaroni, Marco Onofrio, Luisa Sanfilippo e Claudia Tifi e gli artisti che le hanno interpretate sono rispettivamente: Luisa De Bartolomeo, Alessandra Monoriti, Gianleonardo Latini, Alessandra Pedonesi, Letizia Ardillo, Alessandro Monti, Paolo Cazzella e Lucio Castagneri. Ancora rimandi alle rose sono nelle poesie di Marco Buzzi Maresca e di Marco Colletti (quest’ultimo le inserisce nella citazione di Joyce “Adoro i fiori, mi piacerebbe che tutto il posto fosse ricoperto di rose”), interpretate da Carolina De Cecco e da Daniela Passi. Una sola è una poesia devozionale, quella di Laura Anfuso che ha avuto fedele rispondenza nel collage di Maria Cristina Crespo. 

Ben quattro poesie vedono protagonista la Ginestra, forte e selvaggia, quelle di Franco Campegiani, Paolo Carlucci, Paola Cimmino e Alessandra Del Prete e le interpretazioni che ne hanno offerto Mauro Molinari, Giorgio Bartoli, Gerhard Schwarz e Mattia Morelli, ora aderiscono all’assunto ora volutamente ne divergono.

Ed ecco i fiori più vari, in prati o giardini, offrire i loro profumi alle poesie di Francesca Di Castro, Antonia Doronzo Manno, Ruggero Marino, Antonella Pagano, Mary Poltroni e Gina Scanzani, alle quali corrispondono le opere di Carla Gugi, Laura Lotti, Isabella Collodi, Silvia Castaldo, Elisabetta Diamanti e Natella Giorgianni. Tanti fiori anche nel mandala di Tiziana Colusso perfettamente interpretato da Lucia Pagliuca grazie anche all’uso della macchina da cucire. E fiori purché siano nella poesia di Marco Corsi e nella originale rappresentazione che ne offre Paolo Belli. L’unica “veduta”, tra tanti paesaggi dell’anima, è quella di Cinzia Della Ciana con la sua fiorita di Castelluccio di Norcia interpretata da Isabella Tirelli

I Garofani, in citazione politica nelle poesie di Helene Paraskeva e di Salvatore Rondello, trovano risposta nelle opere pittoriche di Salvatore Giunta e di Massimiliano Kornmüller, mentre Francesca Farina è affascinata dalle tante variazioni cromatiche del fiore che Rossana Centioni ha espresso soprattutto attraverso il segno grafico.

I delicati Ciclamini sono nelle poesie di Marzia Spinelli e di Antonietta Tiberia, interpretate da Franca Buscaglia e Silvano Tacus. 

C’è chi ha focalizzato il suo interesse su una tipologia di fiore, e nel segnalare il fiore segnalo anche la tecnica usata dall’artista, per offrire un quadro, sia pure non esaustivo, delle varie tecniche. Il Gelsomino di Paolo Butti è interpretato dal collage di Tania Kalimerova; la Primula di Rossella Seller dalla tecnica mista di John David O’Brien; il Papavero di Rita Piangerelli dall’acquerello di Angela Pedonesi; il Girasole di Anna Maria Petrova dall’acquerello di Raffaele Arringoli; la Mignòla, l’infiorescenza dell’ulivo, di Maria Teresa Ciammaruconi dal pastello e penna oro di Anna Dell’Agata; il Plumbago di Plinio Perilli dall’acquerello di Fausta D’Ubaldo. E devo aggiungere il mio Maggiociondolo al quale hanno dato vita gli inchiostri di Roberto Mannino. Da questa, sia pur ristretta, analisi delle tecniche, emerge che l’acquerello è preferito da molti artisti, per la leggerezza e la trasparenza che perfettamente esprimono la delicatezza dei fiori, tanto da dar vita ad un’antica disciplina artistica, l’acquerello botanico, che vede la meticolosa rappresentazione del mondo vegetale unita ad una scrupolosa ricerca estetica. E di questa disciplina è docente Aurora Tazza che ha interpretato la poesia Rose di Mariù Safier.  

Siamo giunti quasi al termine del nostro vagare tra i fiori e ci soffermiamo su due poesie e due opere che indicherei come il massimo negativo ed il massimo positivo nell’interpretazione dei fiori. Perfetta aderenza c’è tra i versi tragici di Valeriu Barbu e l’immagine altrettanto tragica di Licia Rossi, mentre i versi di Stefania Di Lino, che celebrano il figlio fiore, trovano nell’opera di Stella Radicati la loro esaltazione gioiosa. 

L’ultima citazione è per Flora, la dea romana e italica della fioritura che col tempo venne intesa come dea della Primavera. Essa emerge dai versi latini di Arduino Maiuri e si oggettiva nella giovane donna dalla cui bocca escono i fiori (botticelliana memoria!) di Antonella Cappuccio. Poesia nobile e colta alla quale corrisponde una pittura altrettanto nobile e colta e ad esse affidiamo il compito di restituirci un po’ di Eden in terra”.

Picture of Jacopo Esposito

Jacopo Esposito

Dalla Home

×