Salario minimo. Arriva la proposta di Forza Italia abbinata a quella delle opposizioni

È ancora scontro sul salario minimo. Alla proposta di legge unitaria delle opposizioni (Pd, M5S e Avs) sui 9 euro...

Foto G.Currado © AGR

È ancora scontro sul salario minimo. Alla proposta di legge unitaria delle opposizioni (Pd, M5S e Avs) sui 9 euro l’ora, rinviata mercoledì scorso in commissione Lavoro dopo un breve passaggio nell’Aula di Montecitorio, è stato abbinato il progetto di legge di Forza Italia, firmato dal capogruppo Paolo Barelli.

La proposta di Forza Italia prevede, per i lavori non coperti dalla contrattazione collettiva, l’applicazione di una retribuzione equivalente a quella prevista dal contratto del settore di riferimento o all’importo che risulta dalla media dei contratti collettivi applicati in settori equivalenti.

«Valorizzare la contrattazione collettiva, mettere in mora i contratti pirata e detassare tredicesima, straordinario e lavoro notturno per chi prende fino ai 25.000 euro – spiega il capogruppo di FI Barelli –. Sui 9 euro l’ora, invece, non siamo d’accordo».

Non sono mancate le reazioni delle opposizioni, che considerano questa proposta una provocazione.

«Avevamo detto che il ritorno in Commissione fosse una mossa per fare il contrario di ciò che è scritto nella nostra proposta – commenta il capogruppo di AVS in Commissione Lavoro della Camera, Franco Mari – e i fatti lo confermano. Con l’abbinamento, al testo dell’opposizione, dell’unico provvedimento della destra, quello di FI, la maggioranza ha gettato la maschera. Proveranno a stabilire così il lavoro povero per legge. Non hanno avuto il coraggio e la forza di farlo prima perché aspettavano l’aiutino di Brunetta».

Anche l’ex ministro del Lavoro, Andrea Orlando (Pd), dice la sua in quanto convinto che il testo di Forza Italia sia «un implicito riconoscimento del fatto che non è vero che basti solo la contrattazione. Da un lato – prosegue – si smaschera la retorica usata dalla destra sinora e, dall’altro, non si risolve il problema compiutamente».

«La proposta di Forza Italia, che non ha nulla a che vedere con il salario minimo e anzi rischia di incancrenire, in alcuni settori, la povertà lavorativa, è l’ennesima provocazione lanciata dalla maggioranza – afferma Valentina Barzotti, capogruppo M5S in commissione Lavoro alla Camera –. In un Paese in cui vi sono 3,6 milioni di lavoratrici e lavoratori poveri, la contrattazione collettiva, da sola, non è più in grado di sottrarre i salari al gioco della concorrenza al ribasso tra imprese e tra lavoratori e determinare livelli retributivi in linea con quanto previsto dall’articolo 36 della Costituzione. Se si continua ad eludere il problema, come stanno facendo Fdi, Lega e FI, saranno i giudici, di volta in volta, a stabilire il giusto stipendio del lavoratore. Noi crediamo, al contrario, che sia la politica a doversi assumere la responsabilità di stabilire cos’è lavoro e cos’è sfruttamento. Giorgia Meloni e la sua maggioranza – conclude Barzotti – hanno deciso di non metterci la faccia nascondendosi dietro al Cnel, ma se pensano che basti questo per fermarci si sbagliano di grosso. La nostra battaglia continua, dentro e fuori le Aule parlamentari».

L’esame prenderà nuovamente il via in Commissione da mercoledì 25 ottobre.

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Maria Antonietta Conso

Maria Antonietta Conso

Classe 1996, giornalista pubblicista esperta in comunicazione e marketing e appassionata di temi sindacali.

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