Terence Hill compie 85 anni

Mario Girotti – meglio noto dal 1967 con il nome d’arte Terence Hill -, interprete di numerosi film – compresi...

Terence Hill
Terence Hill in "Più forte ragazzi!" di Giuseppe Colizzi

Mario Girotti – meglio noto dal 1967 con il nome d’arte Terence Hill -, interprete di numerosi film – compresi i sedici realizzati nel sodalizio con Bud Spencer – e in epoche più recenti per fiction come Don Matteo Un passo dal cielo, compie ottantacinque anni

Nato a Venezia nel 1939 da madre tedesca e padre italiano (di origine umbra), trascorre l’infanzia in Germania, a Dresda (una fra le città tedesche più pesantemente bombardate dagli alleati nel 1944/45, verso la fine della Seconda guerra mondiale).

Torna in Italia nel ’47, esordisce al cinema all’età di dodici anni in Vacanze con il gangster (1951) di Dino Risi e, nei dieci/dodici anni successivi, appare in vari ruoli secondari in film molto differenti fra loro – fra cui Gli sbandati (1955) di Francesco Maselli, La lunga strada azzurra (1957) di Gillo Pontecorvo, con Yves Montand, Lazzarella (1957), La spada e la croce (1958) e Annibale (1959) di Carlo Ludovico Bragaglia, Cerasella (1960) di Raffaello Matarazzo, Un militare e mezzo (1960) di Steno, Le meraviglie di Aladino (1961) di Henry Levin e Mario Bava, Il dominatore dei 7 mari (1962) di Rudolph Maté e Primo Zeglio, nonché Il Gattopardo (1963) di Luchino Visconti, tratto dal libro omonimo – Premio Strega 1959 – di Giuseppe Tomasi di Lampedusa ed interpretato da Burt Lancaster, Claudia Cardinale, Alain Delon, Paolo Stoppa, Serge Reggiani, Rina Morelli, Romolo Valli, Lucilla Morlacchi, Giuliano Gemma e dalla giovanissima Ottavia Piccolo.

Fra il ’64 ed il ’66 vive e lavora in Germania, dove recita in alcuni film western e d’avventura – Giorni di fuoco (1964) , I Nibelunghi – Sigrfido (1966) e I Nibelunghi – La vendetta di Crimilde (1967) di Harald Reinl, Là dove scende il sole (1965) e Surehand – Mano veloce (1965) di Alfred Vohrer, Operazione terzo uomo (1965) di Alfred Weidenmann, Sparate a vista su Killer Kid (1965) di Leopold Lahola, Il magnifico emigrante (1965) di Franz Antel, Danza di guerra per Ringo (1965) di Harald Philipp. Si tratta di film semisconosciuti in Italia, ma che ebbero discreto successo in Germania e permisero al giovane Mario Girotti di ottenere i suoi primissimi ruoli da protagonista o coprotagonista.

Una volta tornato in Italia, dopo due musicarelli – Io non protesto, io amo (1967) di Ferdinando Baldi, con Caterina Caselli, e La feldmarescialla, Rita fugge… lui corre… egli scappa (1967) di Steno, con Rita Pavone -, interpreta per caso (l’attore protagonista si era fratturato un piede ed era stato necessario sostituirlo) lo spaghetti western Dio perdona… Io no! (1967) di Giuseppe Colizzi. Si tratta di un film fondamentale, in quanto nel corso delle riprese in Spagna (ad Almeria, in Andalusia) lavora per la prima volta con Carlo Pedersoli (alias Bud Spencer), insieme al quale, nei diciotto anni successivi, conoscerà vastissima popolarità come interprete sia di western – I quattro dell’Ave Maria (1968) e La collina degli stivali (1969), di G. Colizzi, Lo chiamavano Trinità (1970) e … e continuavano a chiamarlo Trinità (1971), di E. B. Clucher [Enzo Barboni], Botte di Natale (1994), diretto dallo stesso T. Hill -, di film d’avventura – …più forte ragazzi! (1972) di G. Colizzi, Altrimenti ci arrabbiamo! (1974) di Marcello Fondato, Porgi l’altra guancia (1974) di Franco Rossi, Pari e dispari (1979) di Sergio Corbucci, Io sto con gli ippopotami (1979) di Italo Zingarelli, Chi trova un amico trova un tesoro (1981) di S. Corbucci, Non c’è due senza quattro (1984) di E. B. Clucher -, polizieschi – I due superpiedi quasi piatti (1977) di E. B. Clucher, Miami supercops – I poliziotti dell’ottava strada (1985) di Bruno Corbucci – e di spionaggio – Nati con la camicia (1983) di E. B. Clucher -, contraddistinti da sonore scazzottate comiche.

Nel già citato Lo chiamavano Trinità, è il bello indolente e in grado in una generosità all’insegna del “minimo sforzo, massimo rendimento”, mentre suo fratello (interpretato da Bud Spencer) è, suo malgrado, il rozzo egoista in apparenza ma dal cuore d’oro nella sostanza. Nei loro film, i caratteri rimangono invariati per oltre venticinque anni (da Dio Perdona… Io no! fino a Botte di Natale).

Fra le altre performances va ricordato il ruolo dell’avvocato in Il vero e il falso (1972) di Eriprando Visconti e quello del legionario in La bandera: marcia o muori! (1977) di Dick Richards, con Gene Hackman e Catherine Deneuve.

Fra gli altri film ricordiamo i western Preparati la bara! (1968) di Ferdinando Baldi, …e poi lo chiamarono il Magnifico (1972) di E. B. Clucher, Il mio nome è nessuno (1973) di Tonino Valerii, in cui recita con Henry Fonda, e Un genio, due compari, un pollo (1975) di Damiano Damiani, con Patrick McGoohan e Raimund Harmstorf, Barbagia (1969) di Carlo Lizzani, La collera del vento (1970) di Mario Camus, Il corsaro Nero di Vincent Thomas [Lorenzo Gicca Palli], Mister Miliardo (1977) di Jonathan Kaplan, con Valerie Perrine, Slim Pickens, Jackie Gleason e William Redfield, Org (1979) di Fernando Birri, Poliziotto superpiù (1980) di Sergio Corbucci, con Ernest Borgnine, Don Camillo (1983), e Il mio nome è Thomas (2018), diretti dallo stesso T. Hill, Renegade – Un osso troppo duro (1987) di E. B. Clucher, Potenza virtuale (1997) di Antonio Margheriti.

Nel 2010 è stato premiato (insieme a Bud Spencer) con il David di Donatello alla Carriera.

Molto attivo anche in televisione, dopo la miniserie Lucky Luke (1991-92, nove episodi), a partire dal 2000 è protagonista della serie Don Matteo (proseguita nei vent’anni seguenti per ben tredici stagioni), che rinverdisce la sua popolarità (dopo circa un decennio in cui aveva molto diradato le sue apparizioni), di alcuni film tv – L’uomo che sognava sulle aquile (2006) di Vittorio Sindoni, L’uomo che cavalcava nel buio (2009) di Salvatore Basile, Doc West (2010) di Giulio Base e dello stesso T. Hill – e della serie Un passo dal cielo (2011-14).

Alessandro Poggiani

Alessandro Poggiani

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da vent'anni circa, ha lavorato come battitore per libri, saggi e articoli, e come segretario di produzione per un docufilm su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore, con la Dino Audino editore e con AGR. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e fotografo in occasione di incontri, dibattiti, presentazioni di libri, fiere librarie e vernissages.

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