Seminario su la Città Mondiale della Pace al Museo Hendrik Christian Andersen

Con il titolo “100 anni di Villa Hélene. Le chiavi della Città Mondiale sono ancora qui”, sabato 24 febbraio, con...

100 anni di Villa Hélene

Con il titolo “100 anni di Villa Hélene. Le chiavi della Città Mondiale sono ancora qui”, sabato 24 febbraio, con inizio alle ore 16.30, Stefano Panunzi, architetto e professore di ruolo in composizione architettonica, attivo a La Sapienza Università di Roma, e oggi all’Università del Molise dove è cofondatore della Facoltà di Ingegneria e del Dipartimento di BioScienze e Territorio e che da 40 anni si occupa di rigenerazione dell’immaginario urbano collettivo attraverso esplorazioni e narrazioni della città, realtà aumentata e ingegnerizzazione inversa, terrà a Roma un seminario nel Museo Hendrik Christian Andersen (Via Pasquale Stanislao Mancini 20), per celebrare i cento anni dalla edificazione di Villa Hélene, un tempo atelier-abitazione dello scultore Hendrik C. Andersen, e ora sua Casa Museo, e soprattutto per ripercorrere la storia che ha portato l’artista a concepire la Città Mondiale della Pace.

La storia del progetto “Città Mondiali della Pace” ha come protagonisti un’ereditiera bostoniana, Olivia Cushing, uno scultore/architetto, Hendrik Christian Andersen, norvegese di nascita e americano di adozione ed un archeologo, architetto/urbanista francese, Ernest Hébrard. 

Tra il 1904 e il 1913 i tre, muovendosi tra Roma e Parigi, coordinarono un team internazionale di ingegneri, architetti, disegnatori, giuristi, economisti, filosofi, artisti, per proporre il progetto esecutivo di una Città molto speciale: la Città Mondiale della Pace che sarebbe dovuta essere finanziata da tutte le nazioni del mondo, regolata da una costituzione internazionale per educare al rispetto reciproco uomini e donne provenienti da tutto il mondo. I suoi futuri abitanti – un milione di persone – sarebbero entrati in contatto con le eccellenze della scienza, dell’arte e dello sport. 

Una Città, dunque, nata per orientare il progresso dell’umanità alla convivenza pacifica fra tutti i popoli della terra. La città avrebbe ospitato due costruzioni monumentali: la Torre del Progresso, alta 330 metri e simile alla Tour Eiffel, avrebbe trasmesso con il nuovissimo radiotelegrafo notizie in tutte le lingue del mondo. Due statue colossali che si tenevano per mano, grandi il triplo della Statua della Libertà di New York, avrebbero accolto i naviganti all’ingresso del porto.

I trasporti erano affidati a canali navigabili, a ferrovie sotterranee ed ai primi aerei che gli ingegneri del tempo stavano costruendo. Il 4 giugno 1913 il progetto fu presentato al Re Vittorio Emanuele III che ne fu entusiasta. Da quel momento la Città sfiorò per ben tre volte la sua realizzazione, allora prevista nel territorio dell’agro romano della bonifica di Maccarese. La storia, che sembra incredibile e apparentemente fuori dal tempo e dallo spazio, “abita ancora in forma fantasmatica nella Villa Hélene, che “conserva le chiavi della Città Mondiale” .

Costruita tra il 1922 e il 1925 in stile neorinascimentale su progetto dello stesso Hendrik, Villa Hèlene – nella quale visse fino alla sua morte e dove è  conservata, oltre ad arredi, fotografie, e libri, una importante collezione di statue dell’artista – era stata concepita per essere un luogo vivo di scambio di relazioni, di esperienze ed esistenze. È in questa villa che trovò sede la World Conscience Society, fondata da H. C. Andersen per raccogliere adesioni e fondi dalle nazioni di tutto il mondo e da associazioni internazionali di ogni genere per costruire nella capitale il prototipo della Città mondiale (anche nota come Centro Mondiale della Comunicazione) da replicare poi nel mondo.

La storia della “Città Mondiale della Pace”, iniziata a Roma e per Roma a fine ‘800, è durata fino al 1940, quando Hendrik Andersen lasciò questa eredità al Regno d’Italia auspicando la prosecuzione dell’ambizioso progetto che non sarà mai realizzato. Di esso rimangono però circa 200 sculture di varie dimensioni, innumerevoli disegni architettonici, fotografie e plastici, un archivio di corrispondenze con le élites mondiali della politica e della finanza e molto altro. Lasciata in eredità allo Stato italiano, la villa è entrata a far parte dei 43 musei gestiti dal Polo Museale del Lazio. (Nella foto, Villa Hèlene).

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Valentina Di Luzio

Valentina Di Luzio

Laurea con lode in Mediazione Linguistica e laurea magistrale in Traduzione specialistica.

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