“Perdonami, Leonard Peacock”: la rabbia, la paura, la luce

Cos’hanno in comune un adolescente in crisi e un insegnante di storia? Un bullo violento e una madre distratta? Un...

Perdonami, Leonard Peacock

Cos’hanno in comune un adolescente in crisi e un insegnante di storia? Un bullo violento e una madre distratta? Un anziano lasciato solo e una ragazza che distribuisce volantini alla fermata della metropolitana?

Forse poco o nulla. Eppure, tutti questi elementi trovano spazio all’interno del romanzo di Matthew Quick, dal titolo Perdonami, Leonard Peacock. Già dalle prime pagine del libro, il lettore viene informato del fatto che quello che sta leggendo altro non è che il racconto di ventiquattro ore di vita vissute dal protagonista, che proprio in quel giorno ha deciso di portare a scuola un’arma per uccidere un suo compagno di classe e in seguito togliersi la vita.

Leonard è deciso e perfettamente lucido: quella mattina si sveglia con calma, fa colazione, sistema la sua arma nello zaino e si dirige verso la scuola. Uno scenario spaventoso e drammatico, che rivela, però, tutta l’originalità contenuta nella scelta narrativa di Quick. Il protagonista della storia è tutt’altro che sadico; è, molto più semplicemente, un giovane disperato che non si è mai sentito ascoltato da nessuno. E che spera, attraverso la vendetta, di sentirsi meglio – prima di sparire dal mondo.

Non è facile essere adolescenti. Questa è una regola che vale per tutti; ma quello che Leonard sente è che le norme che sembrano far funzionare perfettamente la vita delle persone che lo circondando non hanno fatto altro che soffocare la sua vera natura, isolandolo. E la solitudine, se vissuta come una punizione, può portare a forme estreme di infelicità. 

Il lettore dovrà rimanere accanto a Leonard per tutto il corso della sua inquietante e folle giornata, dovrà capire le sue motivazioni, sentirle come proprie. 

E alla fine, molto probabilmente, porterà con sé il ricordo di un ragazzino che lotta ogni giorno per “tenere accesa la grande luce, anche quando nessuno la vede.” 

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Chiara Cecere

Chiara Cecere

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